EUROPA.OMS:"SUPERATI I 10 MLN DI CASI"

In Italia salgono a 38.122 i decessi dall’inizio dell’emergenza. Zangrillo:"Italia sta reagendo, stiamo tranquilli". Rappuoli:""super anticorpi made in Italy pronti in primavera"

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cms_19752/Hans_Kluge,_Organizzazione_mondiale_della_sanita_.jpgEuropa,Oms:"Superati 10 milioni di casi"

"Gli ultimi dati epidemiologici ci preoccupano. Questa settimana, la Regione Europea ha registrato la più alta incidenza settimanale di casi di Covid-19 dall’inizio della pandemia, con oltre 1 milione mezzo negli ultimi 7 giorni. Il numero totale di casi confermati è passato da 7 a 9 milioni in soli 14 giorni e oggi l’Europa ha superato il traguardo dei 10 milioni di casi". Lo ha affermato Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, in un emergency meeting dei ministri della Salute europei sulle proiezioni relative alla pandemia di Covid per l’inverno. "L’Europa è ancora una volta l’epicentro di questa pandemia", ha detto Kluge.

"A rischio di sembrare allarmista, devo esprimere la nostra vera preoccupazione", ha detto Kluge. Nella maggior parte dei Paesi europei "si osserva un’incidenza molto elevata di oltre 200 casi ogni 100.000 abitanti nell’arco di 14 giorni. I ricoveri sono saliti a livelli mai visti dalla primavera (oltre 10 ogni 100.000 abitanti in un terzo dei paesi). E anche la mortalità ha subito un forte aumento (+32% in tutta la regione la scorsa settimana)".

"Il virus - ha proseguito Kluge - si è diffuso di nuovo nei gruppi più anziani e a rischio. E i primi segnali provenienti da alcuni paesi danno un chiaro avvertimento: possiamo rapidamente retrocedere verso un significativo eccesso di mortalità". Poiché il testing non ha tenuto il passo "in un contesto di trasmissione ad altissima velocità, i tassi di positività dei test hanno raggiunto nuovi picchi, con livelli superiori al 5% nella maggior parte dei Paesi europei".

"Ho convocato questo incontro per presentare, per riflettere e condividere insieme esperienze. Sento che la gravità della situazione lo giustifica. Il nostro partner, l’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme), ha presentato oggi ai 53 Stati membri della regione europea dell’Oms le proiezioni relative al periodo invernale. Sebbene queste facciano riflettere, dimostrano anche stime dell’efficacia delle strategie che possono aiutarci a ridurre l’impatto negativo sulla popolazione e sui nostri sistemi sanitari", ha detto l’esperto.

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cms_19752/Min_Sanita_ISS.jpgIn Italia salgono a 38.122 i decessi dall’inizio dell’emergenza

Nuovo record di contagi da coronavirus in Italia: sono 26.831 i casi registrati nelle ultime ore, su un totale di 201.452 tamponi eseguiti e 217 i decessi, che portano il totale a 38.122 dall’inizio dell’emergenza. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 1.651. I maggiori incrementi si registano in Lombardia e Piemonte.

Le regioni più colpite

La Lombardia, con 7.339 i nuovi casi e 57 morti, resta la regione più colpita. In Campania sono stati 3.103 i nuovi contagi emersi nelle ultime ore: si tratta del dato più alto registrato in un sol giorno nella Regione dall’inizio dell’emergenza e, per la prima volta, di un dato superiore ai 3.000 casi. Nel Piemonte sono stati registrati 2.585 nuovi casi di Covid. Più di 2mila casi (2371) anche in Veneto e 16 decessi. Il Lazio sfiora i 2mila nuovi casi (1.995), su oltre 25mila tamponi e 15 i decessi.

cms_19752/arcuri.jpg’’Siamo in un momento assai delicato per certi versi drammatico", ha affermato il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. "Il virus ha recuperato forza, capacità di espandersi, di diffondersi ed è ancora tra noi in tutto il mondo’, ha scandito invitando tutti a muoversi "solo se necessario". ’’In Italia i contagiati il 7 ottobre erano 3.677, il 14 ottobre 7.332, il 21 15.199, mercoledì 28 ottobre 24.988. La progressione dell’attuale Rt determina un raddoppio ogni settimana. Questa è la cruda realtà dei numeri, ogni numero vale più di mille parole’’.

cms_19752/Zangrillo_Alberto_Fg.jpgZangrillo:"Italia sta reagendo, stiamo tranquilli"

"Il messaggio è che dobbiamo essere tranquilli, l’Italia sta reagendo in modo positivo". Lo ha detto Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, ospite di ‘Stasera Italia’ su Rete Quatto.

"Il 28 marzo io e il mio fratello professionale, il professor Beretta, una sera disperati ci siano lasciati andare a dire ’ci sarà un ventilatore per noi’. Dopo 40 giorni, non c’erano più pazienti gravi da ricoverare. Perché ora ci troviamo in affanno?", si domanda Zangrillo.

"Il sistema sanitario è formato da entità che devono essere coordinate e armonizzate -aggiunge-. Se la gente è terrorizzata, ha un unico punto di riferimento, l’ospedale, e questo è profondamente sbagliato. Alle 18 ho fatto un giro nel reparto Covid dell’ospedale: c’erano persone che dialogavano, che parlavano al telefono, che aspettavano la cena. Poi ci sono anche quelli che hanno contratto la malattia in forma grave. Nella prima ondata arrivavano troppo tardi in ospedale, ora arrivano in modo precoce e questo facilita le terapie".

cms_19752/213512141-f35311b7-70e0-4412-adf1-7604c19ecec9.jpgRappuoli:"super anticorpi made in Italy pronti in primavera"

(Margherita Lopes)- Procede a tappe serrate la ricerca sui super anticorpi ’made in Italy’ contro Covid-19. "Stiamo già producendo gli anticorpi monoclonali per le prove cliniche e per la somministrazione ai pazienti. Vorremmo iniziare lo studio sull’uomo prima di metà dicembre, per arrivare in primavera all’utilizzo di questi anticorpi". A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il celebre scienziato Rino Rappuoli, ’padre’ di tanti vaccini fra cui quello contro il meningococco B, chief scientist di Gsk Vaccines a Siena e professore di Vaccines Research presso l’Imperial College di Londra, coordinatore del Monoclonal Antibody Discovery (Mad) Lab di Fondazione Toscana Life Sciences, impegnato nello sviluppo del super anticorpo contro Sars-Cov-2.

"In questo momento stiamo disegnando le prove cliniche e i protocolli in collaborazione con lo Spallanzani di Roma", precisa lo scienziato, ricordando che la ricerca toscana ha selezionato nei mesi scorsi, a partire dal sangue di pazienti convalescenti o guariti da Covid, una ’rosa’ di 3 candidati più promettenti, tra cui uno (MAD0004J08) che si è dimostrato il più potente contro il virus. Dopo l’arruolamento dei pazienti "in un mese-un mese e mezzo contiamo di avere i risultati in base ai quali poter chiedere l’autorizzazione al commercio. E la nostra idea è quella di arrivare a poter utilizzare" questa arma anti-Covid "in primavera".

La ricerca sugli anticorpi ha tempi più rapidi rispetto a quella sui vaccini anche perché si tratta di prodotti già ampiamente impiegati in terapia tumorale e approvati da tutte le agenzie regolatorie. Recentemente gli anticorpi monoclonali sono stati usati anche per le malattie infettive e nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione. Ma cosa spinge l’ideatore di tanti vaccini a scommettere su questa strategia? "Gli anticorpi monoclonali - assicura - saranno parte della soluzione: insieme ai vaccini ci permetteranno di mettere a tacere la pandemia".

Si tratta di un’arma a due lame: "Da una parte gli anticorpi monoclonali sono una terapia che permette di guarire dal virus, dall’altra possono essere dati per prevenire l’infezione. Se si somministrano a una persona sana, questa è protetta per 6 mesi. Il vaccino invece dà una protezione prolungata, ma tra la prima dose e il richiamo la protezione scatta dopo 45 giorni. Nel frattempo - spiega Rappuoli - si potrebbe somministrare l’anticorpo per proteggere il paziente, un po’ come si faceva con le gammaglobuline antitetaniche, che si davano dopo una ferita per proteggere dal tetano nel periodo ’finestra’ prima del vaccino. Insomma vaccini e anticorpi sono armi complementari", dice l’esperto.

Numerosi vaccini sono in sperimentazione "su decine di migliaia di persone, dunque - assicura - avremo un database importante relativo a sicurezza ed efficacia. Certo, occorre essere cauti e attendere i risultati finali della fase 3. Questo è un virus nuovo è c’è paura che possa manifestarsi un effetto analogo a quello registrato per il vaccino della Dengue: se gli anticorpi prodotti non sono affini, potrebbero creare problemi. Insomma, si sta andando avanti velocemente ma occorre cautela. Fra i più avanzati poi - aggiunge - ci sono 3 tipologie di vaccini, uno a vettore virale (Oxford), uno a Rna (Moderna) e uno con proteine e adiuvanti. Solo l’ultimo sfrutta un meccanismo noto, gli altri due finora sono stati usati solo su prove cliniche e c’è il rischio che, quando si passa a numeri più ampi, emergano effetti che non si erano visti in precedenza". Ecco perché, secondo Rappuoli, occorre avere pazienza e attendere i tempi (seppur accelerati al massimo) della ricerca.

Se i vaccini allo studio sono ormai centinaia, "ci sono almeno 5-6 progetti avanzati nel mondo sugli anticorpi monoclonali contro Covid-19. E sono molto orgoglioso che uno di questi sia frutto della ricerca fatta in Italia - confida Rappuoli - Se inoltre gli altri anticorpi sperimentali si somministrano per endovena, il nostro è davvero molto potente e non ha bisogno di questa via: la somministrazione sarà intramuscolo", e dunque più semplice, anticipa lo scienziato. Anche se la posologia sarà stabilita proprio attraverso le prove cliniche ormai alle porte.

Ma ha senso che ci siano nel mondo tanti gruppi impegnati nella ricerca e sviluppo di anticorpi contro Covid-19? "Ha molto senso: la produzione è complessa - assicura Rappuoli - e fare un milione di dosi di anticorpi è davvero impegnativo. Più ce ne sono, più saremo tranquilli".

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