Crisi democratica in Ungheria

Orbán colpisce ancora la libertà di stampa

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Il problema delle inaccettabili restrizioni ai danni della sfera delle libertà individuali, in particolar modo della libertà di espressione e di stampa, sussiste nell’Ungheria nazionalsocialista del presidente Viktor Orbán. Il capogruppo del partito Fidesz- Unione Civica Ungherese, ha infatti sin dal principio del suo secondo mandato, tra il 2010-2014, avanzato dichiarazioni dalla dubbia legittimità costituzionale circa parallelismi tra la libera manifestazione di dissenso contro il governo e una vera forma di tradimento per lo Stato, avanzando contemporaneamente riforme, quali l’istituzione di una Commissione ad hoc per il controllo televisivo, che non costituiscono altro che un riprovevole tentativo di porre l’informazione sotto l’occhio vigile della censura governativa. A finalizzare questo processo, le notizie del licenziamento del direttore del più grande giornale online ungherese, Index.hu, Szabolcs Dull, molto critico nei confronti delle discutibili politiche dell’esecutivo Orbán. Index, tra l’altro, era uno dei pochi organi di stampa indipendenti rimasti nel paese, essendo state la maggior parte delle reti di informazione nazionalizzate, e si era reso protagonista della promozione di un giornalismo d’inchiesta, portando alla luce vari scandali che vede coinvolti alcuni organi di governo. Come, per esempio, la partecipazione del 50% della società editrice da parte di un importante imprenditore ungherese vicino al governo.

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Dull, aveva già espresso la sua preoccupazione, dichiarando come reazione a tale notizia: "La nostra voce indipendente è in pericolo, rischiamo la chiusura", come già accaduto nel 2016 al Nepszabadsag proprio in seguito all’acquisto dello stesso da parte di un altro oligarca seguace di Orbán. La reazione immediata alla notizia del licenziamento del direttore Dull, sono state le dimissioni di massa dei collaboratori di Index, in segno di protesta ed indignazione verso un governo che, svuotando le fondamenta di un sistema democratico ormai fantoccio, non sta facendo altro che spingere il paese alla deriva di una subdola forma di totalitarismo. È opportuno a questo proposito citare anche i recenti divieti apposti dall’alto circa i contenuti a cui i giornalisti della tv di stato ungherese avrebbero dovuto attenersi, evitando categoricamente l’argomento Greta Thunberg, ed escludendo la possibilità di riportare i report diffusi da organizzazioni internazionali, quali Amnesty International o Human Right Watch. Tali provvedimenti sarebbero stati anche oggetto di un’inchiesta curata dal periodico di approfondimento statunitense “Politico”.

Federica Scippa

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