EL ALAMEIN, UNA LEGGENDA DURA A MORIRE

Come il nostro problematico rapporto con i fatti della Seconda guerra mondiale genere bufale

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Noi italiani abbiamo oggettivamente qualche problema con la Seconda guerra mondiale. Pur essendo stati un Paese dittatoriale che ha aggredito svariati Stati (Etiopia, Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia ed URSS), nei manuali e nella memoria collettiva l’Italia compare davvero solo con l’armistizio dell’8 settembre e il successivo caos (vedi “guerra civile”) che ne è derivato. L’occupazione nazista e il movimento partigiano hanno di fatto ripulito la nostra coscienza, dato che la Repubblica che da quell’esperienza è nata ne ha fatto - ovviamente – i suoi miti collettivi fondativi. E fin qui nulla di strano. Quel che però è strano è il come la Repubblica abbia cercato di mantenersi in equilibro tra la condanna del fascismo e delle sue guerre, e il rispetto della memoria di tutti coloro che in quelle guerre erano morti.

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Non li si poteva ignorare, in un Paese che da quelle guerre era uscito distrutto, e neppure elogiare come solitamente si fa per chi cade combattendo, perché lo faceva per un regime dittatoriale. Questo rapporto difficile ha generato dei veri paradossi logici, i così detti “miti della sconfitta”, che in tempi recenti stanno degenerando in improbabili rivalutazioni sulla Seconda guerra mondiale italiana (corazzate britanniche colpite solo nella fantasia, etc...). Uno dei più famosi di questi miti è quello dei Leoni della Folgore.

L’eroismo dei soldati italiani era sempre stato un argomento da circolo reduci, e parecchi rapporti dell’intelligence britannica confermano come la Folgore fosse considerata (perché lo era) un’unità d’élite, ma almeno inizialmente non se ne parlò mai apertamente – appunto nella giovane repubblica si tentava di non cadere nell’elogio di quanto fatto dalle forze armate sotto Mussolini – fino all’ottobre del 1967, 25° anniversario della battaglia di El Alamein. Epoca, settimanale della Mondadori tra i più diffusi del periodo, dedicò la copertina agli “eroi di El Alamein” ed un articolo a firma di Livio Pesce.

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Ed è qui che compare una delle leggende ancora oggi più dure a morire: l’elogio di Churchill. «Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore.», ecco la frase che il Pesce accompagna alla didascalia “discorso alla Camera dei Comuni del Primo Ministro Churchill, 21 novembre 1942”. Da allora questa celebre frase è riportata più o meno dappertutto quando si parla di El Alamein, e spunta ciclicamente fuori ad ogni anniversario in tantissimi articoli commemorativi. E dato che avevamo un po’ di tempo libero, abbiamo deciso di cercarne le sue tracce.

Su Google UK non ne abbiamo trovato traccia, bizzarro ma comunque non troppo strano. Decidiamo quindi di ricorrere alle fonti originali. Per fortuna gli atti del Parlamento di Londra sono online, basta cercare la seduta del 21 novembre 1942. Scopriamo così che non ci fu nessuna sessione della Camera dei Comuni quel giorno, l’ultima risultava essere quella del 19 novembre e la successiva il 24[1]. La cosa iniziava a puzzare di bufala. Abbiamo quindi provato a cercare i discorsi tenuti da Churchill nel 1942, o anche negli anni successivi, ma non risulta alcuna menzione della Folgore[2]. Abbiamo quindi provato con il Churchill Archive[3], niente. L’ultima spiaggia è stata l’archivio della BBC, ma anche qui zero[4]. Ormai nessun dubbio: è una bufala. Per quanto esistano le testimonianze di chi visse quei giorni che ci danno conferma della stima che le truppe britanniche avevano nei confronti dei soldati italiani, la frase di Churchill è frutto di fantasia esattamente come quella di Rommel “ll soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco” (spoiler: anche questa è una bufala).


[1] https://api.parliament.uk/historic-hansard/sittings/1942/nov/19?fbclid=IwAR2rNo5X-FLVxKupDPVmsyXh3p4RhZwNgpmyZMiQFZdw9Rsihq2DNH998LI

[2] https://api.parliament.uk/historic-hansard/people/mr-winston-churchill/1942?fbclid=IwAR2LYDkMMO5O5wXGLSNOk4WWEoLOPqd923npZ5cYEZcvfMwWrnuytAxbKm0

[3] https://www.chu.cam.ac.uk/archives/online-resources/?fbclid=IwAR2bCSxzSos_51ihMBo3AoUQ4jsMZMlsDgSzd3oQjXuhQ_QgAg7AuNEVVI4

[4] https://www.bbc.co.uk/archive

Michele Lacriola

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