FORTI TENSIONI TRA ARGENTINA E PARAGUAY SUL TEMA ENERGIA

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Le elezioni presidenziali in Argentina sono alle porte (primo turno elettorale il prossimo 22 ottobre) e un altro candidato, Sergio Massa, con l’evidente intento di portare consensi alla propria coalizione (Union por la Patria), ha polemizzato nei confronti della gigantesca opera idrica della diga di Yacyretá costruita al confine (praticamente in comune) con il Paraguay; innescando forti tensioni con quel Paese. La diga di Yacyretá, definita “monumento alla corruzione” dall’ex presidente argentino Carlos Menem, ha richiesto, rispetto al primo progetto del 1973, molti anni per la sua realizzazione, con una somma finale di spesa pari a oltre 5 volte quella inizialmente preventivata. Al lungo cammino ingegneristico è seguito di pari passo un altrettanto lungo cammino giudiziario, viste le accuse di speculazione e malversazione per i dirigenti della società EBY (Entitad Binacional Yacyretá) proprietaria dell’impianto e un’altra infinita serie di contenziosi relativi agli espropri delle terre necessarie per la sua realizzazione. Ragioni che hanno caratterizzato la vita politica dei due paesi, soprattutto per i danni che sono stati causati alle popolazioni indigene del luogo a cui sono state sottratte terre, nonché per il forte impatto su flora e fauna di quello specifico e delicato territorio.

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Le dichiarazioni di Sergio Massa sono state caratterizzate da un’invettiva verso il Paraguay, debitore di “miliardi di dollari” verso il governo argentino, per via delle spese sostenute dal governo di Buenos Aires negli anni ’80 e ’90 nella realizzazione dell’impianto, a suo dire mai rimborsate dai vicini di casa. Accuse che hanno subito trovato la risposta del presidente (ad interim) del Paraguay Pedro Alliana il quale, ironicamente, ha spiegato che probabilmente il candidato alla presidenza argentina stesse confondendo l’opinione pubblica di entrambi i paesi. “Massa stava parlando di un debito multimilionario del Paraguay con l’Argentina; quel debito proviene dalla società Yacyretá, ovvero la Società Idroelettrica Binazionale. Non so se non capisce quella parte o vuole confondere sicuramente il popolo argentino e anche il popolo paraguaiano”, ha dichiarato, mentre si stava svolgendo l’Assemblea Generale della Nazioni Unite a New York. In realtà le tensioni tra i due Paesi sono da ricondurre anche all’atteggiamento dell’Argentina, che ha deciso arbitrariamente di addebitare pedaggi alle chiatte paraguaiane che navigano attraverso il fiume Parana, sul quale appunto è stata costruita questa diga che, grazie alla relativa centrale idroelettrica, fornisce circa il 60% dell’energia argentina, pari a circa il 22% del fabbisogno energetico nazionale. Le navi che non hanno pagato il pedaggio sono state successivamente sequestrate dalle autorità, con tutto il loro carico, tanto da costringere il Paraguay, come ritorsione, a sospendere l’intero approvvigionamento energetico all’Argentina da Yacyretá.

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Provvedimento che il presidente dell’Amministrazione Nazionale dell’Elettricità del Paraguay (ANDE) Felix Sosa ha qualificato come “decisione strategica e politica”. L’approvvigionamento energetico argentino è argomento scottante. Massa ha proseguito con la polemica verso il Paraguay, con riferimento ad una seconda importantissima diga, quella di Itaipú Binational, sita al confine tra Paraguay e Brasile. “Perché noi argentini dobbiamo pagare energia più costosa del Brasile quando acquistiamo dal Paraguay”, accusando i vicini di praticare prezzi differenti per l’energia venduta. In un’intervista successiva, Alliana ha ancora una volta risposto: “Il costo operativo di Yacyretá è molto più alto del costo operativo di Itaipú e ciò che Itaipú produce è molto più di ciò che produce Yacyretá. Ma ciò di cui Massa non si rende conto è che il Paraguay stava vendendo energia all’Argentina, che non veniva pagata per intero, almeno sei volte più economica di quello che stanno comprando dal Brasile oggi, e stanno pagando in contanti. L’Argentina deve prima depositare i soldi, e poi il Brasile rilascia l’energia, esattamente l’opposto di quello che noi paraguaiani facevamo con loro". Ad ogni conto, Buenos Aires ha adesso un’altra, ennesima, gatta da pelare.

(fonte: Mercopress)

Enrico Picciolo

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