FESTA DEI NONNI. GENI INDIVIDUALI AMMUTOLITI DA UN ISTINTO UNIVERSALE???

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Si sa che, all’inizio del mese di Ottobre, la ricorrente Festa dei Nonni è stata istituita in omaggio alla abnegazione di persone, più o meno in età avanzata, sempre pronte a spendere gran parte delle proprie energie in favore di quella “delizia” che, per loro, sono i nipotini amati come “due volte figli” e, pertanto, coccolati e spesso addirittura viziati.Certamente, anche nell’archivio di tale Festa 2015 non si sarebbe potuto pensare di riporre niente di così emblematico più della tenera immagine di un Nonno che, tenendo orgogliosamente per mano il nipotino, fosse stato tutto compreso della grande responsabilità assuntasi nei confronti dell’adorato fardello affidato alle sue cure.

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Ma, collegata alla Festa dei Nonni di quest’anno, senz’altro non si è potuto fare a meno di divulgare una vicenda forse ancora più densa di significato; anche se tale da indurre, a tutta prima, uno sbigottimento non esente da ilarità quasi ci si trovasse davanti ad un divertente fumetto. Tanto, a causa del paradosso di un Nonno e di un nipotino “oltremodo sbadati”; a tal punto che, quando il Nonno ha prelevato il piccolo dall’asilo e se l’è portato a casa, i due si sono vicendevolmente “riconosciuti” e accettati senza alcuna riserva; essendosi, quindi, affidati l’un l’altro secondo i rispettivi ruoli, nonostante non avessero proprio niente in comune perchè, in realtà, erano dei perfetti estranei.

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A parziale giustificazione della “distrazione” del Nonno va evidenziato che il “diavolo” ha messo proprio la sua coda in ciò che, in definitiva, è stato l’incauto “scambio” di due bambini con il concorso di alcune straordinarie coincidenze come l’identico nome e cognome dei piccoli e la loro frequenza di due asili, l’italianissimo “Girotondo” e il croato “Duga”, aventi ingressi attigui; il tutto condito dalla superficialità della educatrice che ha consegnato il bimbo croato senza avere accertato l’identità del Nonno che, probabilmente inconsapevole del caso di omonimia nei due asili limitrofi, aveva chiesto la consegna del nipote senza specificare che frequentava l’asilo italiano. La conseguenza inevitabile è stato lo spavento di un temuto rapimento del piccolo che, andato via tranquillamente con un Nonno non suo, non era più reperibile per i genitori andati a prelevarlo dall’asilo croato; mentre, nel frattempo, gli altri due genitori allertati dall’educatrice riguardo al piccolo che era rimasto “dimenticato” nell’asilo italiano, nonostante la telefonata del Nonno che assicurava di avere proprio con sè l’amato nipotino, recatisi ugualmente all’asilo per un chiarimento riguardo al falso allarme, si sono trovati di fronte al loro bambino frignante per essersi sentito “abbandonato”.

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A questo punto, a parte dover mettere in conto oltre all’inevitabile “richiamo disciplinare” all’educatrice forse anche una “ramanzina” ed una scontata ferita all’orgoglio del Nonno “sbadato”; ora che la vicenda si è conclusa nel miglior modo per i due bimbi omonimi e per i genitori che hanno potuto riportarsi a casa i rispettivi rampolli; come inquadrare il tutto secondo certa logica aspettativa che, in senso inverso all’accondiscendente richiamo di uno stesso sangue, sarebbe stata quella di un minimo segno da parte del bimbo croato che, essendo in età da asilo, avrebbe avuto la capacità di sottrarsi in qualche modo a quel Nonno “distratto” che proprio non gli apparteneva?

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Forse il tepore rassicurante della salda mano che gli si era offerta contava più di tutto avendovi percepito una indubbia trasmissione di quell’affetto genuino che un adulto, per quanto “distratto”, ma eticamente sano, riversa istintivamente su qualsiasi cucciolo gli venga portato avanti; tanto da riconoscerlo, comunque anche suo, appartenendo entrambi ad una umanità che li comprende e li apparenta al di là di qualsiasi diverso vincolo. Persino quando si tratti di quello prepotente del sangue che, in questo caso come non mai, ha mostrato di restarsene inerme quasi in religioso silenzio per non interrompere il fluido scorrere di spontanei moti dell’animo anch’essi privi di occhi, circa una discendenza che non era propria; data quella superiore provenienza capace di “ignorare” ogni senso di egoistico esclusivo individualismo, stemperandolo in una genuina accettazione l’uno dell’altro anche se appartenenti ad etnie diverse che si pongono sempre in rigido confronto; salvo quando, come nel caso del Nonno e del bimbo “sbadati”, si lascino guidare da quell’amore universale che non conosce lacci e lacciuoli; così come è potuto avvenire nella ingenua commovente semplicità di un bimbo fidatosi di un adulto“distratto” ma, comunque, NONNO.

Rosa Cavallo

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