ETIOPIA: È GUERRA CIVILE

Civili in fuga verso il Sudan

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La situazione geo politica in Etiopia continua ad essere sempre più instabile. Se nessuno ancora lo ha proclamato ufficialmente, considerato che le prime ostilità sono iniziate nel giugno scorso, da qualche giorno è in atto una vera e propria guerra civile con l’esercito governativo di Adis Abeba da una parte e le forze armate del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) dall’altra. L’offensiva, di queste ore, del governo guidato da Abiy Ahmed (Nobel per la pace nel 2019) contro la regione settentrionale del Tigrai con il bombardamento di depositi di armi e carburante, ha permesso di conquistare la città di Humera e di avanzare verso sud, in direzione Sheraro. Il raid aereo si è verificato a distanza di pochi giorni dall’inizio delle operazioni militari che hanno visto sferrare un contrattacco dopo che il premier Ahmed ha accusato il Tplf di aver attaccato due basi militari federali a Mekelle oltrepassando una "linea rossa".

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A nulla sono valsi gli appelli dell’Unione africana per “una cessazione immediata delle ostilità”. Il Presidente dell’Ua, Moussa Faki Mahamat, ha anche esortato le fazioni in campo a instaurare un dialogo che porti al più presto a una risoluzione pacifica del conflitto. Sul banco non ci sono solo questioni etniche.

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Le divergenze tra governo federale e il Fronte popolare di liberazione del Tigrai, contrario agli accordi di pace con la confinante Eritrea, hanno innescato la miccia che ha portato all’inasprirsi dei rapporti con Abiy Ahmed. Con l’aggiunta che il partito regionale del Tigri, al potere nel trentennio precedente, si è visto escluso dalla cabina di regia governativa. Riguardo agli scontri, secondo fonti governative sono 550 i combattenti nemici uccisi e 29 quelli fatti prigionieri; ma non conosciamo il numero preciso delle vittime tra i civili. Intanto, è salito a 11 mila il numero di profughi diretto verso il Sudan. E la situazione si sta facendo ogni giorno sempre più drammatica con il numero di profughi che è "probabile aumenti rapidamente", ha riferito Alsir Khaled dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), chiedendo ai Paesi vicini di tenere i confini aperti.

Umberto De Giosa

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