DANTE INTERNATIONAL

Da “la terra che fé già lunga prova”….a quella “ch’Italia chiude”

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Amos Nattini- Inferno Canto XXV

Pochi chilometri in direzione di Forlì e siamo a Portico di Romagna, dove la tradizione vuole che, a Palazzo Portinari, Dante abbia conosciuto Beatrice. Altri chilometri sempre sulla Strada Statale numero 67 e siamo a Castrocaro Terme.Siamo nella Romagna Toscana e proprio Castrocaro ne è stata per lungo tempo la capitale. “Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;/ e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,/ che di figliar tai conti più s’impiglia...” (Purg. XIV). Dante è arrabbiato coi romagnoli colpevoli di essere responsabili della degenerazione dei costumi. Mi domando se Dante vivesse oggi quali invettive userebbe. E siamo giunti a Forlì, “La terra che fé già la lunga prova/ e di Franceschi sanguinoso mucchio,/ sotto le branche verdi si ritrova…” (Inf. Canto XXVII), la targa è affissa sul Campanile dell’Abbazia di San Mercuriale, ricorda la resistenza dei forlivesi contro i francesi inviati dal Papa per sottomettere la città ghibellina. Da Forlì ci dirigiamo alla terra del vino, al colle di Bertinoro , “O Brettinoro, ché non fuggi via,/ poi che gita se n’è la tua famiglia/ e molta gente per non esser ria?” (Purg. Canto XIV) questi versi si possono leggere sul Palazzo Comunale di Bertinoro. Poco lontano da Bertinoro, a Polenta vi è la Pieve di San Donato. Giosuè Carducci ha dedicato un’ode a questa Chiesa domandosi se qui si era inginocchiato Dante e da allora ogni anno si tengono letture dantesche. Giovanni Pascoli non fu solo il poeta del “fanciullino” ma fu anche un valente accademico e dantista anche se questo lato è quasi misconosciuto al volgo. Il Pascoli fu allievo di Carducci, altro studioso del mito dantesco, il quale forse fu un po’ invidioso di questo romagnolo tenace, che riteneva di essere colui che aveva scritto “la verace interpretazione del poema sacro”, cosa che gli addolciva “la vita” e non gli faceva “temer più la morte”. Dante ieri come oggi scatena “guerre” fra i suoi studiosi che come innamorati ne sono anche gelosi, forse fu per questo che il Carducci stroncò il suo allievo. “Ho avuto dal Maestro un’altra scudisciata”. Fu l’amaro sfogo con il quale Giovanni Pascoli accolse la bocciatura dell’Accademia dei Lincei al suo saggio, con cui aveva partecipato al concorso nazionale dedicato ai migliori studi sulla Divina Commedia. Carducci, membro importante della commissione giudicatrice dei Lincei e suo maestro di lettere, lo bocciò. Carducci era Docente di Letteratura italiana, docenza che erediterà proprio il Pascoli, nell’Università di Bologna, quello stesso ateneo che rifiutò la laurea a Dante.

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Siamo giunti a Ravenna credo che tutti sappiano che Dante è morto qui, non scrivo altro perché altrimenti l’articolo, si allungherebbe a dismisura, ci tengo però a scrivervi che Dante, lo affermano valenti studiosi, tra cui Giovanni Pascoli, avrebbe scritto in Romagna tutta la Commedia e non solo il Paradiso.

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Per l’Inferno oltre alla Cascata dell’Acquacheta fonte di ispirazione potrebbe essere stato il territorio riminese… le Grotte di Onferno che un tempo si chiamavano Inferno. Gli abitanti del luogo credevano che la grotta fosse l’ingresso per l’Inferno. Si racconta che anche Dante abbia soggiornato in questi luoghi e preso così lo spunto per ambientare, in una zona simile a questa, il primo Canto della Divina Commedia. Tanti sono i luoghi che vantano la presenza sul loro suolo del Poeta, molti magari non hanno prove certe, ma non è detto che col tempo si possano rivelare con un fondo di verità. Pare infatti che Dante sia arrivato anche nel sud Italia, almeno fino a Napoli, certo è stato in Francia e forse anche in Inghilterra.

Paola Tassinari

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