DIGIUNO DI ATTESA

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Che sapore ha il digiuno? In Occidente nessuno lo ricorda. I nostri bambini, spesso a rischio obesità, nemmeno sanno cosa sia. E nemmeno chi è eternamente a dieta per questioni di linea, sa davvero cosa sia il digiuno. Lo conoscono soltanto nei Paesi poveri, dove digiunare è prassi quotidiana, ma anche quei popoli che certamente conoscono i crampi della fame, il sapore del digiuno, quello che si contrappone ai mille sapori del cibo, nemmeno loro lo conoscono.

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Chi non ha mai gustato il sapore di una pietanza, non conosce il suo opposto. Sembrerebbe impossibile cogliere il sapore del nulla, eppure il digiuno ha un suo sapore. Ci sarà una ragione se tutte le religioni del mondo, tutte le pratiche di contemplazione propongono il digiuno come via ascetica.

Anche Gesù digiunò quaranta giorni prima di iniziare la sua missione, forse per purificare il corpo da tutto ciò che essendo di troppo opprime l’anima, o forse per temprare lo spirito prima di affrontare le tentazioni del mondo.

Nella Sacra Scrittura il digiuno è strettamente legato all’esperienza del deserto, inteso non come mistica fuga dal mondo, ma come luogo privilegiato dove la differenza tra l’uomo e Dio rimane inalterata e pertanto possibile viatico di salvezza.

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Nel delirio di onnipotenza della nostra società opulenta e sprecona, che crede di poter comprare persino Dio, dove la scienza e la tecnica portano l’uomo all’ingenua illusione di poter gestire la vita e la morte, in un tempo in cui è più forte la tentazione di far coincidere il volere divino con il volere umano, sarebbe opportuno fare deserto per riscoprire il sapore del digiuno, segno di attesa di un Natale autentico.

Forse nel nostro tempo, dove la distribuzione disuguale e ingiusta dei beni della terra priva intere popolazioni del pane quotidiano, dove i nostri bambini, assuefatti al sapore sempre uguale di infinite e sofisticate merendine industriali, nemmeno ricordano il sapore del pane, fare digiuno può servire per assaporare di nuovo il sapore della vita, a fronte di una catastrofe epidemica planetaria che non mostra segni di cedimento.

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Mentre una nuova torre di Babele, sanitaria, sociale, politica, economica e mediatica, si innalza per sfidare il cielo, lasciando l’uomo confuso e stordito tra mille parole vuote, fare digiuno, oggi, significa svuotarsi per lasciare spazio alla Parola del Vangelo, l’unica capace di riempire ogni vuoto e saziare l’uomo che ha fame di senso, di verità, di giustizia.

Solo nel deserto dell’anima, lontani dai rumori del mondo e da tutto ciò che ci fa gola, possiamo sentire il sapore del digiuno e assaporare con gusto la Parola di Dio, che come manna arriva dal cielo, come acqua che sgorga dalla roccia, viene a trasformare l’aridità generata dall’uomo in terra buona dove il seme produce frutto.

cms_24032/5.jpgProporre la pratica del digiuno nel tempo di preparazione al Santo Natale è, allora, per tutti noi, una provocazione essenziale per spianare la strada al Signore della Vita e condurre l’uomo a fare vuoto dentro di sé per ritrovare se stesso e prepararsi alla memoria del Bambino che nasce.

Fare digiuno non è una pratica fine a se stessa: il mangiare o meno non rende più buoni o più cattivi, più giusti o più ingiusti. L’astinenza dal cibo, come pratica isolata di un cammino di umanizzazione, non aiuta a sentire il sapore del digiuno se non impariamo a digiunare davvero.

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Astenersi dalla collera, dalla calunnia, dalla menzogna, trattenere la lingua ogni volta che stiamo per ferire qualcuno con parole taglienti, allontanare voglie e desideri che calpestano gli altri, astenersi dal comprare cose inutili, il digiuno della lingua, degli occhi, delle orecchie, digiunare con il cuore nel silenzio, ecco, tutto questo e altro consimile sono il vero autentico digiuno.

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Se allora vogliamo davvero conoscere e assaporare il sapore del digiuno potremo provare in questo tempo che precede il Santo Natale, tempo di attesa, a invertire la rotta, allontanandoci da tutto ciò che è superfluo e da quel consumismo sfrenato che ci spinge a ingurgitare di tutto e di più. Anche i sentimenti.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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