ENEA TOUR/NO

Le perle ed il filo rosso delle origini di Roma

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Come le perle di una collana hanno bisogno di un filo per essere valorizzate, così i luoghi di un paesaggio hanno bisogno di un itinerario che metta insieme le perle di un territorio. L’itinerario, come la collana, è qualcosa di più della somma delle singole parti.

Nell’area metropolitana di Roma c’è un paesaggio che in qualsiasi altro paese europeo sarebbe considerato patrimonio dell’umanità. E’ il paesaggio del Lazio virgiliano universalmente noto grazie al poema delle origini di Roma: l’Eneide. Questo paesaggio non è visto come un insieme, cioè con lo “SGUARDO della DEA” (Eneide, XII,

134), ma come tante realtà separate con tante perle come i beni naturali e culturali accaparrati da istituzioni, enti, soprintendenze varie, associazioni ambientaliste, ecc. ecc. Per fortuna, come scriveva il poeta Friedrich Hölderlin, “in ogni situazione di pericolo, c’è anche ciò che salva”. Ciò che salva poteva e può essere realizzato solo grazie ad un progetto educativo fondato su quella che i Latini definivano “HUMANITAS”. Humanitas latina non significava una ideale benevolenza per l’umanità, ma EDUCAZIONE e CULTURA perché un ideale non è una cosa astratta, ma un credibile modo di essere e di vivere. Il progetto educativo che ha salvato solo potenzialmente, finora, il Lazio virgiliano lo hanno realizzato migliaia di bambini e ragazzi dell’area metropolitana di Roma

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Il 25 maggio 2004, in occasione della giornata mondiale della Latinità, nella piazza del Campidoglio si riunirono insegnanti ed alunni di tutte le scuole di Roma, Ardea, Pomezia che avevano partecipato all’emozionante ed appassionante ricerca dei luoghi virgiliani nel loro contesto di appartenenza. Sotto lo sguardo della dea Minerva fu presentato il “Parco antropico dell’Eneide” con il primo itinerario dell’area metropolitana di Roma che mette insieme le numerose perle di un territorio con un filo logico e cronologico in grado di raccontare, finalmente, la storia di ogni luogo come parte di un tutto.

L’itinerario educativo e turistico del parco virgiliano fu definito “ENEA TOUR/N0” perché si voleva ricordare non solo ENEA, cioè la storia vista dalla parte dei vincitori, ma anche l’altra storia rappresentata da TURNO visto dalle nuove generazioni come il vero eroe dell’Eneide di Virgilio.

Giornali come il Messaggero, il Tempo e la Repubblica dedicarono molto spazio alla notizia dell’evento, ma i tempi non erano maturi per responsabilizzare le istituzioni nazionali e locali preposte alla tutela ed alla valorizzazione del nostro patrimonio naturale e culturale di valore mondiale.

Dal 2004 ad oggi molte cose sono cambiate per quanto riguarda la legislazione in materia di beni culturali. Il decreto musei del 23 dicembre 2014, ad esempio, prevede proprio la realizzazione di itinerari turistici culturali come “ENEA TOUR/NO”, ma ogni riforma deve fare i conti con archeoburocrati, nuovi funzionari e dirigenti di poli museali, senza strategie e visioni d’insieme, del tutto indifferenti allo spirito della legge e con la mentalità di fare, accettare e per/mettere “tutto quello che è ignobile, brutto e fa male oltre il recinto del raccordo anulare”.

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Le conseguenze sono l’abbandono, l’incuria, lo spreco e la pubblica ignoranza di uno straordinario patrimonio culturale. Per realizzare un itinerario come “ENEA TOUR/NO” alcuni abitanti del Lazio virgiliano hanno adottato la regola di Italo Calvino nelle “Città invisibili”: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Giosuè Auletta

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