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Due terre emblematiche: la Lunigiana e il Friuli Venezia Giulia

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cms_20412/1v.jpgLuoghi speciali per Dante sono certamente Firenze, Verona e Ravenna, ma ve ne sono due emblematici, anche se poco se ne parla, uno è la Lunigiana, l’altro è il Friuli Venezia Giulia.

Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,

sì com’a Pola, presso del Carnaro

ch’Italia chiude e suoi termini bagna,

fanno i sepulcri tutt’ il loco varo,

così facevan quivi d’ogne parte,

salvo che ‘l modo v’era più amaro;

(Canto IX Inferno)

Sulla base di questi versi, alcuni critici hanno affermato, ed altri hanno negato, un viaggio a Pola del sommo poeta; non è cosa di poco conto perché in questi versi pare che Dante ci scriva una sua convinzione circa i confini politici del bel Paese, dove il sì suona. È un dato di fatto che il nome dell’Alighieri divenne per gli Italiani di Fiume, come per quelli di Trento e Trieste, tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, un simbolo e un auspicio di riunificazione alla madrepatria, tanto che nel 1908 e nel 1911 i soci della società culturale, in realtà patriottica, “Giovine Fiume” parteciparono alle celebrazioni dantesche in Ravenna, attirandosi la persecuzione della polizia austriaca. Il pellegrinaggio dantesco del 1908, fu descritto con queste parole: “Via mare arrivano(…) I pellegrini provenienti da Trieste erano giunti a Ravenna con i piroscafi Ravenna e Hungaria, i polési con l’Istria e i fiumani con il Daniel Erno”, ha un simpatico aneddoto.

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L’Inferno di Giuseppe Berardi - film del 1911

Al momento di accendere la lampada votiva nel sacello dantesco, come ogni seconda domenica di settembre, il fiammifero gettato a terra, fu prontamente raccolto da: Nazario Sauro che lo raccolse e conservò gelosamente per tutta la sua, purtroppo, breve vita. È vero, inoltre, che il ricordo di Dante e la citazione del verso citato “presso del Carnaro, ch’Italia chiude e suoi termini bagna” verranno utilizzati copiosamente nell’oratoria e nella pubblicistica dannunziana, all’epoca dell’impresa di Fiume e della cosiddetta “Reggenza del Carnaro”.

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Immagine web

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Epigrafe a Sarzana (SP) dettata da Achille Pellizzari nel 1906 - VI Centenario del primo soggiorno di Dante in Lunigiana- al tempo molto criticata per i termini poco ‘dignitosi’ sull’esilio del Poeta- reca una frase di forte impatto “Orma di Dante non si cancella”

Passiamo alla Lunigiana, da sempre territorio di valico e di confine, silvestre e ricco di antichi insediamenti, terra fra Liguria e Toscana; è una regione di valli nascoste tra due catene montuose: quelle dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle Alpi Apuane, queste ultime custodiscono il marmo preferito da Michelangelo e amato da tutti i maggiori scultori, come poteva non esserlo? Qui sono state ritrovate le statue/stele risalenti a 3000 a. C., affascinanti bassorilievi, estratti dalle cave vicine, enigmatici monoliti dalla forma umana che venivano infissi nel terreno, probabilmente omaggio alla Dea Madre, lasciate qui dai Liguri Apuani e oggi ammirabili al Museo archeologico di Pontremoli, in provincia di Massa e Carrara. La Lunigiana deve il suo nome a un’antica città romana, una colonia fondata nel 177 a.C. alle foci del fiume Magra, come avamposto militare nella campagna contro i Liguri Apuani, una città dal nome tanto dolce e particolare… Luna.

Se tu riguardi Luni e Orbisaglia

come sono ite, e come se ne vanno

di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,

udir come le schiatte si disfanno

non ti parrà nova cosa né forte,

poscia che le citta di termine hanno

(Paradiso XVI)

Su questi versi ci sarebbe moltissimo da dire, ma ci allargheremo troppo, mi limito citando solamente la Pace di Castelnovo. La presenza di Dante in Lunigiana è legata all’incarico, che il Poeta ebbe dai Malaspina, di trattare, per conto loro, la pace del 1306 col Vescovo di Luni. Il fatto è confermato dal ritrovamento, a metà del ‘700, di due atti notarili molto importanti: la procura di Franceschino Malaspina e l’atto finale della pace, documenti che a detta di eminenti studiosi sono: “La scoperta più importante sull’esilio di Dante”. In base a questi atti possiamo affermare che: il 6 ottobre del 1306 Franceschino Malaspina di Mulazzo, sulla pubblica piazza della Calcandola di Sarzana nomina l’Alighieri suo procuratore nelle trattative di riappacificazione col vescovo di Luni, Antonio Nuvolone da Camilla e che, subito dopo, “in ora tertia” Dante si reca a Castelnuovo, nel palazzo vescovile, dove stipula la pace che risulterà favorevole ai Malaspina. Dante colloca il suo arrivo in Lunigiana nella primavera del 1306, precisamente nell’aprile, facendo riferimento ai versi dell’VIII canto del Purgatorio dove, per bocca di Corrado da Villafranca, Dante stesso ci parla della sua venuta indicando anche il periodo:

Ed elli: "Or va; che ’l sol non si ricorca

sette volte nel letto che ’l Montone

con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

che cotesta cortese oppinïone

ti fia chiavata in mezzo de la testa

con maggior chiovi che d’altrui sermone,

se corso di giudicio non s’arresta

(Purgatorio VIII)

I versi si riferiscono al segno zodiacale dell’Ariete e partendo dall’incontro con Corrado Malaspina, che Dante incontra nell’VIII Canto del Purgatorio, i calcoli a ritroso ci portano a datare l’arrivo del Poeta in Lunigiana nell’aprile del 1306. Vorrei soffermarmi sull’importanza di ciò, Dante mediatore di Pace, che riesce a mettere d’accordo il Malaspina col Vescovo di Luni, a favore dei Malaspina, ma questo non ci interessa, ciò che è importante che le due parti abbiano ragionato e chi aveva torto se lo sia preso, quindi tanto di rispetto anche al Vescovo che si prende le sue responsabilità.

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La Pace di Dante ci dice che è possibile una Pace universale con la forza del dialogo, delle leggi, dell’intelletto che deve essere da ambo le parti, che risultano ugualmente meritevoli, senza esagerare con… avevo ragione io.

se novella vera

di Val di Magra o di parte vicina

sai, dillo a me, che già grande là era.

Fui chiamato Corrado Malaspina;

non son l’antico ma di lui discesi;

a’ miei portai l’amor che qui raffina.

(Pur.VIII)

Paola Tassinari

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