ERDOGAN: OK ALL’ADESIONE DI FINLANDIA E SVEZIA ALLA NATO

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Sostenendo di “aver avuto ciò che chiedeva”, la Turchia ha finalmente ritirato il proprio veto all’entrata di Finlandia e Svezia nella NATO. È servita una lunga negoziazione, al termine della quale i tre paesi hanno firmato un memorandum di intesa. La presidenza turca si è detta per la prima volta soddisfatta dell’impegno mostrato da Helsinki e Stoccolma, pur non dimenticando le preoccupazioni legate alla esportazione di armi e alla lotta al terrorismo, come evidenziato da Stoltenberg.

Recentemente, la NATO era diventata un altro obiettivo del vetriolo di Erdoğan, che incolpa l’Occidente per i crescenti mali economici e l’isolamento politico della Turchia. I motivi di tale acredine risalgono al tentativo di colpo di stato del 2016, quando i membri del parlamento del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) hanno affermato il coinvolgimento della NATO senza presentare uno straccio di prova, definendola persino un’organizzazione terroristica.

La stretta relazione di Erdoğan con il presidente russo Vladimir Putin, la decisione di acquistare missili S-400 dalla Russia e un’implacabile battaglia diplomatica con Washington hanno profondamente danneggiato l’affidabilità della Turchia come alleato della NATO.

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Erdoğan ha per molto tempo posto il suo veto alle adesioni di Finlandia e Svezia alla NATO, poiché ritenute “case sicure” per i terroristi. Questa definizione fa riferimento alla presenza e alle attività di individui e organizzazioni che vantano legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e gülenisti, ampiamente riconosciuti come gli autori del tentativo di colpo di stato contro il presidente turco del luglio 2016 e impegnati tutt’oggi in manifestazioni di sostegno a favore del separatismo curdo.

Lo stesso presidente aveva dichiarato di voler partecipare al vertice Nato ma di non essere intenzionato a fare alcun passo indietro: “Vogliamo che venga espressa una posizione netta su queste organizzazioni terroristiche” aveva detto.

Una delegazione turca aveva incontrato per due volte delegazioni diplomatiche di Svezia e Finlandia, giunte in Turchia per cercare una mediazione e far cambiare idea al presidente, ma l’impasse sembrava derivare da diverse definizioni di “terrorismo” e dall’insistenza di Erdoğan sull’estradizione di persone tra cui cittadini svedesi e un membro del parlamento svedese. Va da sé che il sostegno materiale diretto, come evidenziato da diversi esperti ed ex diplomatici turchi, fornito al PKK - riconosciuto dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione europea come organizzazione terroristica - fosse effettivamente problematico, a causa di una particolare definizione di terrorismo prevista dalla legge turca, che va oltre la criminalizzazione della partecipazione ad atti violenti e viola la libertà di parola di base.

Questa definizione libera e spesso aggressiva del termine terrorismo viene regolarmente utilizzata da Erdoğan e dai membri del suo governo per mettere a tacere e reprimere i loro critici e avversari.

La posizione intransigente del presidente, d’altra parte, era in contrasto con i primi anni della sua leadership in Turchia, quando sembrava impegnato nei valori democratici liberali e quando Ankara - con un considerevole sostegno da parte degli Stati Uniti, dei finlandesi e della Svezia - ha avviato il suo processo di adesione all’UE. La Turchia ha raggiunto la sua più grande integrazione con la comunità transatlantica e ha condiviso le responsabilità di mantenimento della pace a nome della NATO nel suo vicinato, sostenendo l’allargamento della NATO, compresa la politica delle “porte aperte”.

Marlen Cirignaco

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