FACEBOOK HA COMPIUTO 20 ANNI - Ieri, oggi e domani del mondo social

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cms_33499/1.jpgNessuno può negare che abbia trasformato il nostro modo di comunicare e di informarci, tantomeno qualcuno potrebbe dire che non sia stato una rivoluzione nel mondo della rete. Facebook ha compiuto 20 anni e, nonostante la giovane età, avverte qualche acciacco. La sua popolarità, tranne in Africa e Asia, è in calo, in particolar modo tra le fasce d’età più giovani della popolazione; nel nostro Paese, secondo alcune stime, si calcola che quasi il 60 per cento degli utenti attivi abbia più di 35 anni. Facebook crescendo ha perso molto del suo smalto iniziale e oggi il gap generazionale influisce molto sull’uso che si fa della piattaforma di Zuckerberg. Se oltre una certa fascia di età sembra avere ancora apprezzamenti, per molti giovani e giovanissimi è diventato un social per vecchi. Ci sono poi, e sono parecchi, che lo aprono di tanto in tanto, giusto per dare una sbirciatina, controllare i compleanni, vedere le novità del marketplace, lasciarsi ipnotizzare dai reel e altre amenità di questo tipo.

cms_33499/2_1707717676.jpgGli abitanti di questo macromondo parallelo alla terra, conta molti pseudo abitanti che, mantengono attivo il proprio profilo solo per paura di perdere vecchi contatti e ricordi di un passato ormai nostalgia. Strano destino dunque per un social che al suo debutto determinò il modo di comportarsi e interagire online e che nel corso soprattutto degli ultimi anni ha attraversato scandali e critiche sfociate poi in accuse pubbliche molto gravi. Era il 4 febbraio del 2004 quando un giovanissimo Mark Zuckerberg lanciò thefacebook.com, e le cose non furono più come prima. Il successo, testimoniato anche da un film uscito postumo nel 2011, fu determinato dall’idea di mettere in contatto prima gli studenti del college di Harvard e poi tutto il pianeta, mettendo una pietra tombale all’antesignano di tutti i social, MySpace. Per gli utenti fu la perdita definitiva della propria identità, un varco nelle loro vite private che permise a Facebook e ai suoi algoritmi di penetrare senza chiedere permesso nella vita di miliardi di persone. Il trasloco a Palo Alto della creatura di Zuckerberg ne sancì definitivamente l’abbraccio al profitto e al capitalismo digitale. Il sogno del “grafo sociale” di Zuckerberg, ovvero una rete sociale e relazionale intessuta dalle persone per le persone, fu una mappatura dei rapporti, un nobile proposito che però nascose subito un modo ingegnoso e gratuito per fare affari speculando sulla trasparenza degli utenti.

cms_33499/3.jpgNewsfeed, algoritmi sempre più potenti e complessi, masse sterminate di post, interazioni, socialità online, “Mi piace”, commenti, condivisione, aggiornamenti, l’insieme e il dettagli delle novità introdotte furono un fiume in piena dall’aspetto troppo goloso affinché un utente potesse sottrarsene. L’allargarsi perciò della famiglia ai colossi WhatsApp e Instagram, acquistati rispettivamente nel 2014 e nel 2012, fu la naturale conseguenza di una storia che ancora oggi continua a far parlare di sé. A 20 anni di distanza Facebook ha intanto cambiato nome, Meta, ed è cambiato nel frattempo anche l’approccio delle nuove generazioni verso i social network. Detox, disconnessione e consapevolezza degli effetti delle piattaforme nelle loro vite, ha portato la Gen Z a trovare un equilibrio tra online e offline. Il concetto stesso di social network sembra oggi messo in discussione visto il travolgente successo di Instagram, TikTok e YouTube nella dieta di clip suggerita agli utenti. Oggi prevale ciò che viene chiamato il metodo TikTok, un sistema algoritmico in grado di selezionare con precisione e accuratezza brevi video sulla base dei comportamenti online. Il panorama dalla nascita di Facebook ad oggi è molto cambiato e i social network hanno intrapreso una strada diversa, una via sicura per il profitto e la cattura dell’attenzione, risorsa infinita di ricchezza per l’universo del digitale.

Andrea Alessandrino

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