DOPO GORO, ANCHE BITONTO CONTRO I MIGRANTI

E Matteo Salvini esulta dalla sua pagina Facebook

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Dopo Gorino, la frazione nel paese ferrarese di Goro, dove, qualche giorno fa, gli abitanti hanno respinto i richiedenti asilo con barricate per le strade, anche in Puglia, a Palombaio, frazione di Bitonto, a pochi chilometri da Bari, scoppia un nuovo caso di rivolta contro i migranti in arrivo.

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E, soddisfatto, il leader della Lega, Matteo Salvini, esulta dalla sua pagina Facebook: “Dopo i cittadini di Goro, quelli di Bitonto. In una frazione del comune in provincia di Bari sarebbero dovuti arrivare 27 immigrati, ma il NO della popolazione ha vinto”. Infatti, dopo le proteste degli abitanti di Palombaio, la coop responsabile dell’accoglienza ha deciso di abbandonare il progetto e ha, così, rinunciato ad ospitare i 27 migranti.

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Anche il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, ha bloccato il progetto di accoglienza in una villetta a due piani per presunteirregolarità procedurali - che però vengono smentite dalla coop interessata, che dal canto suo spiega di "non sentirsela di continuare in un clima di questo tipo", preferendo trovare una sistemazione alternativa ai migranti, in un altro paese. Così, anche a Palombaio, come a Goro, gli abitanti protestano, non vogliono profughi e, per adesso, non ne avranno. Tutto è cominciato qualche giorno fa. Laclamorosa protesta degli abitanti di Gorino e Goro, piccoli centri sul Delta del Po ferrarese, con tanto di barricate tirate su per le strade del paese, ha ottenuto che le ospiti straniere, in arrivo, finissero altrove, dopo una giornata convulsa. Il pullman che stava portando i migranti sul posto ha fatto marcia indietro. Quello che doveva accoglierle inizialmente era un ostello di Gorino, requisito dal Prefetto di Ferrara, per affrontare l’emergenza. C’è stata però, lunedì pomeriggio, la novità traumatica dei blocchi stradali, eretti a Gorino con bancali di legno in tre punti d’accesso al paese (e allargati poi anche a Goro) per bloccare il convoglio, scortato dalle forze dell’ordine. E questa protesta ha sortito effetti: prefettura, carabinieri, polizia, sindaco di Ferrara e di altri comuni della provincia hanno convenuto, in tarda serata, di dirottare i profughi in altre strutture della provincia ferrarese. Ma le polemiche non sono terminate. Il giorno dopo la vittoria della barricate contro le 12 profughe a Gorino, infatti, la polemica ha continuato ad infuriare, nonostante le dodici donne, che inizialmente erano state destinate dalla prefettura di Ferrara all’ostello di Gorino, siano state destinate altrove.

cms_4803/foto_4.jpegPer il sindaco di Goro, Diego Viviani, però, non è stata una vittoria, quanto piuttosto "una reazione a caldo e, invece, a mente fredda dobbiamo dimostrare di essere altro da quello che siamo stati dipinti un po’ troppo frettolosamente e forse anche in maniera un po’ cattiva. Adesso noi per primi dobbiamo essere più buoni e fare in modo che gli altri siano più buoni con noi".La protesta contro i profughi, dunque, divampa da nord a sud dell’Italia. La questione dei migranti, con il suo carico di problemi, indegnità burocratiche e legali, razzismi sempre più diffusi è divenuta l’alibi per seminare odio e intolleranza. A scapito di quella solidarietà, piuttosto, necessaria per gestire i “tempi nuovi” senza esserne sopraffatti per insipienza e paura.

Mary Divella

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