E’ TEMPO DI UNA HAUTE COUTURE “NORMCORE” ED ATTENDISTA?

A Parigi sfila l’alta moda primavera-estate 2022

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Parigi resiste alle bordate della pandemia, anche se i dati non sono confortanti, lo scorso ventiquattro gennaio ha avuto inizio la fashion week dedicata alle collezioni di haute couture per la prossima primavera-estate. Sono stati quattro giorni intensi, ma ancora una fashion week in versione ibrida, tra fashion show live e quelli in digitale, molti sono stati i forfait, tra i più chiacchierati, quelli della maison Margiela e quello della maison Giorgio Armani Privé. Ma, per contraltare, ci sono stati grandi, ma pochi ritorni come quello della maison Valentino, dopo due anni di assenza da Parigi e quello della maison Balenciaga, che ritorna in calendario dopo più di cinquant’anni di assenza, ma non in questa edizione. Ci sono state maison, come Dior e Chanel, che sfidando la pandemia, hanno trovato una nuova via oltre il fortait e il digitale. Le due maison, nella stessa giornata, hanno presentato due volte le loro collezioni, un fashion show doppio a distanza di poche ore, così da poter diluire gli ospiti e il rischio di contagio. La maison, Jean Paul Gaultier ha svelato il nome del designer del progetto di investire su un designer sempre diverso per ogni collezione, questa volta è toccato al belga, Glen Martens che già nel lontano 2008 aveva collaborato, come junior designer, con la maison per la creazione della pre-collezione donna. La domanda più ricorrente che mi sento porre è: “ma cos’è l’haute couture?” L’haute couture è certamente il sublime esercizio stilistico di rendere concreto un sogno fatto di capi unici, è certamente un sogno per pochissime donne, è certamente la celebrazione di sarte, ricamatrici, del fatto a mano, dell’alta artigianalità che, attraverso ore e ore di estenuante lavoro, danno vita a capi magnifici, è certamente il momento più divertente e liberatorio per i designer che, liberi dal mercato e dai trend, possono dare libero sfogo alla loro creatività e fantasia. Quest’anno però, forse causa pandemia con i suoi inevitabili cambiamenti di stili di vita, sono stati molti i designers che hanno abbandonato la teatralità, il surreale, l’ostentazione a tutti i costi per ripensare ad un sogno che si avvicina al “normcore”, ad una normalità che, oggi più che mai, ci sembra il lusso più grande da possedere. Molte sono state le collezioni che hanno camminato nel sentiero dei codici identificativi della maison, vedi Chanel e Dior, pochi sono stati i “lampi” creativi che hanno illuminato la ville lumiere. La maison che ha continuato nel solco della pura creatività e dello stupore è stata la maison Schiapparelli che, anche in questa collezione, ha reso omaggio al surrealismo della sua fondatrice, Elsa Schiapparelli. La maison che ha reso l’haute couture quello che deve essere: una perfetta sintesi tra sogno e realtà è stata la maison Valentino dimostrando, ancora una volta, che il designer Pierpaolo Piccioli resta il più bravo designer su piazza.

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Ad aprire la fashion week dedicata all’haute couture, come già da alcuni anni, è stato il fashion show della maison Schiapparelli che ha mandato in passerella, attraverso il geno creativo del suo designer, Daniel Roseberry abiti che sembrano sculture, incrostati da pietre preziose, ricami e gioielli che sono oro fuso. I tessuti, di contro, sono impalpabili come il raso di seta, lo chiffon, le crinoline, anche la pulizia delle linee, si contrappone all’idea di opulenza, la palette colori è volutamente basic e old style: nero, beige e oro. L’essenziale trova la sua dimora nelle linee, nei tessuti e nei colori, per poi espandersi nell’esagerazione dell’oro, dei gioielli, degli accessori. E’ stata una collezione volutamente surrealista, un riuscitissimo esercizio creativo, ma se in tempi passati tutto questo poteva essere celebrato e Daniel Roseberry essere considerato un degno continuatore della filosofia Schiapparelli, oggi è sembrato tutto too over the top e fuori dal momento storico che stiamo vivendo, anche per una collezione di haute couture.

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La designer della maison Dior, Maria Grazia Chiuri mette da parte il suo spirito femminista ed egualitario per creare una collezione sofisticata, elegante nella pulizia delle linee e della palette colori che ci riporta al classico allure del suo fondatore, Christian Dior e non è un caso che il fashion show è andato in scena al museo Rodin che è un inno al classicismo. Il prezioso fil rouge della collezione è il ricamo, re indiscusso dell’haute couture e grande ossessione della Chiuri, il ricamo ha contaminato l’intera collezione: gli abiti, le scarpe, le borse, le calze. Una collezione che è stata una celebrazione del ricamo come opera d’arte ed un omaggio sincero a chi rende possibile, attraverso un lungo e paziente lavoro, che il sogno abbia un “corpo” altrettanto straordinario.

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Tra le fortunate invitate al fashion show di Dior c’era anche Beatrice Borromeo, eletta la royal più chic d’Europa, che anche questa volta non ha smentito la sua innata eleganza ed allure. La Borromeo era bellissima e super chic nel suo outfit total white abbinato ad accessori nude, collant compresi. Ho volutamente mettere la foto della Borromeo per evidenziare quanto sia opinabile il concetto di brutto, perché se i collant nude sono considerati, da sempre, la morte del fashion, è altrettanto vero che nel giusto outfit possono trasformarsi in un elemento cool come ci dimostra Beatrice Borromeo.

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Anche la collezione della maison Chanel, per mano della designer Virginie Viard è stata all’insegna del ritrovarsi nei codici distintivi dell’eleganza della maison e nei capi basic tanto cari all’iconica mademoiselle Coco. Una collezione attendista di tempi migliori e più spensierati che, nel frattempo, ha poca voglia di sognare e si rifugia nella sicura e concreta eleganza che prende corpo nel tweed, nei tailleur, nella stampa a righe, nelle paillettes, nei ricami, nel tulle e nello chiffon per gli outfit serali. L’iconica scarpa bicolore pensata da mademoiselle Coco, nell’idea della Viard, ha un nuovo tacco a cono, e non più quadrato, ma sempre di cinque centimetri (per Coco Chanel sono cinque i centimetri più eleganti e quelli perfetti per la vita quotidiana). L’unica sorpresa dello show è arrivata dall’entrata, in sella ad un cavallo, di Charlotte Casiraghi (brand ambassador), prima al passo e poi al trotto, prima che lo show iniziasse, in un Grand Palais trasformato in un percorso equestre. Per il resto tutto molto bello, ma tutto molto, forse troppo, attendista e non pontiere di tempi migliori.

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Con il titolo: “Anatomy of couture” la collezione di haute couture della maison Valentino presentata nel suo atelier di Place Vendome è un susseguirsi di outfit che hanno un importante fil rouge: lo studio e l’adattarsi dell’abito alle diverse silhouette delle modelle e non viceversa, tutte scelte con bodyshape diverse, tutte uniche, tutte rappresentanti delle diverse identità e personalità delle donne, se pur fortunate nel potersi permettersi un abito di haute couture, sparse nel mondo. E’ stata una sfilata con codici d’altri tempi, quando le sfilate si svolgevano negli atelier delle maison senza il bisogno di grandi effetti scenici, quando gli invitati potevano ammirare da vicinissimo gli abiti, quando gli abiti erano perfetti, sontuosi e dal glamour senza tempo. La collezione è regale, ma contemporanea, fresca e proiettata verso il futuro, la palette colori ha nuance dalla cromia vivida e fresca come l’azzurro cielo, il fuxia, il giallo, il rosa baby, l’iconico rosso Valentino che vengono perfettamente rarefatte dalle nuance più easy come il beige, il tortora, il bianco, il grigio, il blu, il nero. I preziosi ricami, la leggerezza dello chiffon, l’allegria delle paillettes sono quel twist contemporaneo di una collezione che contiene tutte le peculiarità dell’haute couture: i tagli impeccabili, i tessuti preziosi, la regalità del fitting perfetto. Pierpaolo Piccioli ha deciso di non piegarsi al “normcore” e allo spirito attendista di tempi migliori dando vita alla collezione più glamour e più applaudita della fashion week parigina.

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La fashion week parigina dedicata alle collezioni di haute couture per la prossima primavera-estate si è conclusa con la sfilata della maison Fendi, una collezione creata dal designer, Kim Jones. La location è spettacolare, nelle sale del palazzo Brogniart le modelle hanno sfilato al buio dove troneggiava una cattedrale virtuale sospesa in aria. Il buio è il fil rouge di una collezione d’ispirazione fortemente dark-chic e la prova ne sono i primi outfit che hanno sfilato in rigoroso total blak. Nonostante sia una collezione pensata per la bella stagione, il mood è crepuscolare, misterioso, barocco. Gli abiti, le cappe e i collant sono intarsiati con preziosi ricami ed illuminati da micro paillettes che sembrano luce liquida. La palette colori è cromaticamente satura e misteriosa fatta di tanto nero, blu notte, viola, rosso cremisi, l’unica chance data alla luce è il total white. Gli stivali hanno plateau importanti e tacchi trasparenti, è stata una collezione di forte impatto visivo, molto nel mood del designer, glamour, valorizzante per molte silhouette, ma francamente troppo dark per una stagione, come quella estiva, che evoca luce e leggerezza sembra stridere. Detto ciò a Parigi sono due le maison a vincere lo scettro dell’haute couture, e sono italiane: Valentino e Fendi.

T. Velvet

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