DANTE “INTERNATIONAL”

Viaggio ipotetico delle ossa del Sommo Poeta

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cms_19843/1.jpgVi racconto ora, una strana storia, riguardo a un ipotetico viaggio delle ossa dantesche. La tomba di Dante, già vi ho scritto che appare di modeste dimensioni, dai ravennati era chiamata un tempo “la Pivarola”. Fu il poeta Olindo Guerrini, che la definì in questo modo. Termine azzeccato perché sembra proprio un macinapepe e nessuno al mondo ha avuto mai lo stesso “pepe” di Dante nelle invettive. Strano che il tempietto in stile neoclassico, fin troppo armonico, presenti un festone con teste di capro che paiono simili al simbolo del bafometto, quest’ultimo secondo la leggenda, era un idolo pagano, il dio dei cavalieri templari. Certo che ciò non fa di Dante un massone, ma testimonia, la tomba fu restaurata alla fine del Settecento dal cardinal Luigi Valenti Gonzaga mentre era legato pontificio in Romagna, che al tempo qualcuno ci credeva.

Ritroviamo qualcun altro che aveva le stesse idee su Dante. Se pensiamo alla lista dei massoni della P2, in mano a Licio Gelli, vi troviamo oltre ai famosi della politica e dello spettacolo, anche molti adepti provenienti da Buenos Aires, inoltre Licio Gelli aveva buoni rapporti con l’Argentina, i legami fra la massoneria italiana e quella argentina erano di lungo corso, sarà un caso che a Buenos Aires venne costruito Palazzo Barolo?

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Palazzo Barolo- Buenos Aires

Fine della Prima Guerra Mondiale, l’Europa era distrutta mentre l’Argentina, allora settima potenza del mondo, era un paese fiorente. Gli argentini in parte italiani volevano salvaguardare Dante il padre della lingua italiana e portarselo a Buenos Aires. L’architetto Palanti inizia a costruire nel 1919 per Luis Barolo, l’Edificio Barolo destinato a conservare le ceneri di Dante: grazie a un accordo tra le due massonerie quella appunto italiana e quella argentina. L’edificio riprende simbolicamente tutta la Divina Commedia, l’Inferno è al primo piano del palazzo con statue di animali spaventosi, il Purgatorio dal quarto e quindi il Paradiso dal ventiquattresimo piano con una cupola terminale e un grande faro. L’Edificio venne terminato nel 1923 ma, mentre Buenos Aires aspettava le ceneri di Dante, l’Italia si avviava verso il regime fascista, che introduceva il nazionalismo e l’esaltazione delle proprie radici e le ossa di Dante rimasero a Ravenna. Figuriamoci Ravenna non le volle dare a Firenze, questa massoneria doveva ben essere fuori dai coppi per anche solo pensare di portare via i resti del Poeta dalla terra di Romagna. Dio ce le ha date e qui rimangono.

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Dante affresco di Giotto (ca 1334)

Dante (battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri) nasce nel 1265 a Firenze, alla fine di maggio o inizio giugno, sotto il segno zodiacale dei Gemelli. Nacque cinque anni dopo la battaglia di Montaperti, quando i ghibellini avevano ripreso il sopravvento in una Firenze sconfitta dalle forze di Siena e dei suoi alleati imperiali. La famiglia era guelfa. Ma non era stata bandita perché non era di quelle che potevano impensierire i nuovi padroni. Gli Alighieri un tempo si erano chiamati Elisei e avevano un’origine nobiliare. Uno di loro, Cacciaguida, era stato crociato in Terrasanta: il che allora equivaleva a un blasone.

Il padre di Dante, Alighiero, aveva un po’ di terra e delle case ma non era certo ricco. Dante fa i tre e i cinque anni perse la madre, ebbe poi una matrigna e dei fratelli e sorelle, nonostante ciò non gli capitò la stessa sorte di Cenerentola, la sorellastra Tana, come appare da un passaggio della Vita nova, lo curò amorosamente durante una malattia e il fratellastro Francesco gli prestò parecchi soldi e poi volontariamente lo accompagnò sulla via dell’esilio.

Di tutta l’infanzia del poeta, conosciamo solo un episodio, che però doveva restare decisivo per la sua vita e la sua opera: l’incontro con Beatrice. Qualcuno ritiene Beatrice una figura di pura fantasia altri che si trattasse della figlia di un Folco Portinari, banchiere molto stimato a Firenze. Era quasi coetanea di Dante, più tardi andò sposa a Simone de’ Bardi, e morì nel 1290, probabilmente di un parto andato male.

Maestro importante per Dante fu Brunetto Latini, un notaio che godeva di notevole prestigio, per cultura e per essere un uomo di salotto, un diplomatico, ma diciamolo, era molto libero nella vita privata con entrambi i sessi, Dante lo infila all’Inferno dove i sodomiti sono costretti a camminare nel sabbione rovente sotto la pioggia (Canto XV Inferno). Dante assieme ad altri poeti, Cino da Pistoia, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi furono i cultori di un nuovo stile, il dolce stil novo. Questo stile si ispirava a quello dei trovatori provenzali, i quali cantavano oscuro per celare il nome della dama da cui desideravano i favori, perché magari era la moglie o la sorella del loro ospite.

Gli stilnovisti tolsero all’amore ogni contenuto carnale, rendendo la donna simbolo di perfezione spirituale e uno strumento di elevazione a Dio. Ciò che conta non è lei, ma il sentimento che suscita. Questa gioventù dorata di stilnovisti, tra cui Dante, conduceva una vita reale assai diversa, niente a che fare con l’ascetismo.

Beatrice fu la dama ideale colei che condusse il Poeta alla Vita Nuova. Si videro quando erano bambini a 9 anni. Si incontrarono a 18 anni, successivamente per tenere Beatrice al riparo dalle maldicenze, finse di corteggiare un’altra e poi un’altra ancora, ciò arrivò all’orecchio di Beatrice che, incontratolo un giorno per strada, non gli ricambiò il saluto.

DANTE “INTERNATIONAL” :

(I parte)

https://internationalwebpost.org/contents/DANTE_-quot;INTERNATIONAL-quot;_(I_Parte_)_19708.html#.X5zOGYhKiR8

(II parte)

https://internationalwebpost.org/contents/DANTE_%E2%80%9CINTERNATIONAL%E2%80%9D_(II_parte)_19758.html#.X6NyDGhKiR9

Paola Tassinari

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