FARE IL PORTOGHESE

Quattro storie bizzarre dietro l’origine di un modo di dire

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Spesso non ci pensiamo, ma il vocabolario di una persona tradisce la Storia della comunità che lo utilizza. Per esempio, il termine dialettale barese “ceràs” (ciliegia) indica il passato latino della città (ciliegia è “cerasus” in latino), mentre il nome di un lido in provincia di Ragusa, “Aziz”, rivela il legame col mondo arabo dell’isola (“aziz” significa “splendida” in lingua araba). Fatta questa premessa, potete immaginare quanto anche certi modi di dire ci rivelino il passato di una comunità, l’esistenza di eventi storici che tanto hanno inciso sulla memoria collettiva da diventare idiomatici. Tra questi, oggi vi raccontiamo l’origine (o meglio, le presunte origini) del celebre detto "fare il portoghese". Per chi non lo conoscesse, soprattutto nella Meridionale Italia sta ad indicare chi usufruisce di un servizio senza pagarlo, tipo chi sale sul bus senza biglietto. La domanda nasce spontanea: sono dunque tanto disonesti gli abitanti delle terre più occidentali d’Europa? Ovviamente no, ma comunque la Storia ha davvero a che fare con i portoghesi. O forse sarebbe più corretto dire le storie, visto che abbiamo almeno quattro differenti versioni che possiamo prendere in considerazione per risalire all’origine di questo detto popolare.

Lo scrittore portoghese José Coutinhas riporta nel suo libro "O Barco Pescarejo" che al tempo di re Giovanni V il Magnifico - quando il Portogallo era considerato una delle nazioni più ricche d’Europa (ricchezza derivante dallo sfruttamento delle miniere di oro e diamanti presenti nella colonia del Brasile) - questi instaurò un rapporto privilegiato con lo Stato del Papa, essendo sostenitore della sua indipendenza e sovranità. Come ringraziamento, papa Benedetto XIV gli concesse grandi privilegi, tra cui quello di essere rappresentato da importanti ambasciate presso la sua corte, fino ad insignirlo dell’onorificenza “Sua Majestade fidelissima“ (1748) per lui ed i suoi successori. Fu il tempo delle fastose ambasciate al papa del Marchese di Fontes (1713) e di monsignor Castro, Conte di Galveias (1718). Il sovrano portoghese, inoltre, periodicamente finanziava grandi eventi in città, come concerti e rappresentazioni teatrali che generalmente erano accompagnati da ricchissimi banchetti ai quali tutti - ma proprio tutti - potevano partecipare gratuitamente. Per questo motivo il popolo romano dette il soprannome di “Magnifico” a Giovanni V.

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Ma torniamo all’ambasciata di monsignor Castro del 1718. Lui, che intratteneva buoni rapporti con la famiglia romana degli Sforza Cesarini, convinse questi ultimi a costruire un magnifico teatro in largo Argentina, zona in cui viveva una nutrita colonia di portoghesi. Fu così che venne realizzato il Teatro Argentina, aperto al pubblico il 13 gennaio 1732 con la rappresentazione dell’opera lirica “Berenice”, scritta dal compositore pugliese Domenico Sarro. Come consuetudine, alla fine dello spettacolo era previsto un banchetto luculliano con pietanze e dolci di ogni tipo. L’ambasciatore del Portogallo, però, decise di riservare la rappresentazione ai portoghesi residenti a Roma, specificando che chiunque si fosse dichiarato portoghese poteva entrare gratuitamente. L’iniziativa ebbe un successo enorme, tant’è che ad essa ne seguirono molte altre. La notizia si diffuse ben presto per tutta la città, così - in occasione degli spettacoli successivi - furono tantissimi i romani che si presentarono all’ingresso del teatro, dichiarando di essere portoghesi. Questa è ad oggi la versione che gli storici reputano essere vera, o quanto meno quella che più s’avvicina alla realtà dei fatti.

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Tuttavia, come già accennato, esistono altre tre versioni che – per amor di completezza – andiamo a raccontarvi:

1) un altro scrittore lusitano, Almeida Garrett, racconta nel suo "Cancioneiro Geral" - raccolta di racconti popolari - la pratica abbastanza diffusa tra alcuni abitanti delle campagne di autoinvitarsi alle feste;

2) nel 1514 il re Manuele d’Aviz di Portogallo regalò un elefante bianco proveniente dall’isola di Ceylon a Papa Leone X. Per mostrare la sua riconoscenza, il papa concesse all’ambasciatore portoghese ed al suo seguito di essere ospite della città di Roma: ogni teatro, osteria e albergo sarebbero stati completamente gratuiti soltanto dichiarando la nazionalità portoghese. Ovviamente molti romani non si lasciano sfuggire la ghiotta occasione;

4) infine, alcuni hanno proposto l’ipotesi che il re del Portogallo nel XV secolo avesse ottenuto dal papa l’esenzione dal dazio per entrare a Roma per i portoghesi, a seguito della donazione dell’oro servito alla decorazione del cassettonato della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Michele Lacriola

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