DOVE SONO GLI ACCORDI DI PACE?

A Kabul si continua a morire

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Almeno 27 persone sono morte in seguito all’attacco di venerdì mattina a Kabul durante la cerimonia di commemorazione per la morte nel 1995 del leader della minoranza sciita Hazara Abdul Ali Mazari, che fu ucciso dai talebani: lo hanno reso noto le autorità. I feriti sono almeno 18.

A solo pochi giorni dalla conclusione dei vergognosi accordi di pace tra gli Stati Uniti ed i talebani, che prevedono lo smantellamento del contingente USA in Afghanistan nel corso dei prossimi mesi a patto di un allontanamento degli estremisti islamici dalle milizie di Al-Qaeda, ecco che subito si dimostra ciò che il mondo, a ragione, temeva: non si può trattare con dei criminali internazionali sperando che essi improvvisamente si redimano e passino alle semplici relazioni diplomatiche. La pace firmata con gli USA è praticamente un invito a nozze per i macellai talebani, che non hanno perso tempo per provocare altro dolore, altra paura, altra devastazione. In realtà, il movimento talebano si è detto estraneo ai fatti, rivendicati dall’Isis. Ma quale valore si può dare alle affermazioni dei taliban? Veramente dopo ciò di cui si sono macchiati possiamo credere che non siano responsabili dell’ennesimo attentato solo perché, una volta consumato il fatto, essi negano?

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La situazione nella regione afghana sembra ormai ingestibile, con il governo di Asraf Ghani, che, nonostante i notevoli e lodevoli sforzi, non ha sufficienti strumenti per rendere almeno vivibile un luogo che da decenni ormai è praticamente l’Inferno in Terra. Già lo scorso anno la cerimonia di commemorazione di Hazara era stata attaccata, con 11 morti. Quest’anno si è riusciti a fare di peggio. Gli sciiti sono considerati eretici dai fondamentalisti sunniti, dunque obiettivo legittimo della violenza. La distanza ideale fra Talebani e Isis di fatto sembra replicare l’allontanamento fra Al Qaeda in Iraq (progenitrice dell’Isis) e l’organizzazione di Osama bin Laden. A suo tempo, dicono gli analisti, Aqi si era allontanata da Al Qaeda soprattutto sul tema dell’uccisione di altri musulmani, sia pure di credo differente. E in un contesto di tale fanatismo, l’attentato di Kabul ribadisce che nonostante i proclami di Donald Trump la pace è ancora lontana. Lo stesso presidente USA ha dovuto ammettere che “esiste la possibilità che l’Afghanistan torni in mano ai talebani”. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: se esiste questa possibilità, come si è permetto il Presidente degli Stati Uniti di lasciare campo libero a un simile orrore?

Giulio Negri

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