DONNE – III^

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Danzatrice con le mani sui fianchi-Antonio Canova

A me piace pensare che la donna romagnola rappresenti la cara amica che la Deledda conobbe alle Terme della Fratta, a cui la scrittrice sarda dedicò il racconto “Agosto felice” facente parte della raccolta “Il cedro del libano”. La descrive con queste parole […] Qui, invece, il dottore è pronto: come un arcangelo anziano ma arzillo ancora, arriva biancovestito sulle ali della sua bicicletta, e in un attimo le sue parole rischiarano l’abbuiato orizzonte domestico. E le sue ricette non sono dispendiose: “acqua fresca e pura” o, al più, qualche limonata purgativa. Se poi da Ravenna arriva con la sua macchina da traguardo la dottoressa, bisogna quasi far festa alla malattia, come ad un’ospite ingrata che sappiamo di dover fra qualche ora congedare. La dottoressa è bella, elegante; alla sera si trasforma come la fata Melusina, coi suoi vestiti e i suoi gioielli sfolgoranti, e gli occhi e i denti più sfolgoranti ancora: ma la fata lo è anche davanti al letto del malato, sia un principe o un operaio, al quale, oltre alle sue cure sapientissime, regala generosamente bottiglie di vino antico e polli e fiori. Il suo nome è Isotta. Sin da piccola, nonostante la comunicazione fosse poco più che un passaparola, ricordo gli anziani che parlavano dell’angelo in bicicletta, una signora come una fata che volava con gli aerei e guidava auto da corsa, ne parlavano con sommo rispetto e ammirazione.

“Ma chi è, cosa fa, e sta qua?” Questo io chiedevo sempre, loro scuotevano la testa e stavano zitti, a volte sembrava fosse come un dottore, a volte come un prete, a volte come una farmacista, a volte come un qualcosa di fantastico, non di questa terra.

Isotta Proserpina Saffa Gervasi nacque il 21 novembre 1889 a Castiglione di Ravenna, anche se al tempo erano solo i figli maschi che studiavano, nella sua famiglia erano nate otto femmine, ella diventò medico, si laureò in Medicina all’Università di Bologna e forse fu l’unica studentessa in mezzo a tanti futuri dottori. Nel 1919 divenne la prima Dottoressa in Italia a ricoprire il ruolo di medico condotto. Era conosciuta come la dottoressa dei poveri o l’angelo in bicicletta, macinava chilometri per raggiungere i suoi pazienti, non solo con la bici, ma anche con la motocicletta o l’auto. Quando passava in bicicletta aveva sempre due sporte di paglia appese al manubrio e il fazzolettone in testa apparendo quasi come una bracciante, prima andava dai più abbienti, dai quali riceveva molti doni, poi passava dai più poveri, a cui lasciava ciò che gli era stato regalato. Quando Cervia, a ridosso della linea gotica, fu trasformata dai tedeschi in un campo trincerato, contro possibili sbarchi dal mare, vi furono parecchi bombardamenti, Isotta con la fascia bianca su cui era impressa una croce rossa, accorreva con la sua bicicletta, soccorrendo chi aveva bisogno, tedeschi o romagnoli o qualsiasi altra persona. Visitava due volte al giorno i cervesi sfollati in capanni e colpiti da tifo, visitava i pescatori del Borgomarina pur sapendo che né dagli uni né dagli altri avrebbe ricevuto un compenso. Borgomarina inizialmente era un quartiere di capanne e i suoi abitanti, erano chiamati magna pès (mangia pesci), erano considerati stranieri, provenivano da Chioggia, Comacchio e Goro, ed erano emarginati anche dalla seppur poverissima gente dei salinari e dalla popolazione che viveva allora a Cervia.

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Danzatrice con i cembali-Antonio Canova

Isotta amava lo sport, era una futurista, come i fratelli ravennati Ginanni Corradini, due figure tra le più rappresentative dell’arte italiana del Novecento, facenti parte del Primo Futurismo, battezzati da Balla: Ginna (da ginnastica) e Corra (da correre); era un’abile schermitrice, vinse anche delle gare come fiorettista; sapeva cavalcare ed era appassionata di motociclette e automobili, tanto da vincere anche alcune competizioni. Un episodio che fece scalpore si verificò l’11 marzo 1918, quando l’aeroplano di Gianni Widemer, chiamato in Austria Johann, nei paesi balcanici Ivan Vidmar, pioniere dell’aviazione austro-ungarico naturalizzato italiano, atterrò a Ravenna; era il primo aereo che sorvolava Ravenna, Isotta salì a bordo dell’aereo, assieme all’aviatore bello e scanzonato come Steven McQueen, fu la prima donna ravennate a volare, ma Isotta volava già di suo. Umile e semplice coi poveri, di classe e splendida nei salotti; accanto a Isotta e alla Deledda un circolo di signori e di intellettuali come: Antonio Beltramelli, Arnaldo Ginna e Bruno Corra, Francesco Balilla Pratella, Aldo Spallicci, Renato Serra e tutti gli altri… ah! potesse tornare in Ravenna tale spirito bombardante di idee e di sogni (n. d. r.) Isotta non si sposò mai, non ebbe, diversamente dalla Deledda, una sua famiglia, la sua professione, il suo impegno totale, il suo spirito artistico non le lasciavano spazio disponibile, chissà se col tempo col trascorrere degli anni sentì il richiamo alla maternità, se le mancò un figlio. L’Isotta medico fece come le antiche maestre, alcune di loro restarono nubili per scelta coraggiosa, non ebbero prole, ma furono giardiniere dei figli altrui, e quando andarono in pensione si curarono, essendo zitelle, dei genitori con amorevoli cure, come la maestra ravennate Anna Berardi, che si è spenta serenamente il 13/03/2021, nel Piccolo Cottolengo di Ravenna ovvero l’Opera Santa Teresa Del Bambino Gesù, Istituzione assai amata dai ravennati, in particolare nel forese. L’Opera fu fondata il 25 gennaio del 1928 come “Ospizio Cronici e Abbandonati Santa Teresa del Bambino Gesù”, dall’indimenticato Don Angelo Lolli, sacerdote ravennate che sentì il bisogno, il richiamo di dare e fare qualcosa per gli ultimissimi. Attualmente l’Opera è guidata da Don Alberto Graziani. A Santa Teresa Del Bambino Gesù, visse per molti anni, spegnendosi nella notte tra sabato 27 e domenica 28 luglio del 2013, a 99 anni, il Cardinale Ersilio Tonini. Il nostro Cardinale, mediatico e famoso allo stesso modo di Papa Wojtyla; nel 2004 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi fu nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana che commentò così… Vedo in questa decisione un segno importante del riconoscimento del valore dell’azione della Chiesa.

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Dedalo e Icaro- Antonio Canova

Lo incontrai un giorno di tanti anni fa sulle scale dell’ospedale di Santa Maria delle Croci, mentre scendevo tenendo per mano il mio bambino di circa tre anni, allora era Vescovo di Ravenna, volle fermarsi anche se il sacerdote che lo accompagnava, scalpitava dicendo che erano in ritardo, ma Tonini non ci badò e si mise a parlare con noi, tremai quando fece questa domanda: “È buona la tua mamma?”, sapevo cosa avrebbe detto mio figlio, “Beh non è tanto buona, è anche cattiva, è un po’ buona e un po’ cattiva ma è sempre dietro a sgridarmi”, mi aspettavo di peggio, guardai Monsignor Tonini un po’ spaventata, ero molto giovane e un po’ emiliana ( cioè un po’ come l’Emilio di Rousseau) Monsignor Tonini rispose così: “Questo vuol dire che ti vuole molto bene, ti sgrida perché vuole tu sia un bravo bambino, altrimenti non ti starebbe sempre dietro se non gli importasse di te, la tua mamma ti vuole molto bene”.

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Le tre Grazie- Antonio Canova

Tirai un sospiro di sollievo, io non sapevo manco chi era, avevo solo capito che era un prelato importante, solo più tardi lo riconobbi, perché per un caso del destino, la nostra parrocchia era sotto la diocesi di Forlì, fu Monsignor Tonini che cresimò mio figlio. Nel suo testamento il cardinal Ersilio Tonini ha lasciato tutto quanto gli apparteneva all’Opera Santa Teresa del Bambin Gesù di Ravenna, in quanto da questa ‘casa’ è partito e a questa ‘casa’ è ritornato a trascorrere i suoi ultimi anni terreni accanto al Reparto dei bambini cerebrolesi, bambini in cui la sua anima ha trovato il ‘miracolo’ della sua missione di carità e amore.

(Fine)

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DONNE - II^:https://internationalwebpost.org/contents/DONNE_-_II%5E_22475.html#.YOvBoegzaR8

Paola Tassinari

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