Erdogan e Putin trovano un accordo

Rispetteranno i termini per il cessate il fuoco a Idlib?

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Il viaggio del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in visita a Mosca per l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin, ha prodotto i risultati auspicati. Dopo sei lunghe ore di un confronto teso e animato, i due hanno raggiunto un’intesa, optando per un cessate il fuoco a Idlib a partire dalla mezzanotte di venerdì. Erdogan è stato chiaro: “Affinché i termini dell’accordo siano adeguatamente rispettati, saranno effettuate tutte le azioni necessarie il più velocemente ed efficacemente possibile. Il nostro obiettivo è impedire un peggioramento della crisi umanitaria nella regione siriana. Lavoreremo insieme al fine di fornire tutti gli aiuti necessari per ogni siriano in difficoltà”. Putin ha poi aggiunto: “Spero che questi accordi rappresentino una solida base per un cessate-il-fuoco che ponga fine alle sofferenze dei civili”.

Oltre al cessate il fuoco, l’accordo stipulato tra i due leader prevede la creazione di un corridoio di sei chilometri a Sud e altrettanti a Nord dell’autostrada M4, che collega Latakia ad Aleppo, e pattugliamenti congiunti russo-turchi su un tratto della stessa autostrada a partire dal 15 marzo.

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Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti, sembra che ad Idlib regni finalmente la calma. La Turchia, tuttavia, pare aver rivendicato l’uccisione e il ferimento di alcuni soldati siriani in un attacco tramite drone, poco prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. Per quanto una tregua sia stata apparentemente raggiunta e il futuro possa apparire ora leggermente più roseo, i danni provocati nel corso di queste ultime settimane, nonché in nove anni di inarrestabile scontro bellico, non sono indifferenti: un milione di persone, di cui l’80% donne e minori, sono state costrette a fuggire dalle loro abitazioni, abbandonando così più del 45% del territorio. Chilometri e chilometri di edifici e infrastrutture distrutti obbligano i civili a riversarsi nei disumani campi a Nord di Idlib, che risultano più che tristemente raddoppiati rispetto al 2017.

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Alcune testimonianze raccolte da La Repubblica attestano la precaria e insostenibile condizione di moltissimi bambini siriani, forzati a vivere un incubo fin dalla nascita.

Abbiamo lasciato la nostra casa per sfuggire agli attacchi, siamo partiti in macchina e siamo venuti qui. Tutti i miei amici se ne sono andati e non è rimasto nessuno nella mia città. Hanno ucciso tutti lì” ha affermato Othman, 9 anni.

Gli attacchi sono stati molto violenti. Siamo fuggiti senza poter portare niente con noi se non materassi, coperte e alcuni vestiti. Quando ho perso il braccio, mi sentivo come se fossi morto. Ora con mio fratello, trasporto mattoni con un braccio solo per aiutare economicamente la mia famiglia”. Fadi, 15 anni, dopo aver perso un arto in un bombardamento.

Elena Indraccolo

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