DALLA MATITA ALLA PENNA

Quando sbagliare diventa un’opportunità

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“Bisogna essere un po’ matita e un po’ gomma nella vita,

devi disegnare i tuoi sogni e cancellare i graffi della realtà che fa male”

(citaz.)

cms_12784/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche e camminando ad un tratto vediamo davanti a noi una enorme lavagna; non si tratta di una lavagna tradizionale, di quelle che si trovano nelle aule scolastiche, assomiglia molto di più ad un grande foglio bianco, su cui sono disegnate due frecce opposte: la particolarità è che una è disegnata a matita, l’altra a penna…

Sappiamo che sul nostro percorso immaginario tutto può accadere e quindi immaginiamo che esista un dialogo tra le due frecce, soprattutto tra la matita e la penna attraverso cui sono state tracciate sulla bianca lavagna. Entrambe vanno verso una direzione: una va verso una prospettiva di negatività, l’altra verso quella della positività; la freccia tracciata con la penna, infatti, sostiene con forza e determinazione la sua indelebilità, la sua resistenza al tempo, dicendo alla freccia di matita che in qualsiasi momento essa potrà essere cancellata. La freccia di matita, però, controbatte sostenendo con altrettanta caparbietà che - è sì vero che lei si cancella in un attimo - ma per correggere qualcosa, per ricominciare qualcosa, anche soltanto una frase.

A dire il vero, l’argomento di cui oggi vi parlo potrà apparire banale ma in realtà penso appartenga ad ognuno di noi e soprattutto parla di strumenti di scrittura che per qualsiasi scrittore sono fondamentali; l’argomento è scaturito da un’affermazione che mi sono trovata ad interpretare - proprio come la freccia di penna - mentre il mio interlocutore intendeva parlare della matita come di qualcosa che si può facilmente cancellare per poi ri-scrivere qualcosa. Se ci pensiamo, la nostra vita quotidiana è costellata da queste piccole trappole comunicative; la pragmatica della comunicazione umana ci insegna che nella comunicazione, tante possono essere le insidie, le proiezioni inconsce, ed è per questo che è importante parlarsi e spiegarsi, proprio per evitare che nelle relazioni si sviluppino patologie. Molte volte, nella mia vita professionale, mi trovo a spiegare ai ‘pazienti designati’ portati in terapia da famiglie disfunzionali che non sono loro “il problema” bensì la malattia, la disfunzionalità delle relazioni familiari.

Ma, tornando alla matita e alla penna, ho pensato subito alle penne che utilizzavamo in prima elementare: le paper mate rossa e blu con la gommina, che avevano la funzione di farci apprendere la scrittura definitiva ma che, in caso di errori, si poteva cancellare; in realtà credo che quelle penne cancellabili fossero una efficace metafora di quella che è la nostra crescita e cioè che fin quando sei piccolo puoi “concederti” di sbagliare, man mano che cresci sempre meno perché le tue azioni per certi versi diventano indelebili come una penna non cancellabile.

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A volte capita che la nostra mente, la nostra psiche tenga lontani pensieri o desideri che non sono accettabili dall’Io perché essi, portati alla coscienza, potrebbero portare l’individuo a vergognarsi. Si tratta del meccanismo di difesa della rimozione: concetto che fa parte della teoria psicoanalitica, punto cardine perché secondo Freud l’inconscio è costituito per la maggior parte da tutto ciò che noi rimuoviamo; a questo concetto è associato il meccanismo della resistenza a cui l’individuo si “appella” per fare in modo che ciò che è stato rimosso non sia riportato alla coscienza. La psicoanalisi freudiana, infatti, mirava a lavorare sull’individuo affinchè fossero abbattute le resistenze e che quindi ciò che la mente aveva rimosso potesse essere portato alla coscienza e accettato.

A tal proposito, vorrei citare un’opera di Oscar Wild “Pen pencil and poison” Penna matita e veleno: fu un’opera di grande successo, la seconda per Wilde e per certi versi caratterizzata da elementi autobiografici. L’opera narra la vita di un artista che diventò famoso per i suoi crimini piuttosto che per le sue doti artistiche; il protagonista, infatti, era allo stesso tempo un eccelso artista e uno spietato criminale e Wilde attraverso questa storia sottolineò un’idea che ha portato avanti per molto tempo e cioè che “…Non esiste un’essenziale incongruità tra crimine e cultura. Non possiamo riscrivere l’intera storia con il proposito di gratificare il nostro senso morale con ciò che dovrebbe essere”. L’autore quindi voleva sottolineare una problematica che tutt’oggi esiste e cioè la compatibilità o no tra etica ed estetica; penso che probabilmente tale dubbio è stato risolto almeno nei luoghi di pena e cioè nelle carceri dove è noto che tra le attività laboratoriali, i soggetti detenuti dipingono, scrivono, recitano e così facendo dimostrano la veridicità di quanto affermato dall’autore irlandese a proposito di Pen pencil and poison.

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La mente umana, quando desidera, quando sbaglia o vuole sbagliare (secondo ciò che il proprio Super-Io comanda) tende a rimuovere, a cancellare tutto ciò perchè reputato vergognoso. E’ un meccanismo molto frequente anche nelle vittime di violenza che rimuovono la violenza subìta poiché si sentono terribilmente in colpa e perché sarebbe troppo doloroso portare il trauma alla coscienza.

Penso che il ruolo dello psicoterapeuta sia proprio quello di dare al cliente nuove prospettive e possibilità di ri-significare e risolvere i propri traumi; questo vuol dire tracciare insieme “a matita” un percorso che abbia come direzione la positività delle cose: coloro che chiedono aiuto arrivano con i fogli della loro vita scritti a penna e pieni di cancellature e desiderano scrivere a matita nella paura di sbagliare ancora una volta…Quando poi diventano più sicuri, riprendono la penna tra le mani per ricominciare a scrivere le pagine della loro esistenza.

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E’ necessario insegnare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi che vivere vuol dire scrivere, anche sbagliando, parole concrete e colme di prospettiva e voglia di realizzare il proprio percorso di crescita e soprattutto insegnare loro che scrivendo prima a matita e poi a penna indelebile acquisiranno sempre maggiore sicurezza. Perché oserei dire che una delle poche cose che questa società tende a non ‘perdonare’ e a non tollerare è proprio l’insicurezza così come l’incertezza naturale del vivere.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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