Disturbi psicologici generalizzati scaturiti dal lockdown

Uno studio dell’Istituto Mario Negri, riporta le maggiori cause influenti

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Gli effetti collaterali del confinamento forzato, a causa delle circostanze avverse dettate dall’emergenza Covid, sono stati raccolti da un’indagine nazionale condotta dal team di Maurizio Bonati, a capo del Dipartimento di Salute pubblica dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, che riporta dati eterogenei circa le complicanze psicologiche sofferte e la loro dipendenza da molteplici fattori. Si parla prevalentemente di disturbi depressivi e sintomi di ansia di moderata e grave intensità, con ripercussioni fisiche correlate nel 4,0% dei casi.

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Come parametro di riferimento,per avere una stima degli effetti psicologici avvertiti dalla popolazione, si è fatto riferimento al ’Covid-19 Peritraumatic Distress Index’ (Cpdi), validato in Italia e in altre nazioni, mentre dal 6 al 20 aprile, l’istituto di ricerca avrebbe fornito un questionario online, con domande sui sintomi fisici testimoniati dai partecipanti, che facevano riferimento al periodo di 14 giorni subito precedente alla compilazione. Sul totale dei 35.011 individui adulti che si sono volontariamente sottoposti all’indagine statistica, e’ risultato, da quanto riportato dal Mario Negri, che "10.540 partecipanti (52,6%) hanno riportato un impatto psicologico nel corso del periodo di quarantena. Più specificamente, 8.897 (44,1%) hanno riportato un impatto psicologico lieve o moderato e 1.081 (5,3%) hanno riportato un impatto grave. Per quanto riguarda il tipo di disagio psicologico, 2.003 (9,9%) hanno riportato sintomi depressivi di moderata-grave entità; 1.131 (5,6%) sintomi moderati-gravi di ansia, e 2.802 (4,0%) sintomi fisici di moderata-grave intensità".

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L’intensità dei disturbi si sarebbe rivelata strettamente correlata con determinati fattori quali: le ristrettezze abitative, il livello di istruzione, lo stato di disoccupato, l’incombenza di ulteriori problemi di salute e il distanziamento sociale per periodi prolungati. È interessante anche sottolineare la diretta proporzionalità tra l’intensità dei disturbi e la vicinanza alle zone rosse della pandemia, considerando che le percentuali salgono vertiginosamente in corrispondenza delle province lombarde; affermano dal Mario Negri la sussistenza di "una correlazione negativa tra il disturbo psicologico e la distanza dal luogo di residenza da una zona rossa (Nembro-Alzano): più distanti, meno sofferenza. Una maggiore prevalenza di distress psicologico è stata rilevata fino a 25 chilometri dalla zona rossa, in particolare di grave sofferenza fino a 15 km".

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Il sesso costituisce un ulteriore fattore influente, con una prevalenza dei disturbi riportata da individui di genere femminile in un rapporto 69% contro 30%; considerando anche la triste situazione delle vittime di violenza domestica che ha avuto un certo impatto sulla percezione dell’esperienza del confinamento forzato. In generale, lo studio riporta che sulla totalità dei campioni, poco più della metà (55,9%) aveva 18-50 anni, il 54,3% aveva un livello di istruzione terziaria, il 69,5% erano lavoratori, l’84,1% viveva in case con 3 o più camere durante la quarantena e il 13,7% viveva da solo. La maggior parte dei partecipanti (90,8%) non aveva avuto nuovi problemi di salute nei 14 giorni precedenti all’intervista e il 63,9% era uscito di casa per fare una commissione nella settimana precedente.

Federica Scippa

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