EDITH HEAD LA REGINA DEL GLAMOUR HOLLYWOODIANO

LA DONNA CHE HA CREATO GLI ABITI PIU’ BELLI DELLA STORIA DEL CINEMA

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Per tutte le amanti del cinema, del fashion e del glamour, che spesso vanno a braccetto, il nome di Edith Head non sarà sconosciuto; la Head è stata una leggenda, la costumista più famosa e potente di Hollywood. Edith Head è stata una delle prime costumiste donne, una costumista che sapeva creare empatia con le attrici che volentieri lavoravano con lei, che sapeva mettere a proprio agio le dive che vestiva, raccogliendone confidenze e suggerimenti e che, a differenza dei suoi colleghi uomini, sapeva tener conto delle esigenze delle attrici proprio perché riusciva a mettersi nei loro panni essendo una donna. Edith Head ha creato gli abiti più belli, quelli che sono rimasti nella storia del cinema, gli abiti per le dive più glamour del suo tempo e che senza il suo talento sarebbero state meno belle e decisamente meno glamour. Edith Head è stata la prima a comprendere l’importanza di un abito all’interno della narrazione di un film, del suo potere evocativo, di come un abito può portare l’attrice nel personaggio e renderlo credibile, di come un abito può rendere un’attrice un’icona di stile, la prima ad applicare l’armocromia nei costumi cinematografici. Durante la sua lunga e leggendaria carriera la costumista ha avuto trentaquattro nomination all’Oscar per i migliori costumi e vinto ben otto premi Oscar che le hanno valso una stella sulla famosa Walk of Fame. Edith Head ha trasformato il lavoro del costumista in un lavoro che trasforma i sogni in abiti, la stessa Edith del suo lavoro diceva: “quello che il costumista fa è a metà strada tra magia e camouflage. Creiamo l’illusione di trasformare gli attori in quello che non sono”. Attraverso gli abiti ha consacrato molte attrici in icone di stile e che tutte le donne del mondo hanno imitato. L’influenza del glamour hollywoodiano nel quotidiano arriva da lontano, basti pensare che sin dagli anni ’30 negli Stati Uniti nei grandi magazzini erano presenti dei corner chiamati “cinema fashion” dove le donne potevano trovare abiti, a prezzi modici, che erano delle repliche degli abiti che la sera prima avevano visto al cinema addosso alla loro attrice preferita.

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Dopo la sua folgorante carriera nello star system gli Stati Uniti le chiesero di disegnare negli anni ’70 le divise per le donne della Guardia Costiera, la storica casa cinematografica Paramount intitolò alla costumista il suo edificio dei costumi, nel febbraio del 2003 gli Stati Uniti emisero un francobollo con il suo volto per onorare i designer dei costumi, mentre il personaggio di Edna Mode, la costumista dei supereroi dei film “Gli Incredibili” e “Gli Incredibili 2”, è ispirato proprio all’eccentrica costumista. Gli anni più proficui del suo lavoro nello star system sono stati indubbiamente gli anni ’50, anni in cui l’haute couture la faceva da padrona ad Hollywood e non è un caso che gli abiti indossati dalle attrici in quel periodo li ricordiamo e li imitiamo tutt’oggi. D’altro canto gli anni ’70 e ’80 non sono stati anni particolarmente amati da Edith, perché, a detta della stessa costumista, sono stati anni in cui il costume cinematografico ha dovuto fare i conti con budget sempre più ridotti e con la scelta obbligata del pret-a-porter e non più creati su misura per l’attrice del momento.

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Infatti è negli anni ’50 che consacra, attraverso un sapiente lavoro di proporzioni e armocromia, l’eleganza di Grace Kelly creando per lei gli indimenticabili abiti per film come “Caccia al ladro” (dove solo nei primi cinquanta minuti ci sono ben dieci cambi d’abito della Kelly) e “La finestra sul cortile” ( per il grande regista, Alfred Hitchcock era la costumista migliore con la quale avesse mai lavorato), che consacra la sensualità di Elizabeth Taylor nel film “Un posto al sole” (l’abito in tulle bianco indossato dalla Taylor fu l’abito-replica più venduto nei grandi magazzini statunitensi), che consacra, ad icona planetaria di stile, Audrey Hepburn grazie agli abiti indossati nei film “Vacanze Romane”, “Sabrina” e “Colazione da Tiffany”, che consacra lo sfrontato sexy appeal di Kim Novak nel film “La donna che visse due volte” e l’elenco potrebbe continuare citando film, abiti meravigliosi e attrici del calibro di Mae West, Gloria Swanson, Ginger Rogers, Ingrid Bergman, Rita Hayworth, Lauren Bacall, Bette Davis, Barbara Stanwyck, Shirley McLaine, Doris Day, Sophia Loren e tante, tantissime altre. Edith Head era fermamente convinta che per farsi ricordare dal pubblico era necessario crearsi uno stile personale da mantenere inalterato nel tempo, perché, a suo dire, il pubblico ama le dive subito riconoscibili, non ama i continui cambiamenti, perché questo potrebbe destabilizzare gli ammiratori più fedeli. Lo stile personale, per Edith, non è fatto solo di abiti perfetti per la propria body shape, in armocromia con il proprio incarnato e occhi, ma anche di taluni atteggiamenti che ci riportano immediatamente alla mente una determinata star, di sorrisi, di modi, di accessori imprescindibili.

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Questa regola, sempre secondo Edith, vale molto di più se non si è una gran bellezza e la costumista, che sapeva di non essere una donna attraente, si costruì uno stile tutto suo fatto di eccentricità dato dai suoi grandi occhiali tondi sempre inforcati, dato dal rigore impeccabile e austero dei suoi amati tailleur grigi, neri, beige e marroni che indossava quasi sempre. Oggi le case cinematografiche e i costumisti non sono più così influenti sull’immagine delle star ed è anche per questo che forse oggi non esistono più le dive come Grace Kelly o Audrey Hepburn che sono riuscite a dettare modi e stili che le donne di tutto il mondo ancora oggi cercano di imitare. Ma se noi, fashion addicted e non, continuiamo a vedere in queste dive la quinta essenza di fascino e glamour il merito è anche della leggendaria Edith Head e del suo pionieristico lavoro sui costumi cinematografici e del suo modo del tutto nuovo di vestire il cinema.

T. Velvet

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