DANTE INTERNATIONAL

Le leggende sul Sommo Poeta (II ^)

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cms_21072/1.jpgSi conclude oggi, con la pubblicazione del 21esimo articolo, il ciclo di approfondimenti danteschi che Paola Tassinari ha sapientemente voluto denominare “Dante International”. Dallo scorso 28 ottobre, tutte le settimane e per quattro mesi, siamo stati partecipi di un viaggio meraviglioso e, consentitemi di dirlo, assolutamente originale nell’analisi critica della poetica e del contesto (fatto di vizi e virtù, di passioni e contraddizioni tra ideali e dogmatismi ideologici) nel quale Dante visse e operò. Abbiamo scoperto una personalità complessa (massone, templare, cataro, filoislamico, alchimista, francescano, druso?), i luoghi dell’esilio, particolari inediti dell’idioma di cui risente la “Commedia”, dati storici e storie romanzate, l’impegno politico tra realtà e utopia, la persona e la personalità nelle espressioni artistiche e letterarie coeve e non. Soprattutto abbiamo incontrato un Poeta dotato di una straordinaria cultura, tangibile nelle figure retoriche, negli aforismi, negli epitaffi, nelle metafore (dove si coglie più incisivamente la profonda conoscenza di filosofia, teologia, matematica, fisica e astronomia), un uomo sagace e all’occorrenza autoironico (qualità tipica coloro la cui grande levatura è pari alla grande umiltà), una personalità dotata del carisma della modernità. Un genio empatico, dallo stile incisivo, sintetico e affascinante che, attualizzando, oserei definire un’icona della comunicazione efficace, che vive e si rinnova nella memoria da generazioni sino ad oggi e, nella certezza prospettica di chi come me lo adora, per generazioni a venire. (Antonella Giordano)

Nel riportare le leggende non posso non citare una profezia dantesca che si sarebbe dovuta avverare 700 anni dopo la sua morte, quindi ai giorni nostri, la profezia è legata alla leggenda del veltro e del DXV. “L’esoterismo di Dante” è un libro pubblicato nel 1925 da Renè Guenon, scrittore esoterista convertitosi all’Islam, nel quale sostiene che Dante Alighieri sarebbe stato membro di un ordine segreto e che nella Divina Commedia ci sarebbero messaggi nascosti. Egli ritiene che le tre cantiche del Poema rappresenterebbero un percorso iniziatico: l’Inferno sarebbe il mondo profano, ovvero abitato da persone che non avrebbero ricevuto l’iniziazione; il Purgatorio si riferirebbe alle prove iniziatiche ed il Paradiso sarebbe la residenza degli “illuminati”. Aldilà di ciò, Dante è indecifrabile e imperscrutabile anche agli studiosi, le sue invettive sfuggono come anguille dalle mani. “E più saranno ancora, infin che’l veltro/ verrà, che la farà morir con doglia./Questi non ciberà terra né peltro,/ ma sapienza, amore e virtute,/ e sua nazion sarà tra feltro e feltro” (Inferno Canto I). Il significato letterale è più o meno questo: “La lupa si accoppia a numerosi animali (intesi come vizi), sempre di più finché il veltro arriverà, e la ucciderà con dolore. Egli non avrà bisogno né di terra né di denaro (peltro), ma di sapienza, amore e virtù, e la sua origine sarà umile (feltro inteso come panno di poco pregio, ma c’è anche chi vi ha letto un’indicazione geografica, tra Feltre e Montefeltro)”.

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William Blake- Profezia del veltro- 1824

Il veltro anticamente era ritenuto un cane da caccia, molto veloce, forse il levriero, nel mito partecipava alla Caccia Selvaggia, quest’ultima ha come antica origine, l’incarnazione dei ricordi di guerra, i miti agricoli, il culto degli antenati. Nel Canto XXXIII del Purgatorio Beatrice, si riallaccia al I Canto dell’Inferno, preannunciando la venuta di un inviato di Dio, il DXV, colui che porrà fine allo scontro del ‘gigante’ con la ‘puttana’, il primo forse Filippo IV e la seconda probabilmente la parte della Chiesa corrotta, il veltro forse Arrigo VII? Sappiamo che Arrigo morì e ciò che auspicava Dante non avvenne. La profezia, non solo quella dantesca, è sempre oscura, perché è viva e adattabile ad ogni tempo e allo stesso tempo non è sempre realizzabile causa ‘accidenti’; non si sarebbe realizzata ai tempi di Dante, per la morte di Arrigo ma anche per un altro imprevisto: nel 1314, Filippo IV che aveva una grande necessità di denaro liquido per finanziare le sue imprese incamerò i beni dei templari. Il discendente di Ugo Ciappetta, come dire che chi vince ha sempre un po’ di…, Filippo il Bello distrusse l’Ordine del Tempio, ciò avrebbe costretto Dante a riapprossimare la profezia. La critica ha già notato che i primi canti dell’Inferno si differenziano dagli altri per svariati aspetti di contenuto, forma e struttura, oltre a questo, la leggenda del ritrovamento dei primi Canti di cui ho già accennato, per Guènon le modificazioni di Dante per l’Inferno, dopo la sua prima redazione, furono a motivo dell’aggiustamento profetico.

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William Blake- Beatrice mostra la via a Dante- 1824

Dante compì il suo viaggio attraverso i mondi durante la Settimana Santa, vale a dire al momento dell’anno liturgico corrispondente all’equinozio di primavera del 1300, quando era nel mezzo della sua vita, egli aveva allora 35 anni, ed era anche nel mezzo dei tempi. Dante situò la sua visione nel mezzo della vita del mondo, il movimento dei cieli era durato 65 secoli fino a lui, e doveva durarne 65 dopo di lui. Più o meno tredicimila anni prima di lui e tredicimila anni dopo di lui: la durata di 13mila anni altro non è che il semiperiodo della precessione degli equinozi, valutato con un errore che è soltanto di 40 anni per eccesso, e parliamo di 700 anni fa mica oggi che andiamo sulla Luna! Grande importanza ha nel Poema il numero 11, i cui multipli 22, 33, 99 sono assai presenti. Dante, non ha scelto a caso l’endecasillabo, cioè il verso composto da 11 sillabe, come dire che il tessuto, la musica della Commedia è in questa base, in questo ritmo. Al di fuori dei diversi significati che possono riferirsi a 11 e ad i suoi multipli, l’uso che ne ha fatto Dante costituiva un vero segno di riconoscimento. I numeri 515 e 666, si alternano fra di loro, il primo è il salvatore il secondo la bestia.

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Pisanello-verso della seconda medaglia di Alfonso V d’Aragona- caccia al cinghiale col veltro

Il numero 515 si trascrive in lettere latine DXV, è stato interpretato come sigla di Dante Veltro di Cristo, oppure girando le lettere in DVX che sta ovviamente per duce o capo. Il numero 515 ha per somma 11 (5+1+5=11) e la lettera iniziale del veltro la V ha come corrispondente nella cabala il numero 700 è forse per questo che si favoleggia che la profezia dantesca dovrebbe attuarsi ai nostri giorni. Sono leggende, tanto per fantasticare ma visto che il Covid-19 ha proprio in mezzo questa V, fantastichiamo che questo veltro alla fine possa veramente portare un cambiamento aiutandoci a diventare migliori. Giuliano Di Benedetti, ha scritto un saggio, che gli appassionati di Dante certo conoscono, ‘La Via di Dante’, un saggio sul vero significato della Divina Commedia, illustra le sue ipotesi sul Poema, tra cui che il veltro fosse il progetto della macchina da stampa a caratteri mobili (già conosciuto da tempo, salvato dai catari e portato a Montsegur) che avrebbe consentito la diffusione veloce della conoscenza stampata tra feltro e feltro, cioè sulle pagine di carta, il feltro dei libri e la diffusione veloce ed economica del sapere a tutto il popolo, come volevano i catari, la conoscenza come luce dell’ignoranza.

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Amos Nattini- La Trinità- XXXIII Canto Paradiso

Questa idea di Giuliano Di Benedetti l’ho ‘fatta mia’, scrivendo un romanzo ed elaborando un’altra ipotesi: la profezia non si è realizzata nel 1500 col Rinascimento e l’invenzione della stampa e neppure nel 1700 con la Rivoluzione industriale e l’avvento dei giornali, peggio ancora nel 1900 coi totalitarismi e la diffusione della scolarizzazione. Ora siamo nel 2021 e il tra feltro e feltro non possono che essere le pagine del computer. Sarà Internet il veltro? Forse una possibilità, in quanto sembra avere azzerato ciò che causò la caduta della Torre di Babele, ma se non ci sarà altruismo e umiltà, rimarrà sia il veltro che la lonza.

Paola Tassinari

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