Dalla sanità del sud le nuove frontiere dell’oncologia

Un trattamento pre-intervento per ridurre masse tumorali a Napoli e le conferme importanti sul fronte della ricerca a Bari

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Se volessimo scattare un’istantanea, sul fronte della sanità, alle due maggiori città del Sud, l’immagine sarebbe quella di prestigio dei più grandi luoghi di ricerca scientifica. Bari e Napoli sono protagoniste infatti, in queste ore, di importanti traguardi destinati a rimodulare le cure per i pazienti oncologici.

Dall’oncologico di Bari “Giovanni Paolo II” arriva la conferma di quanto emerso nel resto d’Italia, nell’ambito degli studi “Going Lean” e “Scuba”, condotti in tre anni da Business Integration Partners con il sostegno di Roche Spa: accertati, a parità di efficacia, tutti i vantaggi derivanti dall’impiego dei cosidetti “farmaci intelligenti” in formulazione sottocute, rispetto al tradizionale impiego endovenoso.

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La riduzione dei costi sociali e i cospicui risparmi economici per l’intero sistema sanitario regionale vanno di pari passo con la prioritaria sicurezza per malati e operatori, mettendo tutti d’accordo. La possibilità, inoltre, di riuscire a dimezzare i tempi di permanenza del day hospital è un beneficio impagabile per il paziente oncologico e per i familiari che devono assisterlo nella cura. Il risparmio, nella cifra di tempi e costi, si traduce sostanzialmente in un maggior numero di terapie erogate ogni anno.

Si tratta di formulazioni sottocutanee predosate, grazie al cui impiego diminuisce del 70% il rischio clinico in tutte le fasi del trattamento, e conseguentemente anche il potenziale contenzioso medico-legale.

cms_9434/3v.jpg“Abbiamo creato un’agenda informatizzata – ha commentato Antonio Delvino, direttore generale dell’Istituto Tumori di Bari – disegnata per migliorare le attività dei clinici e del personale infiermeristico, differenziando i flussi del paziente. L’agenda permette la definizione e l’ottimizzazione di percorsi specifici per tipologia di paziente attraverso la gestione di spazi fisici, risorse produttive, tipologie di visite e terapie, come pure informazioni sul paziente”.

Delvino ha spiegato come la ricerca abbia puntato su due elementi principali per riuscire ad ottimizzare le risorse e migliorare la performance del Day Hospital: “In primo luogo, abbiamo dato a ogni poltrona una programmazione precisa in un sistema di prenotazioni paragonabile a quello di un treno. In secondo luogo siamo riusciti ad introdurre il ruolo dell’infermiere di programmazione, dedicato esclusivamente alla gestione delle prenotazioni. Gli aggiustamenti avverranno con il ‘treno in corsa’, al momento siamo a 150 preparazioni al giorno contro le 85 di prima, e abbiamo ancora notevoli margini di miglioramento. Occorre puntare a investire sulla qualificazione professionale anche con corsi di formazione e di aggiornamento”.

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Soddisfazione nelle stesse ore all’Istituto Nazionale Tumori “G. Pascale” di Napoli, dove è stata sperimentata una nuova formulazione capace di ridurre la massa tumorale presente in un seno fin quasi a “scioglierla”.

Si tratta di due farmaci biologici già utilizzati attraverso lunghe infusioni e per la prima volta uniti in un’unica formulazione che, iniettati attraverso una rapida puntura sottocutanea prima dell’operazione chirurgica, è in grado di ridurre in maniera quasi completa la massa tumorale.

Michelino de Laurentiis, direttore dell’Oncologia senologica del Pascale, ha spiegato all’ANSA di cosa si tratta: “Abbiamo unito due anticorpi monoclonali in una sola iniezione di pochi minuti, e questa nuova formulazione è una novità assoluta mondiale. Viene somministrata in pazienti con tumore HER 2 positivo, prima dell’intervento vero e proprio e riduce nel 95% la massa. Addirittura nel 70-80% dei casi riesce a farla sparire del tutto”.

I due farmaci biologici, Trastuzumab e Pertuzumab, in combinazione creano la soluzione di endovenosa per il trattamento del cancro al seno che, seppur non rimborsata dal Servizio Sanitario, viene già effettuata attraverso protocolli sperimentali presso centri di elevata specializzazione. A beneficiarne sono al momento le pazienti che presentano un tumore alla mammella di tipo HER2 positivo, che colpisce ogni anno in Italia circa 10mila donne in ragione del 20% dei 56mila tumori mammari diagnosticati.

Il nuovo protocollo ha portato l’oncologico “Pascale” ad essere il centro italiano con il più alto numero di protocolli terapeutici innovativi su questo tipo di tumore: 60 sono quelli coordinati proprio dal professor Michelino De Laurentiis.

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Questa è l’istantanea che a noi piace offrire dell’Italia: un Paese che azzera l’atavico divario tra nord e sud e che viaggia concretamente ad un’unica velocità verso i traguardi prestigiosi di una sanità e di un welfare degno delle sfide del futuro.

Maria Cristina Negro

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