Dimmi che foto pubblichi e ti dirò se sei depresso

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Sui social tutti felici e contenti, nella vita tristi e angosciati. Basta farsi una scorsa sui profili di molti di noi, popolo sterminato di Facebook, per scoprire che la nostra vita, almeno quella virtuale, sembra essere contrassegnata da aspetti positivi e di giornate all’insegna dei sorrisi e della spensieratezza da selfie. Ogni giorno riempiamo le nostre bacheche e altrui di immagini festose e sorrisi ebeti con sfondi paesaggistici meravigliosi, sintomo di gente sempre alla ricerca di esperienze nuove.

cms_7346/2.jpgLa scienza però ha voluto rompere l’incantesimo, e ha voluto capire se pubblicare continuamente proprie immagini online potrebbe essere etichettato come un segnale di depressione. Un team di ricercatori dell’Università di Harvard insieme ai colleghi di un Ateneo del Vermont ha svolto uno studio che ha preso in esame quasi 44mila scatti effettuati da parte di oltre 160 utenti attivi sui social network, al cui interno erano anche compresi soggetti con una diagnosi medica legata a una sintomatologia depressiva. Gli studiosi hanno esaminato i post degli utenti grazie a un particolare tipo di software in grado di identificare in anticipo i sintomi della patologia. La scoperta è stata sorprendente: il programma ha individuato nel 70 per cento dei casi, sintomi depressivi in chi pubblica foto sui social. Non si tratta però di foto qualsiasi, in quanto le immagini hanno particolari delle particolarità: in genere sono scure, non hanno filtri applicati, contengono volti di persone e tendono ad attrarre più commenti da altri utenti depresso andanti rispetto a commenti di soggetti che non manifestano problemi afflittivi. La possibilità che attraverso le nostre azioni e attraverso ciò che continuamente pubblichiamo sui social si possano dedurre risultanze medico-scientifiche importanti, sembra essere un fattore dotato di una grande potenzialità.

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Quotidianamente pubblichiamo un numero impressionante di dati personali sulle pagine dei social di tutto il mondo. La mole di contenuti non solo è oggetto di interesse da parte di studiosi come sociologi, antropologi e massmediologi di tutto il mondo in grado così di studiare le risultanze socio-comportamentali di noi tutti, ma può essere una possibilità importante anche per molti professionisti della medicina e di esperti di particolari tipi di patologie comportamentali per analizzare ed evidenziare eventuali segni e segnali di problemi relativi ad alcune malattie fisiche e mentali. L’analisi dei nostri modi di operare e di esprimerci attraverso i social potrebbe ovvero salvare la vita a molte persone grazie ad algoritmi in grado di analizzarli. Utile sarebbe mettere in contatto il potenziale paziente con il proprio medico il quale, magari attraverso un’app, può segnalarci rischiosi cambiamenti nel nostro comportamento prima ancora che ce ne rendiamo conto. Vale la pena avvisare Zuckerberg, a meno che non ci abbia già pensato.

Andrea Alessandrino

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