FANTASIE D’AUTUNNO

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Nelle stagioni di mezzo che sfogliano il grande libro dell’anno, nei frammenti di tempo che segnano i confini inafferrabili di ogni inizio o fine del giorno, più convincente, più evidente appare la forza dei colori. Il timbro di certe sfumature diventa percettibile esattamente quando è in atto un mutamento profondo e irreversibile. In quei passaggi, ciò che appariva chiaro e deciso, diventa inaspettatamente multiplo e variegato. Il verde vivo e incontrastato muta, con modalità impercettibili, in una creativa tavolozza ricca di gialli, rossi, aranci e verdi, che nessuno avrebbe potuto ipotizzare prima.

Tutto si presenta più ricco e abbondante. Lo sguardo non si stanca di osservare. Nulla perde di valore. Tutto si trasforma e si propone in una inedita e inimitabile armonia di tonalità e dettagli.

Quando tutto inizia a suggerire compimento e spoliazione, diventa possibile riconoscere novità e nuova creazione.

La diversità fa la bellezza. La bellezza permette lo stupore. Lo stupore ottiene il riconoscimento e l’incontro.

Ti sorprendono come un filobus in una città con le strade deserte. Giungono in punta di piedi su scarpe che sussurrano all’asfalto. Ti camminano al fianco e sorridono con occhi luminosi e pieni di malinconia. Un sole tiepido accarezza loro le spalle e le scalda come uno scialle caldo della nonna.

Le definiscono “mezze stagioni” ma ti colmano la vita.

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Autunno: per alcuni tempo della tristezza, per altri momento di gioiosa malinconia. Le ore dell’attesa, delle foglie che sono pronte a dire addio agli alberi per planare eleganti sul selciato che le attende. Capaci di mutare colore ad ogni spiffero di vento, prima verdi, poi rosse, dorate e infine marroni.

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Una vita racchiusa in quei pochi attimi dal cielo alla terra, infinite storie da raccontare in quel volo che sembra eterno ma dura un momento.

L’autunno: uno squarcio di luce leggero e prepotente da dietro un palazzo; un via-vai di persone che corrono assorte e hanno in testa mille cose da fare.

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“Sono” l’autunno i bambini che si affacciano all’esistenza con il solo peso di uno zaino dai colori sempre più intensi; “sono” l’autunno gli occhi luminosi delle ragazze che hanno abbandonato nella borsa le lenti scure dell’estate.

L’autunno è il ritmo blando di chi deve affrettare il passo. La stagione dei libri nuovi che non vuoi aprire per non sciupare le pagine. E’ il frusciare delle ore di luce che ti portano per mano verso una sera dolce e preziosa. L’autunno è una giacca di renna che sa di cioccolato, una giacca per attraversare un parco e “canticchiare” con la mente un pezzo di Lucio Battisti. Una canzone che parla di carrelli da spingere al supermercato “sottobraccio a te” e di “prezzi rincarati”. Tu cammini con le mani nelle tasche a frugare biglietti dell’autobus e chiavi di casa.

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C’è un ragazzo con la barba sulla panchina e al collo una sciarpa scura, lo fissi senza guardarlo e ti chiedi cosa starà pensando. Forse perché l’autunno è la stagione per riflettere e ti sembra normale che tutti stiano lì a fare un bilancio della giornata o, magari, di un’intera esistenza.

Alla fine del sentiero ci sono due strade come accade spesso nella vita. E nessun “vigile” ad indicarti dove andare. Puoi lasciar decidere ai tuoi piedi o fare conto sulla testa.

Qualunque sia la decisione il risultato è dentro una busta chiusa che nessuno sa quando te l’apriranno. Tu sai solo che devi andare e farlo in autunno è sempre un po’ più leggero. Anche se ti sei lasciato il sole alle spalle e davanti c’è solo l’inverno, quella che neanche un meteorologo pazzo può chiamare “mezza stagione”.

L’autunno che viene dopo l’estate è una parabola della nostra esistenza.

L’autunno della vita è una stagione ricca, che tutti dovrebbero desiderare, se non altro perché se non si arriva all’autunno significa che la vita si è fermata a primavera.

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Questi giorni di ripresa della vita ordinaria possono sembrare quasi ostili, magari appesantiti dalla nostalgia del sole. Ma la nostalgia non serve. E’ bella la nostalgia, è dolce. Ma la sua è la bellezza della sirena. Imprigiona il viaggiatore e interrompe il viaggio. Del resto – come si dice – la vita continua, e continua anche in mezzo ai morti. Se l’autunno parla un po’ di morte, è vero però che è garanzia di vita, come la morte è garanzia di vita.

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“Se il seme caduto per terra non marcisce e non muore, non potrà dare frutto”. Ecco la splendida parabola dell’autunno. E’ la stagione in cui si semina il grano. Morirà – apparentemente – marcirà, metterà fuori dei piccoli fili d’erba che sembreranno i fiori della sua tomba. Ma la stagione dei frutti – l’estate appunto – sarebbe poverissima senza questa morte.

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Andiamo avanti, amici, stagione dietro stagione, anno per anno, vita dopo vita. Qualunque sia la stagione in cui ci troviamo è quella giusta. I frutti ci saranno e anche la dolcezza del Cielo e la speranza della Luce.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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