ERDOGAN PARAGONA I GRECI AI NAZISTI

Ma dimentica il genocidio armeno e ricatta l’Unione Europea

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"Non c’è alcuna differenza tra quello che hanno fatto i nazisti e le immagini provenienti dalla frontiera greca". A dirlo è Recep Tayyip Erdogan, presidente di una nazione che ancora oggi non ammette di essersi macchiata del genocidio del popolo armeno. Da che pulpito viene la predica! Bisogna andare indietro di oltre un secolo per ricordare quanto accadde a nord est del confine tra Turchia e Armenia. Siamo al culmine dell’Impero Ottomano e alle soglie della prima Guerra Mondiale quando il progetto di massacro premeditato, nei confronti di un popolo di religione cristiana e alleato della Russia (nemica dei turchi), inizia a prendere realmente forma, considerato che, già alla fine dell’800, durante il sultanato di Abdul Ahmid II, si verificarono degli atti di violenza in alcune zone dell’Anatolia abitate da popolazioni di origini armene.

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Le azioni di sterminio vero e proprio, ricordato oggi come Genocidio Armeno, si verificarono tra il 1915 e il 1916. Ancora oggi è impossibile quantificare precisamente sia il numero dei morti sia le persone che si salvarono scappando (diaspora) dalla propria terra. Gli storici, più o meno, concordano su 1.500.000 di morti (massacrati) e di centinaia di migliaia di rifugiati in Europa Occidentale e negli Stati uniti di America. La curiosità sta nel fatto che le azioni di massacro vennero pianificate in un modo che possiamo definire nazi-fascista: rastrellamenti, prigionia e massacri. Molti analisti e studiosi di storia moderna e contemporanea, hanno stabilito che il Genocidio Armeno, sotto tanti aspetti, è stato un modello per i Hitler, e tutta la sua accozzaglia, nel mettere in atto la Shoah. È trascorso un secolo, ma Erdogan non ha la memoria corta e conosce molto bene quella parte di storia patria.

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Tuttavia, in una situazione delicata come quella dei rifugiati siriani, non sa come porsi al cospetto di Bruxelles, cercando, maldestramente, di fare la parte del lupo travestito di agnellino e mandando spesso messaggi dai toni fuorvianti e ricattatori. “Sparare e usare ogni tipo di mezzo inumano contro persone innocenti, il cui solo obiettivo è salvare la propria vita e offrire un futuro migliore ai propri figli, è una barbarie”, ha inoltre detto Erdogan accusando Atene di violenze sui migranti. Sicuramente la Grecia non sta facendo una bella figura con le ronde armate di Alba Dorata (movimento politico di estrema destra); ma se si continua a gettare benzina sul fuoco, sarà difficile che si spenga.

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Finché tutte le aspettative della Turchia non verranno soddisfatte in modo tangibile, manterremo le attuali misure alle nostre frontiere”, ha aggiunto il leader (supremo) turco rivolgendosi alla Von der Leyen. La commissione europea, dal canto suo, ha una bella gatta da pelare su quell’incandescente fronte medio orientale. Non a caso, riguardo al flusso di migranti da gestire ai confini turco-greci, Erdogan gioca sporco, ponendo sul tavolo delle trattative con la UE la "libertà di movimento" dei turchi in Europa, “la revisione dell’unione doganale e l’assistenza finanziaria”. Da sempre la Turchia ha rappresentato un tema su cui discutere, riferito a un eventuale ingresso tra i membri dell’Unione. Per questo, la scelta di Ankara di entrare in scena nella guerra civile siriana, non è mai stata improvvida. Intanto ieri a Idlib, “sebbene ci siano stati solo piccoli incidenti qua e là, il cessate il fuoco ha cominciato a essere violato”, ha riferito in conferenza stampa il presidente turco. Non bastava il coronavirus ad impensierire gli stati membri dell’Unione. Oltre alla pandemia dichiarata ufficialmente dall’OMS, la questione migranti siriani, gestita male da una Grecia ancora alle prese con una serie crisi economica e in modo machiavellico dalla Turchia, incide negativamente sulle fondamenta, non solo economiche, dell’Unione Europa.

U. D.G.

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