FORZA PERSUASIVA DEI MEDIA

Quanto conta il genere e la personalità?

FORZA_PERSUASIVA_DEI_MEDIA_RN_12_CULTURA_DELLA_COMUNICAZIONE.jpg

E’ opinione comune che il linguaggio della comunicazione esercita un ruolo magnetico.

Altrettanto pacifico, nell’immaginario collettivo, è il riconoscere che la forza attrattiva dei media non assume, nella stragrande maggioranza delle persone, un autentico potenziale persuasivo in grado di orientarne le scelte e, nei casi estremi, persino influenzarne i comportamenti, imprimendo effetti devastanti nella personalità.

Il tema, con l’affermazione alluvionale della comunicazione mediatica, è da oltre mezzo secolo al centro degli studi più accreditati nel panorama mondiale e, volando basso, dell’opinionismo popolare che, sul punto, si polarizza e depolarizza, a tempi alterni, tra assertisti e negazionisti della persuasività stessa.

cms_20129/1.jpg

Nella valutazione dell’impatto “condizionante” possono il genere e la personalità del destinatario della comunicazione costituire fattori rilevanti il discrimine?

A lume di quanto emerge dai reports scientifici “consolidati” il genere e la personalità sono significativi.

Vediamo perché.

Questione di genere

cms_20129/2.jpg

Le donne appaiono più influenzabili degli uomini. È stato notato come la forza persuasiva della comunicazione cambi anche in base al canale utilizzato. Sul punto, mentre gli uomini non mostrano differenze le donne, invece, oltre ad essere più manipolabili assumono un comportamento variabile a seconda se sono faccia a faccia con la fonte ovvero se comunicano via email.

Nel dettaglio, prendendo spunto dalle evidenze contenute negli studi recenti in materia, condivido con voi qualche elemento di riflessione.

Le donne sono maggiormente attente agli aspetti di relazione interpersonale, mentre gli uomini sono più focalizzati sul sé individuale e più chiusi dal punto di vista attentivo verso l’esterno.

A prescindere dal sesso i destinatari dei messaggi, tuttavia, reagiscono alla stessa strategia persuasiva differentemente in ragione delle propensioni individuali (personalità).

Assumendo la personalità come fattore determinante uno dei modi più diffusi per segmentare i destinatari riceventi si basa sulla teoria dei Big Five, secondo cui sulla personalità degli individui influiscono cinque “attributi”: estroversione/introversione, amichevolezza, coscienziosità, nevroticismo, apertura all’esperienza.

Cosa produce la presenza di ciascuno dei detti “attributi”? Esemplificando:

1) Le persone estroverse sono sensibili all’attenzione che viene loro dedicata dal proprio ambiente sociale;

2) Gli amichevoli valorizzano gli obiettivi comuni e l’armonia interpersonale;

3) I coscienziosi cercano ordine, efficienza e riuscita personale;

4) I nevrotici sono intolleranti all’incertezza e alle potenziali minacce nell’ambiente;

5) Le persone aperte all’esperienza ricercano e hanno bisogno di stimoli intellettuali, di novità e creatività.

Caratteristiche strutturali degli atteggiamenti bersaglio

Gli atteggiamenti forti, ossia caratterizzati da durevolezza e impatto, sono più difficili da modificare. Quindi ogni attributo attitudinale che contribuisce a rafforzare l’atteggiamento contribuisce anche a rendere meno probabile il successo della comunicazione persuasiva.

Vediamo, allora, alcuni di questi attributi:

  • Gli atteggiamenti estremi risultano più forti, più predittivi e più resistenti a tentativi di influenza; persone che hanno un atteggiamento estremo, quando poste di fronte a informazioni miste (pro e controattitudinali), tendono a selezionare solo quelle che rafforzano la posizione (estrema) iniziale, polarizzando ulteriormente la posizione iniziale.
  • L’«ambivalenza attitudinale», definita come la coesistenza fra valutazioni positive e negative nell’atteggiamento che una persona ha nei confronti di un oggetto, sembra rafforzare la resistenza dell’atteggiamento nei confronti della comunicazione persuasiva (forse per effetto della immunizzazione);
  • Un atteggiamento accessibile e quindi richiamato facilmente alla memoria rende più difficile la persuasione;
  • Le credenze, come l’importanza che un individuo assegna all’oggetto e il personale coinvolgimento possono influire sulla forza persuasiva. Secondo la teoria del giudizio sociale, l’atteggiamento può essere concepito come la posizione che una persona detiene su un continuum di valutazione che va da estremamente positivo (accettabile) a estremamente negativo (non accettabile), passando per un punto intermedio di non-impegno. Se una persona si sente molto coinvolta rispetto a un oggetto di atteggiamento, questa avrà un’ampia zona di rifiuto e una piccola zona di non-impegno; al contrario, avrà ampia zona di non-impegno.

Quanto conta l’umore?

Alcune ricerche sembrano confermare che l’umore può influenzare il processo di elaborazione delle informazioni. Lo stato d’animo positivo sembra suggerire che nell’ambiente non sono presenti particolari minacce, quindi non è necessario investire risorse attenzionali rilevanti; in caso di stato d’animo negativo, invece, accade l’opposto. Quando l’umore negativo diventa depressione o paura, però, questo può bloccare la capacità o la motivazione del ricevente a procedere nella analisi approfondita delle informazioni.

In condizioni di umore positivo, la capacità cognitiva si riduce un po’, ma non al punto da comprometterne l’elaborazione dei contenuti: semplicemente, le persone con umore positivo tenderanno a evitare i messaggi minacciosi, massimizzando la possibilità di mantenere pensieri positivi.

Nell’ottica dell’APE model, l’inserimento di sketch umoristici nella pubblicità è spiegato così:

cms_20129/0.jpg

L’effetto della corrispondenza (matching effect)

È diventato sempre più evidente che la comunicazione è veramente persuasiva se «incontra» le caratteristiche strutturali e funzionali degli atteggiamenti-bersaglio. L’effetto di corrispondenza indica l’influenza che si esercita nella condizione in cui la comunicazione persuasiva faccia leva sugli elementi specifici che caratterizzano l’atteggiamento relativo.

Sono state individuate diverse funzioni che possiamo così sintetizzare:

  • funzione di conoscenza (semplificare e orientare le interazioni con l’ambiente);
  • funzione strumentale (promuovere gli interessi del sé);
  • funzione espressiva (esprimere e veicolare un’immagine di sé desiderata);
  • funzione di adattamento sociale (esprimere appartenenze sociali e somiglianze).

L’ipotesi della corrispondenza funzionale prevede che i tentativi di persuadere saranno tanto più efficaci quanto più il messaggio fa leva sulla funzione prevalentemente assolta da quel dato atteggiamento.

A lume di quanto detto vi chiedo cari lettori: se e in che misura ritenete di essere persuasi dai messaggi dei media?

Antonella Giordano

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos