Dalla radio alla rete, l’immaginario collettivo degli italiani

dalla_radio_alla_rete.jpg

Era il 1975 e all’improvviso tutto cambiò nel mondo della comunicazione, almeno in Italia. Sono passati 42 anni dalla nascita di quelle che un po’ trionfalmente e in un periodo di contestazioni, furono chiamate radio libere, un aggettivo che si confaceva almeno in quel periodo, a distinguersi apparentamento dalle ingessate stazioni radiofoniche di Stato. Le voci ancora immature e la musica d’oltreoceano furono irradiate nell’etere nello stivale, una situazione che contribuì ancora di più a segnare in maniera netta i campanili del nostro Paese. Da allora niente è stato più lo stesso, sia per la vita sociale sia per quella politica.

cms_7390/2_.jpg

Venti anni prima dell’avvento della rete, le radio libere o locali, hanno segnato una delle più importanti tappe della rivoluzione del costume del dopoguerra in Italia. Oggi andare indietro a quelli anni, per chi possiede una buona collezione di capelli bianchi, significa affrontare una bella e forte botta di malinconia: le radioline in spiaggia, l’ascolto delle proprie canzoni preferite annunciate dalla voce di eterei “lupi solitari”, affezionarsi alle voci senza volto di chi stava dall’altra “parte” della scatola magica, seguire le notizie locali grazie a radiogiornali impastati di cadenze e dialetti regionali. Il tempo poi fece il suo doloroso dovere e spazzò via tutto, lasciando il testimone, si fa per dire, al vortice irruento prima dei grandi network e poi di internet.

cms_7390/3.jpg

Siamo passati da un paesaggio in cui ciò che era trasmesso dalla tv era religione, a un immaginario collettivo costruito a forza di interfacce digitali condivise. È il 14° Rapporto Censis sulla Comunicazione a darci uno spaccato su come sia cambiata la nostra dieta mediatica a partire dal 2000, il secolo dei millenials, dei senza radici, dei condannati alla flessibilità lavorativa e fautori dell’individualismo tout court. Il testimone del rilancio di nuovi e vecchi miti è oggi demandato esclusivamente a internet e ai suoi social media, punto centrale nell’immaginario collettivo degli adolescenti e dei giovani. Nonostante i foschi presagi di un futuro già terribilmente presente, nella società italiana, l’unica a resistere in una profetica società liquida è l’istituzione della famiglia, la sola a mettere d’accordo tutte le generazioni, al contrario di giornalisti (vil razza dannata), politici e personaggi famosi, sostituiti da interfacce più à la page come blogger, influencer e youtuber.

cms_7390/4_.jpg

Il totem di ogni tipo di orientamento sociale rimane internet, da tutti inteso come “il mezzo che esercita più di altri un’influenza sui fattori ritenuti centrali nell’immaginario collettivo della società di oggi”. Fortissima, e non poteva essere altrimenti, l’influenza dei social network e, nonostante l’età, della televisione, dato che sottolinea come stiamo vivendo una fase di transizione dal vecchio al nuovo, un passaggio di testimone ancora in atto e non ancora del tutto concluso. Ed è in questa fase che l’individuo situa il suo essere in una scelta dal carattere totalmente individualista in cui lo scatto del selfie diviene base fondamentale di quella narcisistica e ossessiva cura del corpo all’opposto di una ben più solida formazione culturale. Facciamo parte di una cultura che fagocita tutto rapidamente, troppo rapidamente, tanto da non lasciare il tempo di una riflessione, di un’osservazione critica, di un ragionamento.

cms_7390/5.jpg

È il tempo dell’informazione che passa da Facebook, preconfezionata e tagliata a seconda dei gusti personali per tre quarti di under 30; della disintermediazione digitale, in grado di rimodellare vecchie e consolidate abitudini quotidiane grazie all’home banking e allo shopping online; della post-verità e delle fake news, foriere per molti di generare neo populismi e di affossare definitivamente il dibattito pubblico; del boom del mercato degli smartphone, oggetto non solo di culto, ma appendice necessaria e vitale per ognuno di noi. E che importa allora se crolla la spesa per libri e giornali, vittime collaterali del nuovo che avanza, quando si spalanca davanti a noi il paradiso delle opportunità? Per fortuna rimane un ultimo bastione, fede incrollabile per milioni di italiani che non rinunciano nonostante la digital transformation a quella scatola magica ancora in grado di regalare emozioni: la radio, ultima sopravvissuta e highlander in un panorama camaleontico e in continua trasfigurazione sociale.

Andrea Alessandrino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos