Daniel Cameron, la nuova generazione repubblicana

Il General Attorney del Kentucky parla alla convention al posto di Pompeo

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In occasione della seconda serata della convention repubblicana, a sorprendere le aspettative del grande pubblico - che attendeva sul palco il vice e fidato Mike Pompeo - è stato il 51° procuratore generale del Kentucky, l’afroamericano Daniel Cameron. Una mossa strategica a supporto della candidatura di Trump nella corsa alla Casa Bianca, considerando che la conquista anche parziale dell’elettorato afroamericano, storicamente fidelizzato alle cause democratiche, costituirebbe un elemento determinante per i sondaggi.

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"Joe Biden è un uomo che pensa all’antica - sostiene Cameron, lanciando il suo affondo - ma il mondo ha bisogno di una leadership affamata di futuro. Non c’è alcuna saggezza in quello che ha raggiunto nella sua vita, solo tracce di idee screditate e frasi offensive". Tali affermazioni fanno riferimento anche alla pressione sociale e storica che incombe sui componenti della minoranza afroamericana, di cui si presume una naturale convergenza verso il partito democratico, data per scontata quasi assiomaticamente. Al contempo ha espresso fermamente la contrarietà alla cancel culture, all’atteggiamento negazionista che spesso brulica nell’ambiente conservatore. "Signor vicepresidente, guardami, sono nero" dice d’effetto Cameron, imponendosi come nuova punta di diamante del partito repubblicano. "Non siamo tutti uguali, signore, non sono in catene, noi ragioniamo con la nostra testa e non potete dirci come votare a causa del colore della pelle".

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Naturalmente non sono mancati i riferimenti alle proteste razziali e al movimento del Black Lives Matter. Allo stesso tempo, per quanto come nuova figura di spicco nel quadro repubblicano Cameron possa rappresentare una manifestazione della volontà di creare una significativa breccia rispetto ad un repubblicanesimo poco lanciato verso le questioni di carattere sociale, non è possibile sorvolare sul modus operandi assunto dall’amministrazione Trump per contrastare le proteste scaturite dalla brutale esecuzione di George Floyd, violentemente represse… così come non è possibile che il sistema istituzionale continui ad accettare l’impunità dei trattamenti discriminatori da parte delle forze di polizia nei confronti della popolazione nera, di cui tutti siamo testimoni quotidianamente. I video amatoriali di denuncia diffusi in rete dimostrano una presa di coscienza importante da parte dell’opinione pubblica, la quale non è più disposta a voltare lo sguardo dall’altra parte.

Federica Scippa

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