DOVE VAI SE UNA CRUISE COLLECTION NON FAI SFILAR!

IL NUOVO MOTORE DELLA MODA

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Le collezioni cruise sono diventate da avvenimento sporadico e delegato ai marchi low cost, snobbate per poi ricredersi dai grandi stilisti, ad un fenomeno importante ed incisivo nel mondo della moda. Pensate e destinate ai paesi in cui “girano i soldi”, dove il cliente è disposto a spendere continuamente, nell’arco della stagione, alla ricerca di capi sempre nuovi. Infatti i luoghi dove sono presentate le collezioni cruise sono spesso indicatori di dove investire cercando di captare gusti e tradizioni di quei paesi e dei loro abitanti. Attualmente i “pascoli” più verdi sono: gli Stati Uniti, dove è ritornata prepotentemente la voglia di abiti griffati come nei favolosi gli anni ottanta, Brasile, Londra, Giappone e Corea del Sud.

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Nel giro di una decennio le cruise collection sono diventate sempre più un grande show con grandi impianti scenografici in location meravigliose, le maison di moda investono moltissimo nelle cruise collection molto spesso pagando viaggio e permanenza ai loro clienti più facoltosi e alle star che vestono i loro capi e che danno vita ad un parterre d’eccezione. Attesissime da tutte le fashion addicted quanto o forse più delle sfilate principali di pret à porter delle maison, io certamente sono una di queste, perché in queste mini collezioni intermedie si possono trovare capi più portabili e all’ultimissima tendenza. Essendo pensate per i clienti veri e non per la stampa, i fotografi e i buyer riflettono lo stile genuino del designer e della donna a cui vuol dar voce.

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Quindi dovendo essere sempre informata e in continuo movimento per via del mio lavoro condividere con voi due esperienze che mi hanno particolarmente colpita: la collezione cruise della maison Louis Vuitton e quella della maison Dior sia per le location scelte, per gli abiti che hanno sfilato e sia per il parterre che era presente alle sfilate, ho deciso di condividere con voi queste emozioni e di parlarvi di eventi che hanno avuto poca eco su stampa e televisione generalista.

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Il vent’otto maggio scorso Louis Vuitton ha presentato la sua cruise collection in Brasile e precisamente vicino Rio de Janeiro, la sfilata è stata allestita all’esterno del museo di arte contemporanea The Niteroi (MAC) costruito nel 1991 dall’architetto Oscar Niemeyer famoso per la sue strutture moderniste. Il MAC ha una struttura che evoca un disco volante appoggiato dolcemente su un promontorio a picco sul mare della baia di Guanabara, una scenografia mozzafiato, la passerella è diventata la lunga e sinuosa rampa rossa che porta all’ingresso del museo e da dove le modelle, in un sali scendi faticoso, ma aggraziato, contornate dallo sfondo delle montagne e le spiagge di Rio, hanno portato in scena abiti dallo stile decisamente futurista che hanno riportato alla mente degli spettatori gli abiti che Jane Fonda indossava nel film barbarella.

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Disegnati dallo stilista Nicolas Ghesquière hanno rievocato i colori sgargianti delle favelas di Rio de Janeiro, ma oltre al futuro, nella visione dello stilista, c’erano le imminenti olimpiadi che si terranno in Brasile, le modelle hanno sfilato con abiti pro-olimpiadi con stampe che richiamavano palloni o calciatori e con aderenti tutine che ricordavano proprio quelle indossate dagli atleti olimpici. La silhouette diventa aerodinamica, i capi grazie a tagli strategici sembrano prendere vita al movimento del vento, lo stilista ha dichiarato: “Quello che ho visto di più a Rio è il movimento, l’energia in bilico tra modernismo e natura.” Più di tutti sono gli accessori a connotare di futuro la collezione cruise, decisamente di forte impatto gli stivaletti di neoprene dalla forma ergonomica per la donna Vuitton che a grandi passi conquista il futuro, il target demografico di questa collezione si abbassa decisamente, i clienti che si vuole stupire sono decisamente giovanissimi.

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Anche il parterre dell’esclusiva sfilata è proiettato verso il futuro, nella incessante e spasmodica ricerca di nuovi e giovani clienti, infatti oltre ai volti storici come l’attrice Catherine Deneuve e la modella Alessandra Ambrosio, alle immancabili web influencer come Chiara Ferragni, c’era, la pop star diciannovenne Zendaya, idolo dei giovanissimi e futuri (si spera) clienti e la popolare attrice coreana Doona Bae, strizzando l’occhio al più promettente mercato per il mondo della moda che è la Corea del Sud. Ma senza alcun dubbio tutte le giovanissime fan aspettavano Jaden Smith (figlio dell’attore Will Smith), icona fashion dei giovanissimi e nuovo testimonial della maison Vuitton, tutti seduti su casse dipinte con i colori tipici del Brasile.

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Di tutt’altro tenore e stile è stata la sfilata della cruise collection di Dior tenutasi lo scorso trentuno maggio scorso nella campagna dell’Oxfordshire a palazzo Blenheim, storica residenza aristocratica del XVIII secolo in cui nacque Winston Churchill (oggi patrimonio dell’umanità dell’Unesco) che per Dior ha un forte valore simbolico, quasi un ritorno alle origini, in quanto proprio nelle stessa residenza, si tenne la prima sfilata della maison francese in terra inglese nel lontano 1954 e nel 1958 sotto la direzione dello stilista Yves Saint Laurent.

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Gli invitati alla sfilata tra cui l’onnipresente Chiara Ferragni, sono arrivati a palazzo Blenheim con un treno partito da Londra, allestito per l’occasione, riportava i fortunati viaggiatori a tempi lontani, alla ricca borghesia del dopoguerra e del suo fermento economico sin dal nome: Dior express, tutto trasudava eleganza e classe, dagli arredi alla finissima porcellana in cui è stato servito il pranzo, ma per gli invitati very important, la maison, ha messo a loro disposizione delle bellissime macchine d’epoca degli anni cinquanta perfettamente restaurate. Il viaggio in treno è durato circa quattro ore e l’intero evento: partenza degli ospiti, viaggio, sfilata e party conclusivo è stato trasmesso interamente su Snapchat.

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La collezione cruise è stata disegnata dagli stilisti Serge Ruffieux e Lucie Meier che hanno tentato, positivamente, il non facile connubio tra l’eleganza della moda francese e il mood della campagna inglese. La iconica bar jacket inventata da Dior (giacca corta e stretta in vita) ha acquistato un sapore inglese grazie ai tweed scozzesi, alle lane inglesi o al famosissimo motivo prince de galles. Un dialogo e scambio creativo tra Francia ed Inghilterra che se nel XVIII secolo fu la Francia a prendere ispirazione dall’Inghilterra nel XX secolo è la moda francese ad avere un enorme successo in Inghilterra.

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Una collezione che ha fuso il pragmatismo e la ruvidezza inglese (espressa soprattutto dai tessuti) con la silhouette e l’eleganza tradizionalmente francese. Al termine della sfilata gli invitati hanno potuto ammirare, in altri ambienti del palazzo, alcuni degli abiti storici della maison presentati nel 1954 e nel 1958 con immagini suggestive dell’epoca, gli ospiti potevano assaggiare piatti preparati da uno chef giapponese, farsi leggere la mano da una cartomante e portarsi via un autoritratto disegnato per loro da un caricaturista. Inutile dirvi che io ho preferito di gran lunga la classe di Dior, dall’idea del treno d’altri tempi che mi ha riportato subito alla mente l’Oriente Express e i suoi misteri, ma soprattutto dalle splendide camicie bianche dal taglio impeccabile, dalle gonne in morbido chiffon, gli ampi pantaloni in seta dalle stampe très chic. L’intento della maison Vuitton è stata quella di sbalordire (forse troppo) e trasportare lo spettatore in un mondo ultra contemporaneo che ad essere sincera mi ha un po’ spaventato, i capi hanno perso quell’allure insita nella griffe cercando di avvicinarsi all’interpretazione che hanno i giovani del vestire, uno sportwear spinto all’estremo che in molti momenti ha avuto un evidente calo di stile.

T. Velvet

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