Fase 3, buco da 8 miliardi sui bilanci dei comuni (Altre News)

ArcelorMittal, sindacati: "Piano inaccettabile, sciopero 9 giugno" - Contanti, limite pagamento: cosa può cambiare

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Fase 3, buco da 8 miliardi sui bilanci dei comuni

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L’emergenza Covid-19 potrebbe cagionare un buco di circa 8 miliardi di euro nei bilanci 2020 dei comuni italiani su un gettito stimato che sfiora i 40 miliardi, con una riduzione del 20% rispetto alle previsioni. "Meno turismo, scuole e asili nido chiusi, trasporti fermi e stop alle multe: le casse degli enti locali stanno infatti subendo fortissime perdite e, tra 5,4 miliardi di mancati incassi sul fronte delle entrate tributarie e 2,5 miliardi sul versante delle entrate extratributarie, il rosso da Coronavirus per i sindaci potrebbe arrivare, nel dettaglio, a 7,9 miliardi". È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa.

Secondo il Centro studi sono la Imu-Tasi (meno 1,5 miliardi) e la Tari (meno 2,2 miliardi), sul fronte tasse, assieme ai circa 900 milioni in meno in arrivo dal “capitolo” sanzioni amministrative (che verranno dimezzate) a contribuire in maniera significativa al buco nei conti dei comuni; il turismo in affanno farà crollare il gettito della tassa di soggiorno di quasi il 90% con minori entrate per 450 milioni.

Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, i comuni dovrebbero avere circa 7,9 miliardi di minori entrate nel 2020, a fronte di un gettito stiamo di 39,7 miliardi. Il conteggio prende in considerazione anzitutto le entrate tributarie: su 31,6 miliardi la previsione porta a indicare un minor incasso per 5,4 miliardi.

Si calcola Imu-Tasi in calo di 1,5 miliardi da 14,7 miliardi di gettito stimato, addizionale Irpef in discesa di 670 milioni da 4,8 miliardi, tassa di soggiorno in diminuzione di 450 milioni da 580 milioni, 2,2 miliardi in meno dalla Tari da 9 miliardi, 320 milioni in meno da Tosap-Cosap da 870 milioni, circa un terzo in meno dal versante “pubblicità” che provocherà un buco di 145 milioni da 430 milioni; altri tributi minori porteranno minori incassi per circa 200 milioni da 1,4 miliardi complessivi stimati.

Per quanto riguarda le entrate extra-tributarie, si va verso un buco di 2,5 miliardi. Ecco i capitoli principali dettagliati: per gli asili nido la stima è di 110 milioni in meno da 240 milioni, altri 340 milioni in meno sono riconducibili ai servizi della scuola (gettito previsionale a 910 milioni); il capitolo concessioni porterà un rosso poco inferiore al 10 per cento di 160 milioni da 1,8 miliardi; sfumerà un terzo degli incassi per trasporti e parcheggi (790 milioni) per circa 280 milioni e arriveranno 900 milioni in meno dalle sanzioni amministrative (stima previsionale a 1,8 miliardi), che saranno dimezzate.

“È l’inevitabile effetto dell’emergenza economica in cui siamo piombati, uno dei tanti aspetti sottovalutati dal governo di Giuseppe Conte. Ora le imprese e i cittadini subiranno un ulteriore contraccolpo perché i comuni saranno costretti a ridurre i servizi, a tagliare spese importanti per la collettività” commenta il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi.

ArcelorMittal, sindacati: "Piano inaccettabile, sciopero 9 giugno"

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I sindacati proclamano 24 ore di sciopero il 9 giugno in tutti gli stabilimenti del gruppo ArcelorMittal. Le Segreterie Nazionali di Fim Fiom Uilm, insieme alle Strutture Territoriali ed alle Rsu del gruppo Arcelor ex Ilva "ritengono inaccettabile il piano industriale presentato da Arcelor Mittal al Governo in data 5 giugno 2020, non ancora ufficializzato alle Organizzazioni Sindacali, contenente esuberi all’interno dei vari siti" si legge in una nota.

I sindacati "rivendicano con forza la piena occupazione, gli investimenti e il risanamento ambientale oggetto dell’accordo sindacale" del 6 settembre 2018. "Ritengono ancor più grave che le decisioni dell’azienda si basino su un Accordo tra la stessa Arcelor Mittal e il Governo siglato nello scorso mese di Marzo ma a tutt’oggi a noi sconosciuto. Per quanto emerso dichiarano, in concomitanza con l’incontro tra le Segreterie Nazionali ed il Ministro Patuanelli 24 ore di sciopero dalle ore 07.00 del 09 giugno 2020 in tutti gli stabilimenti del gruppo".

Contanti, limite pagamento: cosa può cambiare

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Pagamenti in contanti, novità in vista. Dal 1° luglio, come evidenzia laleggepertutti.it, sarà questa la nuova soglia massima per l’uso del denaro contante, oggi ancora fissata a 2.999,99 euro. Il tetto, salvo modifiche, verrà abbassato ulteriormente a 999,99 euro dal 1° gennaio 2021, cioè praticamente tra 6 mesi.

L’opposizione, si legge, ha appena presentato in Parlamento un emendamento al decreto Rilancio per rivedere la modifica al tetto dei contanti, decisa quando nemmeno si sapeva che cosa fosse il coronavirus, quindi in tempi ancora lontani dall’attuale crisi. Sono le deputate di Forza Italia Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo a firmare per prime la richiesta formale di abrogare l’intera riduzione disposta dal decreto dell’ottobre scorso come misura di lotta all’evasione fiscale. Le «azzurre» considerano che, proprio in questo momento, sarebbe fuori luogo limitare la capacità di spesa in contanti dei cittadini, specialmente di chi non è abituato o non ha molta dimestichezza con gli strumenti di pagamento elettronico. Forza Italia, insomma, ritiene che un’ulteriore restrizione all’uso del denaro contante possa penalizzare il settore del consumo, frenando acquisti di beni e di servizi.

E’ stato formalmente presentato un emendamento alla Camera. Se non dovesse essere approvato, le cose resteranno come previste: tra poco più di 20 giorni, si potrà fare un pagamento massimo in contanti di 1.999,99 euro. E dal 1° gennaio 2021, di 999,99 euro. Tutto ciò che va oltre queste cifre dovrà essere pagato con uno strumento tracciabile, come bonifico bancario o postale, assegno, carta di credito, prepagata o Bancomat. Vale anche per prestiti o donazioni a parenti o amici. Attenzione a fare i furbi: le multe per chi non rispetta queste disposizioni vanno da 2.000 a 50mila euro a seconda dell’importo trasferito.

Redazione

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