E-STATE IN ITALIA - VIII^- LAZIO

Tra castelli e fortezze le orme inquietanti di storie sinistre

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Andando per borghi e castelli, noti e meno noti tutto il fascino di notti fantastiche e…indimenticabili

Nel Lazio di borghi e castelli ce ne sono moltissimi, alcuni davvero molto noti per la loro importanza storica e artistica, altri forse meno conosciuti: tutti racchiudono segreti e leggende incredibili.

Castello di Vicalvi

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Questo magnifico castello longobardo, risalente all’XI secolo, si dice sia infestato dal fantasma inquieto di una giovane donna, Alejandra Maddaloni, vissuta tra il XVII e il XVIII secolo e consorte del castellano dell’epoca. Di questa donna non si sa nulla, in quanto non è citata nei documenti storici e nei nomi dei feudatari possidenti del maniero. Di lei si conoscono solamente le attività extraconiugali che era solita perpetrare durante le lunghe assenze del marito, impegnato in alcune guerre. La donna seduceva giovani uomini che, dopo una notte di fuoco tra le lenzuola, sparivano misteriosamente. Le dicerie crebbero e dopo che il marito scoprì la verità, rinvenendo anche icadaveri orrendamente mutilati dei giovani uomini che un servo fidato della moglie seviziava per nascondere tutte le prove, Alejandra fu incatenata dentro una torre e murata viva.

Il castello è ancora scenario di orribili suicidi di giovani uomini… Spettro o non spettro il mistero permane e il conturbante magione è continuamente indagato dagli esperti del paranormale. Tra sondaggi e sopralluoghi una declaratoria di censura o assoluzione che metta tutti d’accordo tarda a venire. Nelle more lasciamo intonsa la leggenda e le visioni di quanti affermano di aver visto apparire una donna dai lunghi capelli corvini al suon di catene…

Castello di Fumone

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Nella millenaria storia del Castello di Fumone un ruolo di primo piano giocano le numerose leggende legate alla presenza di fantasmi. Ce ne sarebbero addirittura diciotto! Questo, secondo gli addetti ai lavori, lo rende il luogo più “infestato” della Penisola. La lunga serie inizia dal XII secolo con la vicenda dell’arcivescovo Maurizio Burdino che, nel corso delle aspre lotte per il potere papale, con un colpo di mano si proclamò antipapa e prese il nome di Gregorio VIII. Fu scomunicato dal papa legittimo, Callisto II, fatto prigioniero e sottoposto all’umiliazione di girare per Roma coperto da insulti, pietre e frustate, seduto al contrario su un cammello e vestito di pelle di caprone. Tra le varie prigioni dove fu incarcerato c’è anche il Castello di Fumone, dove ancora oggi troviamo una lapide che ne ricorda non solo la detenzione, ma anche la morte e sepoltura avvenute nel 1124 ma nel castello la sua tomba non è mai stata trovata. Da altra testimonianza risulterebbe che in realtà morì tredici anni dopo, nel 1137, a Cava dei Tirreni.

Al castello è legata anche la figura di Celestino V, il primo papa ad essersi dimesso dalla carica. Nel timore che potesse ripensarci e reclamare il trono di Pietro, il suo successore, Bonifacio VIII, pensò bene di imprigionarlo nel Castello di Fumone. Poco prima di morire sulla porta della sua cella apparve una croce splendente sospesa in aria. Fu questo miracolo a decretarne, pochi anni dopo la morte, la beatificazione.

Nel castello c’è il Pozzo delle Vergini in cui venivano gettate le fanciulle che non giungevano illibate al matrimonio.

La leggenda forse più impressionante riguarda gli antenati degli attuali proprietari del castello, i marchesi Fabio e Stefano Longhi de Paolis. Questa antica famiglia nobile entrò in possesso del castello alla fine del Cinquecento. A metà dell’Ottocento il marchesino Francesco Longhi, unico e sospirato erede maschio in mezzo a sette sorelle morì misteriosamente alla tenera età di tre anni. La madre, la duchessa Emilia Caetani, impazzì dal dolore al punto che fece imbalsamare il corpicino del figlio per continuare a stare insieme a lui, e far ridipingere tutti i loro ritratti colorando di nero i vestiti e gli sfondi e cancellando qualsiasi espressione di gioia.

Un gruppo di Ghost Hunters di Roma avvalendosi di rilevatori strumentali ha rilevato all’interno del castello la presenza di cariche energetiche inspiegabili.

Castello di Bolsena

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L’edificio medioevale fu edificato su volontà di Papa Adriano IV nel 1156. Alla sua bellezza fa da contrappeso un’intricata storia di presenze tenebrose.

All’interno del castello furono ritrovate delle ossa umane. Si trattava dei resti di uno dei maggiorenti della zona, ucciso per essersi ribellato ai soprusi del cardinale Tiberio Crispo. Nel meraviglioso salotto dalle pareti affrescate, detto sala del fantasma, sono tanti a dichiarare di sentirsi osservati da una presenza inquietante. Agli amanti delle emozioni forti consiglio di visitare l’isola Martana, la mezza luna nel centro del lago: luogo bucolico e affascinate dove vive il fantasma della regina Amalasunta, sovrana ostrogota che per via di crudeli giochi di potere fu spodestata e reclusa su quest’atollo. Nell’aprile del 535 venne strangolata dal cugino. Lo spettro della donna tradita non si dà pace e infesta l’isola ancora oggi. La si sente urlare mentre spira il vento di tramontana e spesso viene vista vestita da dama mentre passeggia tra le nebbie.

Castello di Santa Severa

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Non lontano da Roma il castello, edificato nel XII secolo, si affaccia sul mare. E’ uno degli edifici più belli della penisola, non a caso dimora del fantasma di un bellissimo cavaliere. Sono numerosi i fenomeni misteriosi anche perché il maniero è stato costruito sui resti di un cimitero del 1300. Scavando nelle fondamenta sono state ritrovate oltre cento tombe, tra cui una particolarmente inquietante con uno scheletro inginocchiato, probabilmente sepolto vivo. Il miserabile spettro di questo povero uomo non trova pace e, considerando il modo in cui è stato ucciso, è comprensibile. Pare che non sia l’unico spirito perché varie presenze si aggirano dando segni vigorosi di sé: i visitatori dichiarano di sentire colpi alle porte, di subire strattonate, di vedere gli arredi che si spostano lungo le stanze mentre sagome azzurre e fuochi si coniugano con voci sinistre.

Castello di Rocca Sinibalda

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Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, la storia del castello è una nebulosa di suggestioni. Poche notizie certe, vuoti di secoli, autori dubbi, proprietà confuse e che spesso non coincidono col possesso reale, nomi di famiglie che si intrecciano e si avvicendano mentre castello, marchesato e principato rimangono di fatto spesso nelle stesse mani. Unici dati certi: il castello nasce come rocca militare e deve il suo nome a Sinibaldo, conte e rettore della Sabina tra il 1058 e il 1065. Si sa poco delle vicende del castello nei secoli successivi. Da qui in poi alterne vicende, passaggi di proprietà (monaci benedettini di Farfa, famiglie Buzzi e i Brancaleone di Romancia, Cesarini, i Mattei, i Lante della Rovere, i Muti-Bussi, i Lepri) ed episodi drammatici, come dilapidazioni, incendi, abbandoni e saccheggi non hanno permesso una ricostruzione storica chiara. Ad ingarbugliare la storia misteriosi fantasmi notturni non incoraggiano gli incauti visitatori ad approfondire sopralluoghi e ricerche.

Castello ducale a Monte San Giovanni Campano

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In origine era di proprietà dei Conti d’Aquino ed è famoso, oltre che per la sua maestosità, anche per essere stato luogo della prigionia di San Tommaso d’Aquino. Le prigioni del castello Ducale di Monte San Giovanni Campano sono oggi visitabili e una di questa è stata trasformata anche in cappella. La sua fondazione risale al 1110 e ebbe un ruolo strategico importante nella difesa dello stato pontificio in questa zona del Lazio. Il castello ha una torre quadrata e una pentagonale, e sotto la torre c’è anche un battistero. Adiacente al maniero c’è il palazzo ducale.

Castello di Collalto

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L’antico Borgo di Collalto Sabino possiede un castello di grandi proporzioni munito di alte torri merlate - che incombono sulla vallata circostante - ed una collegata struttura (anch’essa fortificata) di caratteristiche più residenziali. Vi si aggira una fantasmina: la Marchesa Cavalletti, moglie del Conte Corvin Prendoswki che nel 1858 subentrò, come proprietario, ai Barberini. Durante le notti,si sentono bisbiglii provenienti da una bifora a forma di chiave da dove la Marchesa, donna molto riservata secondo i racconti storici, osservava chi entrava e chi usciva dal Castello. Alla sua voce si aggiungono quelle di altre anime buone amanti di compagnia. In realtà la storia del castello, al pari di quella di tutti, è costellata da delitti e misfatti. Primi Signori di Collalto furono Pandolfo e Rainaldo, poi Oddone e Ludovico. Quindi i Mareri, grandi incastellatori medioevali. Nella prima metà del 1500 appartenne ai Savelli, nobili romani. Nel 1564 Cristoforo Savelli, perseguitato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di Piero, famoso banchiere fiorentino, che fu esponente di primo piano nell’opposizione al regime tirannico dei Medici. Roberto Strozzi fu il primo restauratore del castello ma venne a morte e il castello fu venduto ad un altro nobile fiorentino: Alfonso Soderini. I Soderini possedettero il castello per due generazioni ma, sopraffatti da debiti, nel 1641 lo misero all’asta. Vinse la competizione, con il principe Borghese, il Cardinale Francesco Barberini, nipote del Papa regnante Urbano VIII. Si aggiudicò l’asta per 102.000 scudi "non come proprietà ecclesiastica ma come privata persona". Nell’atto di vendita sono indicati complessivamente la natura e l’estensione dei diritti baronali: essi consistevano, oltre che nel possesso del territorio, degli insediamenti, dei titoli, anche in estesi poteri giurisdizionali e diritti signorili in genere. Non si fa menzione del "jus primae noctis"..Tutto fu derubato e inviato in Francia da una compagnia di genieri napoleonici di stanza a Collalto negli anni 1798-99. Il castello, dopo la sconfitta di Napoleone, tornò ai Barberini che nel 1858 se ne disfecero. Subentrò, quale proprietario, il conte Corvin-Prendowski, discendente, per ramo polacco, del Re d’Ungheria Mattia Corvino, amico dei Medici e di nascita transilvano. Lo stemma del conte Prendowski è uguale a quello del Re transilvano: un corvo stringente nel becco un anello d’oro.

Castello di Itri

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Voluta dal duca di Gaeta, Docibile I, che fece costruire una torre pentagonale e una cinta merlata. La struttura fu ampliata prima con un’altra torre a base quadrata, e poi nei secoli successivi anche con un torrione cilindrico e un cammino di ronda. Danneggiato durante la seconda guerra mondiale, il castello di Itri ha degli interni caratteristici e una cappella privata dei Caetani. Una leggenda vuole che si sentano lamenti di fantasmi e vedano dei mantelli fluttuare nell’aria. Il torrione cilindrico è detto “Torre del coccodrillo”, perché sembra che ci fosse dell’acqua e un enorme rettile, a cui venivano dati in pasto i condannati a morte.

Castello Caetani a Sermoneta

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È uno dei meglio conservati del Lazio e d’Italia. Sorge nel borgo di Sermoneta, e la sua costruzione risale al XIII secolo quando la santa sede affidò ai baroni Annibaldi le città di Sermoneta e Bassiano. Dall’alto delle sue mura si può ammirare un panorama mozzafiato che si allunga fino al promontorio del Circeo e delle isole ponziane. Il castello ha un torre alta 42 metri ( maschio) e una più piccola (detta maschietto).Al suo interno c’era la chiesa di San Pietro in Corte. Il maniero nel 1297 passò ai Caetani e questi fecero affrescare alcune stanze (Camere Pinte) e crearono la splendida sala dei Baroni. Il castello finì in mano ai Borgia nel 1500, per poi tornare di nuovo ai Caetani. In questo castello – secondo una leggenda – si aggira lo spirito di un bambino, che potrebbe essere il principino ritratto in un quadro posto nella sala del Cardinale.

Antonella Giordano

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