DISCARICA BUSSI, LA CORTE D’APPELLO RICONOSCE L’AVVELENAMENTO COLPOSO

Dieci condanne e 3,7 milioni di risarcimento danni

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L’avvelenamento delle acque ci fu ma il reato, qualificato come colposo, è prescritto. Tuttavia è rimasta in piedi per dieci imputati, tutti condannati, l’accusa di disastro colposo innominato. Gli altri imputati, per fatti ancora più lontani nel tempo, hanno usufruito della prescrizione. Questa la sintesi della sentenza della Corte di Assise di appello dell’Aquila che ha parzialmente riformato il verdetto di primo grado ribaltando alcune assoluzioni a carico di alcuni dei 19 ex manager e consulenti di Montedison nei guai per aver realizzato la ben nota discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pescara).

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Il presidente Luigi Catelli ha impiegato più di dieci minuti per leggere l’intero dispositivo della sentenza che infligge dieci condanne comprese tra i 2 e i 3 anni, ma scattate per il reato di disastro colposo aggravato. La corte, infatti, ha considerato provata l’esistenza del reato di avvelenamento aggravato, che però è stato considerato prescritto. In ogni caso, quindi, per i giudici dal polo industriale in provincia di Pescara furono effettivamente sversate tonnellate di veleni residui della produzione nel fiume Tirino. Sono stati condannati a 3 anni di reclusione Salvatore Boncoraglio, Maurilio Agugia, Leonardo Capogrosso eCarlo Cogliati, mentre a Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Nicola Sabatini e Giancarlo Morelli è stata inflitta una pena di due anni. Le provvisionali e le spese legali da riconoscere alle parti civili ammontano a 3,7 milioni di euro. In tal modo la sentenza ha stabilito il principio del risarcimento danno che viene per ora coperto solo parzialmente dalle provvisionali. Il conto successivo sarà fatto in sede civile.

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Per decenni la discarica di Bussi sarebbe stata destinata a smaltire illegalmente oltre centomila tonnellate di scarti di lavorazione chimiche ed industriali quali il cloroformio, il tetracloruro di carbonio, l’esacloroetano, il tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti, tanto da essere stata definita una delle piú grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate. Un disastro ambientale di enorme entità.

cms_5579/foto_4.jpgL’Ispra, per conto dell’Avvocatura dello Stato, ha stimato un danno ambientale di 8,5 miliardi di euro e una contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi di terreni, oltre a quella relativa all’acqua di falda. A fronte di un quadro così preoccupante però, sono stati avviati dalla Solvay, due sistemi di messa in sicurezza d’emergenza sia sulla falda superficiale che per quella profonda nonché alcuni interventi di bonifica su piccole aree. I dati dei monitoraggi realizzati dal privato, validati dall’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente), costituiscono il riferimento per tutte le azioni di bonifica del sito e, sono, quindi, pubblici. Dai dati emerge che il sistema di trattamento è in grado di ridurre drasticamente il livello della contaminazione, ma che tra il 2007 e il 2012, nove parametri sono risultati comunque oltre la concentrazione soglia di contaminazione per la falda superficiale e tre per la falda profonda.

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"E’ una grande sentenza perché dimostra la giustezza delle nostre tesi. I fatti ci sono, è stato pertanto riconosciuto l’avvelenamento delle falde acquifere". Lo ha detto l’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, dopo la lettura della sentenza. Ovviamente, l’obiettivo finale resta comunque la bonificadi un territorioormai devastato.

Mary Divella

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