ELEZIONI IN CILE, I DUE ESTREMI AL BALLOTTAGGIO DI DICEMBRE

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Nella giornata di domenica 21 novembre, il Cile è andato alle urne, con importanti elezioni che possono influire pesantemente sul futuro del Paese.

Una giornata incandescente, nella quale si è votato per il nuovo presidente e per il nuovo parlamento. Il Cile arriva a questa fondamentale tornata elettorale dopo un biennio durissimo.

Il tutto è iniziato nel 2019, con le pesanti proteste scaturite dall’aumento del prezzo dei biglietti per la metropolitana di Santiago.

Le manifestazioni, sparse in tutto il paese, però celavano molto altro. Le pesantissime e marcate disuguaglianze economiche e sociali presenti in Cile, e la conseguente richiesta di una nuova Costituzione, indicata da molti manifestanti come causa primaria di questi problemi.

A seguito di quelle proteste molti sono stati i danni, i feriti ed anche i morti, con violente repressioni da parte del governo. La pressione era così alta che il Presidente Piñera ha dovuto indire un referendum per cancellare la Costituzione, risalente alla dittatura di Pinochet degli anni ‘80.

Al referendum, datato ottobre 2020, il Cile si è espresso per l’80% favorevole alla cancellazione.

Nel maggio 2021 il popolo è tornato in cabina per nominare sindaci e governatori di varie regioni, ma soprattutto per eleggere i 155 membri dell’Assemblea costituente, indetta per scrivere la nuova Costituzione. Vittoria predominante in quel giro di voto si registrò per i candidati indipendenti e le due grandi liste di opposizione di sinistra. Solo 37 seggi, poco meno di un quarto, per la coalizione di Piñera.

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Infine, lo Stato latino americano ha da poco accantonato il caso di impeachment per il Presidente uscente Sebastián Piñera. Infatti, il Capo di Stato, che non si è ricandidato per queste presidenziali, era immischiato negli scandali legati all’inchiesta “Pandora Papers”. L’opposizione ha quindi richiesto la acusación constitucional, ovvero l’impeachment. Mozione che alla Camera era passata, salvo poi essere bloccata al Senato qualche giorno fa.

Quindi, con molti problemi alle spalle, e futuri nodi da sciogliere, queste elezioni di domenica sono state molto importanti. I candidati alle presidenziali erano sette, va specificato che se nessuno supera il 30% si va al ballottaggio.

Com’era prevedibile, ed ampiamente pronosticato, sarà necessario il secondo turno del 19 dicembre prossimo per sancire il successore di Sebastián Piñera. Al primo turno, infatti, in testa José Antonio Kast, destra radicale (Fcs-Partito Repubblicano) al 28,01% delle preferenze. Dietro di lui, che sarà al ballottaggio, il leader della sinistra cilena, Gabriel Boric (Ad) con il 25,64%. Fuori gli altri cinque candidati: Franco Parisi del Centrodestra populista di Pdg al 12,97%). Sebastian Sichel (ChPm) del Centrodestra al 12,61%, Yasna Provoste (Nps-Centro) all’11,72%, Marco Enriquez Ominami (PRO-sinistra) al 7,59% e Eduardo Artes (Upa-Estrema sinistra) all’1,46%.

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Voto polarizzato del popolo cileno sui due estremi. Da una parte Kast, ‘vicino’ alle idee dell’ex dittatore Pinochet, e descritto da molti come il ‘Bolsonaro’ del Cile. Dall’altra Boric, leader studentesco dell’estrema sinistra. Affluenza abbastanza alta, a dispetto delle previsioni, e giornata tranquilla senza manifestazioni o scontri degni di nota. Oltre ai due sfidanti al ballottaggio, le elezioni hanno dimostrato come il popolo cileno abbia definitivamente scartato i partiti tradizionali e che da un decennio governavano il Paese.

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Domenica si è votato anche per rinnovare la Camera dei deputati, e 27 dei 50 seggi al Senato. Alla Camera qualche perdita per il centro e per la destra, a favore dei repubblicani di Kast. La sinistra di Boric ha guadagnato una decina di seggi. Al Senato l’unica modifica sostanziale è una maggiore presenza della sinistra.

Riccardo Seghizzi

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