ELEZIONI 2022: DAGLI USA AL BRASILE, CHI MANCA A VOTARE?

Nell’ultima parte del 2022 mancano ancora importanti elezioni, che potrebbero cambiare gli equilibri geopolitici e relazioni internazionali del nostro tempo

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Ci avviamo a vivere gli ultimi quattro mesi del 2022, con tante incognite e situazioni difficili ancora di risolvere. Nel contesto geopolitico e di relazioni internazionali quest’anno si è vissuto un vero e proprio banco di prova, con tante situazioni e dinamiche che hanno riacceso la luce dell’importanza sulla cooperazione e dialogo tra Stati. Archiviato più della metà del 2022, in questa ultima parte ci sono ancora alcuni Paesi che dovranno andare alle elezioni, che potrebbero cambiare il volto ed equilibrio delle Nazioni, e conseguentemente delle relazioni con l’estero. I primi a votare saranno i cittadini svedesi. Domenica 11 settembre avranno luogo le votazioni per il Parlamento (Riksdag), i comuni e le regioni. Nell’occasione verranno eletti i 349 membri del Riksdag. I parlamentari scelti eleggeranno a loro volta il primo ministro della Svezia. L’ex leader, Stefan Lofven, è stato primo ministro della Svezia dal 2014 al 2021, quando si è dimesso. Al suo posto è subentrata la ministra delle Finanze Magdalena Andersson, guidando un governo di minoranza a partito unico dei socialdemocratici con il sostegno dei partiti di Centro, Sinistra e Verdi. È la prima donna a diventare primo ministro svedese.
La votazione scandinava ha un importante valenza geopolitica, in quanto la Svezia ha richiesto, ed al momento è stata accettata, di entrare nella NATO, nel contesto della guerra russo-ucraina. Dopo la Svezia, l’attenzione si sposta oltreoceano, in America Latina. Il Brasile si appresterà a scegliere il proprio Presidente il 2 ottobre, chiudendo la stagione di elezioni in tutto il sudamerica iniziata nel 2021. Chi vincerà tra Bolsonaro e Lula, si accoderà ai già eletti Boric in Cile e Gustavo Petro in Colombia in questo 2022. Ovviamente la rilevanza del Brasile nel continente è evidente, essendo la prima economia dell’area oltre che Stato cardine in tutto e per tutto dell’America Latina.
L’elezione potrebbe certificare un ritorno dopo 12 anni di Lula da Silva, leader storico del Partito dei Lavoratori.

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I sondaggi degli ultimi mesi lo hanno dato costantemente in netto vantaggio rispetto all’uscente Jair Bolsonaro. L’ultimo rilevamento parla di Lula al 47% contro il 28% dello sfidante. Stando così le cose si andrebbe al ballottaggio, in quanto serve il 50%+1 per proclamare il Presidente brasiliano al primo turno. La seconda tornata sarebbe in programma per il 30 ottobre, e potrebbe essere solo una formalità stando ai sondaggi che dicono che Lula vincerebbe con un sonoro 57%. Dopo il sudamerica si ritorno in Europa per domenica 9 ottobre, quando alle urne andranno i cittadini dell’Austria. Come sempre avviene nel Paese, l’elezione presidenziale avviene in un unica giornata. Alexander Van der Bellen, presidente in carica, aveva annunciato già a fine maggio che si sarebbe ricandidato, e molto spesso in Austria quando un presidente in carica si ricandida non c’è più competizione: la rielezione è pressoché scontata, perché la popolarità di cui gode gli conferisce un vantaggio che nessun altro concorrente ha, anche se noto e autorevole. In passato è sempre andata così. L’unico partito che ancora non ha rinunciato e spera di scardinare questa tradizione è l’Fpö, partito dell’estrema destra sovranista, potrebbe presentare Susanne Fürst, di Linz, deputata al Parlamento e nella vita privata avvocata. L’Övp, il Partito popolare ora alla guida del governo, l’Spö (Partito socialdemocratico) e Neos (movimento liberale di centro) non presenteranno candidati. Altra interessante tornata elettorale sarà quella dei nostri vicini sloveni, che il 23 ottobre eleggeranno il loro prossimo Presidente. Nel caso in cui per conoscere il nome del successore di Borut Pahor alla Presidenza della Repubblica si dovesse ricorrere a un secondo turno di votazioni, il ballottaggio dovrà svolgersi nell’arco delle successive tre settimane. Lo scadenzario elettorale inizierà a decorrere dal 22 agosto, dopodiché inizierà la campagna elettorale, e potremo sapere di più su chi succederà a Pahor.

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La votazione sicuramente più importante del 2022, insieme probabilmente a quella presidenziale francese, è la Midterm Election degli Stati Uniti. L’elezione di metà mandato serve per rinnovare tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e parte di quelli del Senato, dopo 2 anni dei 4 del Presidente americano. Nel dettaglio si voterà per rinnovare tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e 34 seggi su 100 del Senato. Oltreoceano si voterà anche per eleggere 36 governatori su un totale di 50 Stati che compongono la repubblica federale. Il primo vero banco di prova dell’amministrazione in carica alla Casa Bianca è fissato per l’8 novembre. Gli ultimi risvolti, a partire dall’Afghanistan dell’estate scorsa, passando per il Covid-19, la guerra in Ucraina, ma anche l’inflazione galoppante e una ripresa economica che non si vede, hanno minato la credibilità e forza di Joe Biden. A certificare ciò sono i sondaggi che dicono di un crollo dell’approvazione da parte degli americani nei confronti del lavoro fin qui svolto da Joe Biden, con anche la sua vice Kamala Harris, nel mirino delle critiche da tempo. Alla Camera dei rappresentanti i Democratici al momento possono contare su 221 deputati su un totale di 435.

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Alle midterm election tutti questi seggi verranno rinnovati, con i Repubblicani che potrebbero recuperare terreno. In Senato invece i dem rischierebbero seriamente di andare sotto: attualmente su 100 senatori la situazione è di 50 pari, con l’amministrazione Biden appesa al voto della vice Harris che svolge il ruolo anche di Presidente. Al momento i sondaggi dicono che Biden potrebbe perdere il controllo del Senato, di fatto viziando i restanti due anni di mandato non avendo una maggioranza al Congresso. Il testa a testa si giocherà in Pennsylvania, Nevada, Arizona, Wisconsin, North Carolina e Georgia. A chiudere il 2022 delle elezioni c’è quella in programma, in teoria, il 17 dicembre in Tunisia. Quelle che andranno in scena saranno le elezioni legislative anticipate. Infatti, dopo aver incassato il successo della vittoria del ’sì’ al referendum sulla nuova Costituzione, il presidente tunisino Kais Saied ha ricevuto al palazzo di Cartagine il capo del governo Najla Bouden per discutere dell’organizzazione delle prossime elezioni parlamentari e di quelle dell’Assemblea delle Regioni e dei territori, novità introdotta nella nuova Carta costituzionale.

Riccardo Seghizzi

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