DOLCE, COLOR MALVA, MERAVIGLIOSA PARMA

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Augusta parmensis romana, dall’etrusco scudo,

tra i tondeggianti Appennini e la pianura padana,

tra Ghibellini e Guelfi divisa e dall’omonimo

Torrente. Ducato di Borbone, pur nei tuoi tesori

vessato, come altri, dalla napoleonica spoliazione,

valor militare nella liberazione, i nemici dal timor

assaliti, dalla Vergin protetta, Oltretorrente fermasti,

alle tue porte in quell’agosto: le arroganti camicie

di violenza e soprusi sorrette. Nobile città ducale

dei nomi dei paesi destinasti il tuo a tante città

del mondo nuovo, dolce, compatta, e liscia,

color malva, nell’arte della memoria involontaria;

mentre la pentagonal fortezza e l’opera certosina

ti celebrava Marie-Henri da vertigine preso.

Biblioteche, dipinti e chiese e verdi dolci distese,

università e scuole, centro eletto diventasti di cultura,

illustri celebri nomi ebber in te natali e sepoltura,

quali il divin violino, poeti, scrittori e musici vari

pittori e dei primi del secol attrici, e chi con gran coraggio

sé stesso sacrificò per noi. E infine, qual grande pregio,

città tripudio di ricchi sapori: quel tuo gustoso formaggio

il rosso lambrusco e scuro, il tortellino, e carni e dolce

e variegati antipasti che per sempre allieteran i nostri deschi.

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Parma – Giardini di San Paolo

Brevi cenni storico-culturali che si avvicendano nella poesia

Com’è noto la città di Parma è stata nominata il 16 febbraio 2018 capitale italiana della cultura per l’anno 2020. Dopo la sospensione ufficiale della rassegna a causa della pandemia di COVID-19, col decreto Rilancio approvato dal Consiglio dei ministri, il titolo è stato conferito anche per il 2021. La città inoltre, nel dicembre 2015, aveva ricevuto il riconoscimento di "Città Creativa UNESCO per la Gastronomia".

cms_20830/3.jpgÈ per questo che è così facile immergersi totalmente per questa splendida città nella sua storia, nell’arte, nella letteratura, nei tesori artistici e paesaggistici, che la rendono così preziosa; come pure, perché no, per la sua splendida tradizione culinaria: d’altronde grandi artisti hanno fatto riferimento a tale aspetto, come Pablo Neruda nella sua meravigliosa Ode alla cipolla.

La poesia è disseminata di un percorso particolare, ricco di riferimenti.

A partire dalla discendenza illustre della città e dal dibattito sul nome romano di Parma, con l’ipotesi sull’etimologia del suo nome: “scudo”, di probabile provenienza etrusca, poi ripreso dai Romani. Ma anche alla circostanza, lungo un percorso sulla tematica del “nome”, che ben cinque città degli Stati Uniti (“nuovo mondo”, nonché un Villaggio del Tibet e una frazione della città polacca di Łowicz) abbiano lo stesso nome, vale a dire si chiamino “Parma”.

C’è poi il rinvio allo stemma di Parma e alla scritta che vi compare, che tradotta in latino suona: “tremino i nemici perché la Vergine protegge Parma”: “Hostis turbetur quia Parmam virgo tuetur”.

Appaiono i nessi storici con le spoliazioni napoleoniche dei tesori artistici di Parma (come quelli di altre città), con il ducato dei Borbone, con l’impresa degli Arditi del Popolo che nei primi giorni dell’agosto del 1922, difesero strenuamente il quartiere Oltretorrente di Parma dallo squadrismo fascista, riuscendo a respingere le camicie nere. Peraltro Oltretorrente è il romanzo del 2003 di Pino Cacucci (edito dalla Feltrinelli), e narra per l’appunto quelle vicende

Inoltre per la lotta partigiana, per i sacrifici dei parmensi e per la sua attività durante la seconda guerra mondiale Parma è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione e insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Non potevano mancare (in modo indiretto) due illustri riferimenti letterari ad autori quali Marcel Proust e Stendhal.

Per il primo la “memoria involontaria” è il riferimento a Marcel Proust, dalla teoria che lo scrittore francese riprese dal filosofo Henri-Louis Bergson.

Inoltre, nel primo libro della Recherche di Marchel Proust, La strada di Swann, la Sezione III oltre a recare un titolo altamente significativo, Nomi di paesi: Il nome (sempre in relazione alla tematica sul nome), e vi compare, per l’appunto, il passo ripreso nel titolo.

Da questo illustre riferimento si passa a Stendhal, citato con il suo vero nome Marie-Henri (Beyle) e in relazione alla celeberrima “sindrome” (la “vertigine”) di cui soffrì in Italia, donde il nome che venne dato a tale patologia. Si rinvengono, poi, anche altri elementi contenuti nella Certosa di Parma, quali la “pentagonal fortezza” e l’ordine dei certosini (giocando sul fatto del significato del vocabolo “certosino”).

Illustri personaggi sono sepolti nella città di Parma e precisamente nel cimitero monumentale della Villetta: tra i quali Niccolò Paganini (“divin violino”, nonché compositore), Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale di corpo d’armata dei Carabinieri e prefetto di Palermo (“che con gran coraggio sé stesso sacrificò per noi”); poi i “musici vari”: Ildebrando Pizzetti, compositore; Giovanni Bottesini, contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra; Giusto Dacci, musicista e docente di musica; Emilio Usiglio, direttore d’orchestra e compositore; Cleofonte Campanini, direttore d’orchestra; Italo Campanini, tenore; Giulio Ferrarini, direttore d’orchestra; Edgardo Cassani, clarinettista, compositore e direttore d’orchestra; e i “poeti e scrittori”: i poeti Renzo Pezzani (poeta dialettale) e Attilio Bertolucci, e Alberto Bevilacqua, scrittore.

E illustri personaggi vi nacquero e l’arricchirono del loro prezioso apporto intellettuale: artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato una grande attività culturale, donde la presenza in Parma dei svariati numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell’arte. Benedetto Antelami (scultore), il Parmigianino, il Correggio (pittori), artisti del calibro di Giuseppe Verdi e del direttore d’orchestra Arturo Toscanini.

C’è poi il riferimento all’attrice Paola Borboni (anch’ella sepolta nel cimitero monumentale della Villetta) e nata a Parma il primo giorno del 1900, per cui con ironia e soddisfazione lei soleva definirsi, per l’appunto, “la prima attrice del secolo”.

Fabrizio Oddi

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