DURO CONFRONTO USA-CINA

Il vertice ad Anchorage, in Alaska

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Il nuovo presidente degli Stati Uniti appare carico più che mai di fronte ai media di tutto il mondo, tanto da affibbiare l’appellativo di killer al presidente russo che, d’altro canto, invita Biden ad un aperto confronto. Probabilmente con lui si attende quel cambiamento improntato sulla collaborazione e su toni pacati che, in realtà, non appartiene alla maggioranza dei presidenti americani.

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Una volta considerato Trump il peggior nemico americano, attribuendogli tutte le colpe del caso, adesso tocca risollevare le sorti di una America che, ultimamente, perde colpi a vista d’occhio. Infatti la pandemia del Covid-19 non risparmia nessuno, neppure gli invincibili americani che perdono più di mezzo milione di cittadini con una casistica accertata che comprende quasi 30 milioni di contagiati. Una tragedia a cui s’aggiunge, certamente, la perdita di popolarità americana tra gli Stati Europei e l’economia in discesa dal 2008, mai ripresasi completamente. Insomma, l’America capisce di non esser più il centro del mondo e che qualcuno, in maniera silenziosa e frettolosa, conquista terreno un passo alla volta; stiamo parlando della Cina, astro nascente degli ultimi tempi e in sistematica ascesa, al punto che s’ipotizza una crescita economica dell’8% nei prossimi anni. Non più coda del carro ma motore del treno, guida l’economia mondiale in maniera stabile e senza fermate, nemmeno durante la pandemia. Nel frattempo il divario economico tra USA e Cina si riduce notevolmente con esiti prevedibili per gli Stati Uniti, che perdono lo scettro di potenza mondiale. Comincia un’altra guerra fredda che vede il portavoce degli Stati Uniti attaccare duramente e in modo diretto quello della Cina durante il vertice ad Anchorage, in Alaska, tanto che l’America si permette di snobbare i cinesi alla consueta cena di apertura al dialogo.

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La tensione traspare immediatamente davanti ad una Cina ben disposta al confronto diretto ma non all’attacco premeditato degli USA, decisi ad affossare una delle maggiori economie mondiali. Il diplomatico Blinken, portavoce degli Stati Uniti, accusa la Terra del Dragone di minacciare il globo intero tirando in ballo il genocidio degli Uighuri, il cambiamento climatico e gli attacchi informatici per impossessarsi di informazioni segrete made in USA. Da che pulpito, c’è da dire. Eppure il vertice sembra confluire in un bluff di accuse da parte degli USA che incoraggiano la Cina a difendersi a fronte di un attacco diretto a minare la sua stabilità e quella della maggior parte del globo, tenendo conto che importiamo tutti tutto dalla Cina. Lo scontro inizia già con Trump che, per metter fine all’eccessiva importazione dei beni cinesi, annuncia nuove tariffe e sanzioni per la Cina. Un colpo basso e ben assestato che, attualmente, induce a comprendere il fatto che Biden porta avanti la stessa politica aggressiva del predecessore.

Alessia Gerletti

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