ELEZIONI PRESIDENZIALI IN IRAN

Si ritira l’unico vero candidato riformista. Verso la nomina del conservatore Raisi

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Corsa elettorale in Iran: Mohsen Mehralizadeh, unico vero e proprio candidato riformista ammesso alle presidenziali di venerdì dal Consiglio dei Guardiani, si chiama fuori. Un ritiro all’ultimo minuto, a poco più di ventiquattro ore dalla tornata decisiva. A riferirlo le agenzie iraniane, secondo cui Mehralizadeh avrebbe comunicato la sua decisione attraverso una lettera al ministero dell’Interno. Il 64enne ex governatore della provincia di Isfahan si candidava da Indipendente: nonostante le idee da riformatore, il suo nome non era stato nella lista del Fronte riformista, ovvero la coalizione di 27 partiti e gruppi i cui candidati capi di stato sono stati tutti tagliati fuori dal Consiglio dei Guardiani. Quest’ultimo è l’organismo controllato dalla Guida Suprema atto a valutare l’idoneità e la validità dei candidati a ricoprire il ruolo di Presidente.

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L’improvviso ritiro da parte di Mehralizadeh comporta un importante aggiornamento della situazione: il coetaneo Abdolnaser Hemmati è l’unico non conservatore a correre per la poltrona del massimo ruolo iraniano. Il precedente governatore della Banca centrale è un tecnocrate moderato, che ha raccolto i pareri di riformisti e, appunto, moderati. I quali, tra l’altro, sono attraversati da crisi interne a causa dell’associazione con l’attuale capo di stato Hassan Rohani, considerato il principale artefice della crisi iraniana in otto anni di reggenza.

Chi ne esce rafforzato, da tutto questo, è Ebrahim Raisi. Il capo della giustizia iraniana, nonché protetto della Guida Suprema, diventa il favorito tra i candidati ancora in corsa alle elezioni. Il 18 giugno si prevede uno scrutinio con una bassa affluenza alle urne del Paese, dove molti elettori e politici hanno già dichiarato la loro intenzione di boicottare il voto. Come mai? La causa sarebbe da ricercarsi nelle opzioni limitate ai canditati, nell’insoddisfazione per la gestione dell’economia e della pandemia da parte del governo, cui si aggiunge uno stato repressivo. Inoltre, quest’anno, il Consiglio dei Guardiani ha permesso solo a sette candidati sui seicento iniziali di correre concretamente per il ruolo presidenziale. Tra gli esclusi eccellenti ci sarebbero il vice presidente Eshaq Jahangiri e l’ex capo del parlamento Ali Larijani, ritenuto inizialmente il principale sfidante moderato di Raisi.

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In ogni caso, il quadro inizia a farsi sempre più chiaro, ed è in attesa della sua cornice per poi essere affisso al muro: il successore di Rhouani sarà quasi certamente un conservatore, fedele all’attuale regime. Per il popolo iraniano la questione interna al primo posto della lista delle priorità da affrontare è quella economica, colpita dalle sanzioni degli Stati Uniti. A seguire la gestione della pandemia, ancora un problema grosso per l’Iran. Il nuovo favorito Ebrahim Raisi è un religioso fondamentalista, già avversario di Rhouani nel 2017, quando ne uscì sconfitto. E ora sembra intenzionato a prendersi la rivincita.

Francesco Bulzis

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