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Patrick Zaky viene scarcerato, ma la drammatica vicenda non è ancora finita

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Molti sorridono, esultano (e fanno bene) dopo l’ordine di scarcerazione arrivato nella giornata di ieri, ma la vicenda del 27enne egiziano ha ancora tanto da raccontare. Nell’era del progresso e dell’avanzare dei diritti, ci riscopriamo divisi e paurosi dinanzi allo strapotere del regime egiziano. Ad ogni male bisogna dare un nome, perché solo così si può cercare di debellarlo. La mancanza di libertà ci deve far tremare i polsi e non solleticare le nostre voglie da frasi cioccolatino. Quello che è successo (e che, a mio parere, continuerà a succedere) a Patrik non è più tollerabile nella generazione delle democrazie. Precisiamo, l’Egitto sta vivendo in un perenne stato di eccezione un po’ come sta avvenendo in Italia a causa della pandemia. Il problema si radicalizza proprio nella mancanza di tutela per i diritti fondamentali, quei diritti base che un po’ tutti noi diamo per scontati. Ebbene, Patrik Zaky è stato arrestato 22 mesi fa, dove ha subito torture di ogni tipo.

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Ovviamente (stando alle logiche egiziane) non ci è dato sapere nonostante la denuncia di prestigiosi enti internazionali. Se ci sforziamo un attimo, noteremo delle disarmanti similitudini con il caso di Giulio Regeni. Zaky è stato liberato, ma attenzione a cantare vittoria perché il giudice del tribunale di Mansura non ha sciolto riserve sull’altro procedimento. Nello specifico, il giovane ricercatore è accusato anche di diffusione di notizie false, quindi dovrà ricomparire dinanzi alla corte. Nessuno vuole ipotizzare tesi complottiste o idee di spionaggio, ma se rileggiamo i capi di accusa di Patrick ci rendiamo conto di quanto la giustizia egiziana sia veramente pericolosa.

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Quando fu arrestato, il capo di accusa era: “istigazione al rovesciamento del governo e della costituzione. Accuse gravi, che non hanno alcun riscontro oggettivo, in quanto il ragazzo aveva semplicemente scritto le sue idee da attivista sul proprio profilo Facebook. Infatti Patrick, oltre a essere studente all’università di Bologna, è un attivista dell’iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr). Insomma, un bravo ragazzo che cercava di seguire i propri ideali di libertà e rispetto della dignità umana, non recando alcun danno. Ci sarebbero da dire tante cose, ma certamente bisogna porre una grande attenzione a livello mondiale sulla definizione di “stato permanente di eccezione”, ricordando che la sovranità appartiene al popolo. Si parla tanto di libertà in casa da altri, quando si nasconde la propria polvere sotto il tappeto e l’Italia in questo può fare da maestra.

Giuseppe Capano

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