E’ INIZIATA LA SESTA ESTINZIONE DI MASSA SULLA TERRA

La vita sulla terra sarebbe a serio rischio secondo uno studio condotto da tre università statunitensi

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La causa della prossima, della più grande estinzione di massa conosciuta dalla Terra, potrebbe essere l’uomo. Cambiamento climatico, inquinamento, deforestazione ci starebbero infatti conducendo verso una nuova fase di estinzione di massa, la sesta per il pianeta Terra. Gli umani potrebbero essere tra le prime vittime, 65 milioni di anni dopo l’evento che cancellò i dinosauri.

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Non si tratta di fantascienza ma dell’esito di uno studio condotto da tre rinomate università statunitensi, Stanfort, Princeton e Berkeley, secondo le quali anche l’uomo potrebbe essere coinvolto in questa nuova era diestinzione, proprio come avvenne con i dinosauri 65 milioni di anni fa. Secondo quanto verificato dai tre atenei, i vertebrati, famiglia alla quale appartiene anche l’uomo, stanno scomparendo con grandissima rapidità, ad un ritmo 114 volte superiore a quanto ci si aspetterebbe. E, questa volta, sarebbero proprio gli esseri umani la causa della loro stessa fine.

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Da poco più di un secolo l’uomo ha iniziato a sfruttare intensamente le risorse naturali non rinnovabili, in particolare i combustibili fossili, introducendo nell’ atmosfera 3 miliardi di tonnellate di polveri e 24 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, da 300 a 500 volte di più di quello che fanno tutte le sorgenti naturali messe insieme, comprese le più violente eruzioni vulcaniche. La situazione ora è drammatica, e sembra destinata a peggiorare con la scomparsa totale di alcuni habitat. Al tasso attuale la stima più probabile è che stiano scomparendo circa 27.000 specie all’anno. La perdita di biodiversità iniziata più di un secolo fa, infatti, ha accelerato la sua corsa fino a raggiungere un ritmo 1000 volte superiore a quello naturale. Una catastrofe mai vista prima se si pensa che a causare le crisi precedenti ci sono voluti svariati milioni di anni e delle imponenti catastrofi naturali. La perdita degli habitat naturali gioca un ruolo determinante: minaccia infatti l’86 per cento degli uccelli e l’88 per cento degli anfibi. Secondo la Food and Agricultural Organization (Fao) ogni anno dal 1990 c’è stata una perdita di 14 milioni di ettari di foresta per un totale di 4 miliardi. La maggior parte di questa cifra riguarda foreste tropicali, rifugio di più del 50 per cento dei vertebrati conosciuti, del 60 per cento delle specie vegetali e del 90 per cento del numero totale di specie presenti sul pianeta.

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L’allarme, dunque, è enorme. In più, diversamente da quanto affermato a proposito delle cinque estinzioni passate, in questo caso, si ha a che fare con un processo che, oltre ad avere ovvie implicazioni ecologiche, assume anche una valenza etica e culturale che non si può trascurare. Ci si chiede infatti se sia giusto che l’uomo dilapidi la ricchezza biologica del pianeta senza pensare alle sue responsabilità nei confronti della sopravvivenza della natura e delle generazioni umane future. L’uomo dovrebbe piuttosto cominciare a pensare, prima che sia troppo tardi, a un nuovo modello di sviluppo e di solidarietà che eviti gli irrimediabili guasti ambientali provocati dalla sua ossessione produttiva e dalla sua voracità consumistica. Ma in un mondo guidato da uomini e da governi che non riescono a mettersi d’accordo su nulla, o quasi, sembra proprio impossibile.

Mary Divella

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