DONALD TRUMP “TOTALLY NUTS”???

OPPURE, IL CORAGGIO DI CAMBIARE ???

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Nella corsa alla Casa Bianca per la Presidenza degli USA , indubbiamente assume spesso toni di “allerta” la contrapposizione ad Hillary Clinton di un candidato come Donald Trump che sembra ricercare il sensazionalismo a tutti i costi. Così, nell’additare le responsabilità del fenomeno ISIS che avrebbe “riempito il vuoto creato in Iraq dalle politiche Usa” risalenti anche all’uscente presidente Barack Obama e condivise dalla stessa Clinton.
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Altrettanta perplessità avrebbe suscitato la esplicitata “condivisione” della politica di Putin anti-Isis.
Ma, se a tutta prima troppo “forti” tanto da avere guadagnato al candidato Donald Trump salaci commenti come il “totally nuts”(del tutto pazzo) da parte dell’attore Robert De Niro; a ben riflettere, certe esternazioni non sono prive di rispondenza a fatti vecchi e nuovi che in nessun quarto di mondo si ignorano.
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Innanzitutto, si sa che il fenomeno ISIS aveva trovato un punto focale nella strategia americana del generale Petraeus che, in Iraq, sino dal 2007 si era incentrata sul collaborazionismo delle tribù sunnite locali insofferenti verso al Quaeda affiliatasi nel 2004 come AQI al rivoluzionario Abu Musab al Zarqawi che, sino dalla invasione americana con la successiva uscita di scena di Saddam Hussein, in Iraq aveva rafforzato la sua posizione e quella del suo maestro Bin Laden, attaccando l’etnia sciita contrapposta alla ortodossia sunnita.
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Le politiche americane, di strumentalizzazione dei fondamentalisti islamici per il conseguimento dei risultati prefissati, hanno mostrato le conseguenze nefaste ancor più con le consegne nel 2011 al governo iracheno del premier sciita Nuri al Maliki destabilizzato dalla contrapposta leadership sunnita che, dopo il decesso di Abu Omar al Baghdadi succeduto ad Abu Musab al Zarqawi perito sotto i bombardamenti americani, nel 2010 è pervenuta al sanguinario Abu Bakr al Baghdadi che, in qualità di acerrimo sostenitore della purezza dell’Islam secondo la versione salafita applicata contro gli “infedeli” attraverso ogni atto di ferocia giustificato dalla interpretazione letterale del Corano, dal 2011 è stato leader assoluto dell’AQI ribattezzata ISI (Stato islamico dell’Iraq) rinominato ISIS (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) dal 2013, con la guerra in Siria essendosi stigmatizzate le mire di espansione del califfato verso Levante.
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In definitiva, l’espansione del fenomeno IS può ben dirsi risalente all’essere venuto meno quel “polso fermo” che, sulla endemica contrapposizione tribale di sciiti e sunniti, era stato esercitato dalla “tirannide” contro cui, soprattutto nella persona di Saddam Hussein, il potere occidentale, nella più emblematica estrinsecazione degli USA, ha ritenuto di dovere “imporre” il suo modo di essere “evoluto” “giusto” e “democratico”; almeno secondo proprie convinzioni più che secondo conquiste pienamente conseguite.
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Quanto, poi, alla simpatia di Donald Trump per le politiche di Putin, come non pensare che, proprio nel decisionismo del leader russo e nelle sue tattiche diplomatiche anche di composizione degli attriti con i partners mediorientali di sempre, potrebbe ravvisarsi l’ago di una bilancia che mostra di pendere rovinosamente dalla parte dell’Europa confusa da una invasione che la sovraccarica coinvolgendo l’intero Occidente dove gli USA, partner di sempre, sono troppo presi dal risolvere una "partita" presidenziale che, solo attraverso la Clinton, li consegnerebbe alle consuete politiche di una leadership che non demorde dal voler essere, ad ogni costo, dominante.

Rosa Cavallo

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