Duisburg. Dopo dieci anni finisce con l’archiviazione il processo per il massacro Love Parade.

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Si è conclusa una delle vicende giudiziarie più complesse dal dopoguerra a oggi in Germania, si tratta però di uno di quei finali che lasciano l’amaro in bocca.

Il tribunale della città tedesca, Duisburg, a quasi tre anni di distanza dalla prima udienza e in prossimità della prescrizione fissata per il 28 luglio, ha deciso di archiviare il processo per il massacro avvenuto il 24 luglio 2010, durante l’evento Love Parade in cui persero la vita 21 persone.

Nessun colpevole dunque per quella giornata di sole e divertimento trasformatasi all’improvviso in una tragedia per decine di famiglie. Quasi tutte le vittime avevano tra i diciotto e i ventidue anni, e tra di loro c’era anche un’italiana, la ventunenne bresciana Giulia Minola. In molti hanno riportato delle gravi conseguenze fisiche e psicologiche che hanno cambiato le loro vite.

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Per quella catastrofe finirono processati i responsabili dell’organizzazione dell’evento e alcuni dipendenti e del Comune di Duisburg ma per sette di loro, l’archiviazione era già scattata nel febbraio 2019.

Ora con la fine del processo e la sua archiviazione, è arrivato il colpo di grazia sulle speranze di giustizia per chi quel giorno di dieci anni fa, ha perso un figlio.

“Non so dire neanche’io come mi sento” è il commento di Nadia Zanacchi, la madre di Giulia. “Sapevamo che sarebbe finita così, ma quando poi succede davvero, è diverso. È come se avessi esaurito la forza di avere dei pensieri”.

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La tragedia avvenne quando la folla per partecipare all’evento si assiepò nell’unica via d’accesso, il tunnel Karl-Lehr, lungo 400 metri e largo quasi 18 metri.

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La manifestazione techno avrebbe dovuto essere limitata a 250mila persone, mentre si è invece trasformata in un megaraduno con circa 1,4 milioni di partecipanti, tuttavia quel maggiore afflusso di giovani, poteva essere facilmente previsto poiché quelle pacifiche sfilate gratuite al ritmo di musica tecno richiamavano sempre milioni di partecipanti. Gli organizzatori, proprio in virtù delle esperienze degli anni precedenti, avrebbero dovuto saperlo e soprattutto pensare che quell’obbligato passaggio di migliaia di persone sotto a un tunnel sarebbe stato pericoloso.

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Il sindaco di Duisburg, era stato inoltre già qualche mese prima avvertito che il luogo individuato per la Love Parade era troppo piccolo per un evento del genere, tuttavia non vi rinunciò poiché gli premeva molto dare un nuovo volto alla città che amministrava e non disponeva di spazi alternativi. Quella città doveva finalmente presentarsi sotto una luce nuova: moderna, giovane, alternativa, non più come un grigio centro nel pieno della Ruhr con una storia fatta di carbone e acciaio e un futuro ancora tutto da definire e così, nessuno dei responsabili si è soffermato più di tanto a prevedere i rischi che una partecipazione così massiccia in quello spazio avrebbe potuto rappresentare.

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Dal giorno della catastrofe amministratori comunali e organizzatori si sono rimpallate le responsabilità e così mentre alcune persone finivano sul registro degli indagati, nella cittadina tedesca veniva organizzato un referendum popolare per la cacciata del Sindaco, di fatto poi concretizzata appena qualche tempo dopo.

Il mega-processo, le cui udienze per motivi di spazio si tennero nel centro congressi della Fiera di Duesseldorf, iniziato nel dicembre 2017 ha in questi dieci anni, raccolto la testimonianza di cinquantanove testimoni e otto esperti.

Durante tutto il processo l’accusa ha sostenuto che l’inadeguatezza del sistema di accesso e uscita pianificato dall’organizzatore avesse avuto un ruolo fondamentale nel provocare il panico e, per sostenere la sua tesi, si è basata principalmente sull’opinione del ricercatore di panico britannico Keith Still.

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Già lo scorso anno però il procedimento giudiziario aveva registrato una prima archiviazione per sette di dieci imputati, stabilendo di non procedere per "colpa limitata". In altre parole: non era stato possibile determinare con certezza una colpa, in mancanza della quale permane la presunzione d’innocenza. Negli ultimi mesi, a sedersi sul banco degli imputati solo tre tra i principali collaboratori della Lopavent, l’agenzia che aveva organizzatrice dell’evento, rispettivamente di quarantatré, sessanta e sessantasette anni.

Il mese scorso era stata infine proposta l’archiviazione anche di questi ultimi con l’accordo della stessa Procura: tra le motivazioni, le limitazioni imposte dalla pandemia da coronavirus - che, di fatto, ha mandato all’aria tutta la programmazione del processo, con una delle giudici finita in quarantena - nonché dalla probabile prescrizione delle accuse per omicidio colposo in scadenza alla fine di luglio. I congiunti delle vittime avevano espresso la loro contrarietà, ma la loro posizione non è giuridicamente vincolante.

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La Love Parade era una grande festa popolare nata a Berlino nel 1989: richiamava giovani di tutto il mondo a ballare per strada, e si era tenuto anche in altre città, non solo in Germania. Dopo il disastro di Duisburg, il 24 luglio 2010, non c’è stata nessun’altra edizione.

Quel luogo triste e desolato è oggi preso in considerazione per l’eventuale costruzione del più grande outlet di stilisti tedesco ma gli abitanti della città non sono affatto d’accordo.

Gianmatteo Ercolino

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