FRANCIA, LA CAMERA APPROVA LA LEGGE CONTRO GLI SPRECHI ALIMENTARI

I supermercati non potranno più buttare i prodotti invenduti, pena multe salate

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Una battaglia vinta contro lo spreco in Francia. Il 21 maggio scorso, l’Assemblea nazionale ha emanato una legge che impone a negozi e supermercati di ridurre il loro spreco alimentare. La grande distribuzione sarà obbligata a donare ai poveri il cibo in scadenza ma ancora buono, oppure ad usare gli scarti alimentari per produrre energia. Per i supermercati di oltre 400 metri quadri ci sarà inoltre l’obbligo di sottoscrivere convenzioni con associazioni caritative. I provvedimenti sono stati approvati all’unanimità. Chi non osserverà il provvedimento rischia multe salatissime e due anni di reclusione.

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Il promotore degli emendamenti è l’ex ministro con delega all’agroalimentare Guillaume Garot, del Partito Socialista , che così è riuscito a far approvare all’unanimità una legge che maturava da tempo: il reato di spreco alimentare. L’ultima parola spetta adesso al Senato. Con questa nuova legge il governo francese spera di riuscire a dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2025. Tra le voci contrarie al provvedimento, quella della Federazione del Commercio e della distribuzione che sostiene che la legge è sbagliata perché “solo il 5% del cibo sprecato arriva da supermarket e dalla grande distribuzione”.

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La metà del cibo che viene prodotto nel mondo, circa due miliardi di tonnellate, finisce nella spazzatura, benché sia in gran parte commestibile. Il dato emerge da un rapporto del gennaio 2013 dell’Istituto britannico Ime, associazione degli ingegneri meccanici britannici. Fra le cause di questo spreco di massa ci sono le cattive abitudini di milioni di persone, che non conservano i prodotti in modo adeguato. Ma anche le date di scadenza troppo rigide apposte sugli alimenti, le promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario, i numerosi passaggi dal produttore al consumatore nelle catene di montaggio dei cibi industriali.

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In Italia, nonostante i suoi 149 chilogrammi di cibo procapite buttato nella spazzatura, gli sprechi alimentari legati alla grande distribuzione sono in diminuzione, grazie ad alcune iniziative di recupero promosse dai supermercati e da associazioni come ad esempio la Onlus Banco Alimentare. Intanto, da poco meno di un mese, Expo ha aperto i battenti a Milano e gli ultimi dati della Fao mettono in luce pesanti diseguaglianze nel pianeta, in tema di alimentazione e di spreco, appunto. Durante i mesi dell’Expo milanese avrà alta priorità il lavoro per la stesura di un documento condiviso da consegnare proprio al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il prossimo 16 ottobre.

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E’ la cosiddetta “Carta di Milano”, un protocollo su alimentazione e nutrizione, un manifesto di impegni e priorità, che ha come obiettivo quello di raggiungere la riduzione del 50%, entro il 2020, degli attuali volumi di cibo commestibile sprecato. Obiettivo encomiabile, ma oltre ad Expo, noi speriamo che anche la politica, in casa nostra, faccia la sua parte. I deputati Maria Chiara Gadda e Massimo Fiorio, Pd, si sono fatti promotori di “una legge per limitare gli sprechi, utilizzare consapevolmente le risorse e promuovere la sostenibilità ambientale”. E’ stata presentata lo scorso 17 aprile e ci piacerebbe che, questa volta, l’impegno preso non restasse solo sulla carta, ma che fosse mantenuto. Perché una legge simile a quella francese non solo non farebbe male, ma sarebbe un grande esempio di civiltà ritrovata. Perché dare valore al cibo, ristabilire l’importanza della sua qualità, oltre ad avere un indiscusso valore etico, ci potrebbe forse far riscoprire la nostra identità umana e sociale.

Mary Divella

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