DANTE INTERNATIONAL

Amos Nattini l’illustratore della Divina Commedia

1613010263AMOS_NATTINI_ILLUSTRATORE_DELLA_DIVINA_COMMEDIA_02_CULTURA_E_SOCIETA.jpg

cms_20929/0.jpgDue parole sono d’obbligo per citare Amos Nattini (Genova, 16 marzo 1892 – Parma, 3 ottobre 1985) che è stato un pittore italiano, famoso per aver illustrato la Divina Commedia. Nonostante la mia passione per l’arte, non sapevo niente di Amos Nattini.

cms_20929/1.jpg

Amos Nattini- Inferno

Finché non mi sono trovata a visitare un’indescrivibile Mostra al MAR di Ravenna, tenutasi nel 2015/16: “Divina Commedia. Le visioni di Dorè, Scaramuzza e Nattini”: un viaggio per immagini, affascinante e conturbante, tra oltre 400 rappresentazioni realizzate tra ‘800 e ‘900 dagli illustratori Francesco Scaramuzza e Amos Nattini e il pittore francese Gustave Doré. La mostra era dedicata a tre illustratori della Divina Commedia: il famoso Gustave Doré, che tutti noi conosciamo, Francesco Scaramuzza, di cui non sapevo nulla, infine un certo Amos Nattini… e chi era costui? Già chi era costui. Le incisioni di Doré, sono le illustrazioni per antonomasia del poema di Dante. Le opere di Francesco Scaramuzza, mi sono parse tecnicamente perfette, ricche di fantasia, specialmente mi ha colpito l’immagine di Lucifero, dagli occhi allucinati, che mostrano tutta la rabbia repressa di aver perso la guerra, lui l’Angelo di Luce, per sempre posto negli abissi. Le opere di Dorè e di Scaramuzza si trovavano alla fine del percorso, mentre l’inizio era segnalato da un’opera contemporanea che rendeva molto bene la “selva oscura”. Amos Nattini ha illustrato con grandi acquarelli, tutta la Commedia, opere in cui le figure si muovono, scendono, salgono, si intrecciano. Scontri di figure, un coacervo che evoca le possenti forme di Michelangelo e le più atletiche figure di Luca Signorelli. Queste forme ineccepibili, sono immerse in paesaggi fantasiosi, magici o all’opposto terrificanti e vorticosi, rientrano nel Movimento del Surrealismo, ma hanno una “potenza visiva”, che sinceramente non ho mai riscontrato neppure tra i surrealisti più famosi. L’Inferno era sistemato in modo, che i visitatori, sovrastassero le figure, esse apparivano ai nostri piedi. Ma cosa è il male? Il fuoco? Ma scendendo sempre più in basso c’era il gelo, il ghiaccio più freddo.

cms_20929/2.jpg

Amos Nattini- Purgatorio

Dante spiega che l’amore genera nell’uomo ogni virtù, così come ogni peccato. Si desidera il proprio bene e il male per il prossimo: chi vuole eccellere calpestando il prossimo (superbia), chi teme di essere superato dagli altri (invidia), chi riceve un’offesa, tanto da desiderare la vendetta (ira). Questo è l’Inferno, mentre nel Purgatorio, ci sono gli stessi peccati, con la sola differenza che ci sono quelli che si sono pentiti. Ma, se non c’è l’amore, anche male inteso, non c’è pentimento che tenga. Nel Paradiso fra i penitenti e i beati, ci sono anche quelli che soffrendo hanno prima compreso cosa è il male e poi hanno purificato sé stessi, a loro una eterna e sempre nuova allegria di canto e danza e di amore riamato. Ad accompagnare questa superba mostra, rendendola sublime, vi era un appropriato sottofondo musicale. Sono stata fulminata da Nattini, ma come, chi lo ha nascosto, coloro che parlano d’arte in TV, sui giornali, sul Web, mai un accenno su di lui, forse perché il Duce considerava Dante e Nattini come i massimi esempi del genio italico?

cms_20929/3.jpg

Amos Nattini- Paradiso

Scusate signori, abbiamo il più grande artista rappresentante del Surrealismo del Novecento e non lo si trova in nessuna enciclopedia artistica? Solo gli specialisti ne sono al corrente? Allora vuol dire che noi italiani siamo autolesionisti. Amos Nattini nacque a Genova il 16 marzo 1892, appena diciannovenne realizzò le illustrazioni per le “Laudi” dannunziane, in stile Liberty, mettendosi in luce nel panorama artistico. Nel VI centenario della morte di Dante (1921), Nattini intraprese l’ultraventennale fatica di realizzare le cento immagini, una per ogni canto della Commedia, partendo dall’Inferno e procedendo in ordine di Canto. Non esagero citando questa immensa opera, come, “la Cappella Sistina di carta”. Il Duce, diede al Fuhrer, come omaggio ufficiale, il Poema illustrato da Nattini, considerandola testimonianza dell’eccellenza italica.

cms_20929/4.jpg

Amos Nattini – L’energia idroelettrica- 1943

Dopo gli anni del Ventennio e della celebrità, Nattini aderì al movimento partigiano. Fu catturato dalla Gestapo, perché ospitò e protesse dei soldati inglesi. Inizialmente, Nattini, con le illustrazioni delle “Canzoni d’Oltremare” del Vate, ha uno stile classico con tratti che ricordano il Simbolismo, i preraffaelliti e il Realismo Magico, mentre per le raffigurazioni della Commedia è un condensato pirotecnico con prevalenza surrealista. Successivamente abbandonò Milano, il giro di artisti per dedicarsi a una pittura del tutto intima, dove raccontava la quotidianità del vivere di “ogni giorno” e delle tradizioni. Si trasferì definitivamente a Oppiano di Gaiano nei pressi di Collecchio (Parma) nell’ex eremo benedettino ricevuto in eredità per via materna, luogo in cui lavorerà fino agli ultimi giorni della sua vita, in isolamento tranne che per le visite del calderaio Cagnin con cui aveva fatto amicizia. Lontano dai clamori della critica ufficiale, diventerà “il pittore dell’Appennino” conosciuto anche come il Maestro di Oppiano. “Il racconto che Nattini fa del mondo del lavoro è completamente estraneo a un’idea di denuncia: dipingendo su committenza, con lo specifico obiettivo di celebrare le aziende e le realtà produttive”, così racconta la critica eppure per come imposta il lavoro, per come lo realizza, per come rende forti e importanti anche le figure di semplici contadini ci “parla” dicendoci che il sole illumina la fatica dell’uomo comune, il sole è là per tutti… Alessandro Magno disse al filosofo Diogene che oziava beatamente al sole, se avesse potuto far qualcosa per lui e quest’ ultimo, rispose: “Sì, spostati dal mio sole”, il condottiero ribatté: “Se non fossi nato Alessandro, sarei voluto essere Diogene”.

cms_20929/5.jpg

Amos Nattini - Due età, ovvero il problema montano, 1970

“Sono diventato il pittore dell’Appennino, della gente che tira la vita coi denti, dei muli che zoccolano sui sentieri della montagna”, annota in quegli anni Amos. Quel che lo rende unico, scrive Ojetti, è l’apparente contraddizione tra la sua spietata incisiva insistente conoscenza del corpo umano e il suo impeto lirico verso l’irreale. Dopo un lungo periodo di silenzio nel 1960 la Galleria Camattini di Parma gli dedica una mostra personale che riscuote un buon successo di pubblico. Seguiranno poi diverse sue partecipazioni a mostre collettive alla Galleria Sant’Andrea (Parma) e la significativa retrospettiva nel 1972 alla Galleria Liguria di Palazzo Cattaneo-Mallone di Genova.

cms_20929/6.jpg

Amos Nattini- Purgatorio- Il Carro della Chiesa

Nel 1979 all’Istituto d’Arte “Paolo Toschi” di Parma viene allestita una sua mostra antologica. Il 3 ottobre 1985 muore a Parma all’età di novantatré anni: sarà seppellito nel piccolo cimitero di Oppiano. A trent’anni dalla morte di Nattini, è uscito a cura di Vittorio Sgarbi, nel novembre del 2015, un volume che racconta, finalmente questo artista di “altri mondi”.

Paola Tassinari

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos