Forte crisi idrica nella città indiana di Chennai

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Ancora una volta dall’India suona il campanello d’allarme della siccità, provocato da una delle estati più calde degli ultimi anni. A farne le spese questa volta è la città di Chennai, che con dieci milioni di abitanti è una delle più popolose del Paese. Essa dispone di quattro grandi riserve d’acqua, attualmente tutte asciutte.

La situazione è drammatica: ogni giorno, le persone si mettono in fila e sgomitano per raccogliere acqua dai bacini. Ci sono testimonianze di vicini che litigano per avere un litro d’acqua in più e di persone vittime di questa siccità tremenda.

Ma questa emergenza ha colpito ancor di più le strutture ospedaliere: a volte i pazienti sono costretti ad attendere diversi giorni prima di essere operati. Intanto, scuole, negozi e ristoranti sono stati chiusi, mentre molti dipendenti sono stati invitati a lavorare da casa e non in ufficio, per risparmiare sulle risorse idriche.

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Chennai, come anche altre città dell’India, rischia di rimanere completamente senza acqua entro il 2020. Il clima caldo, però, è solo una delle tante cause di questa situazione drammatica.

Infatti, in India mancano infrastrutture adeguate, dato che gli impianti sono vecchi e non dotati di tecnologie all’avanguardia che permetterebbero un miglior sfruttamento delle risorse idriche.

I governi locali, però, hanno dimostrato scarso interesse verso un possibile rinnovamento, nonostante l’India abbia firmato gli accordi di Parigi per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera e puntare su un’economia sostenibile. Sono tanti i favoritismi, le concessioni alle autorità locali o ai privati per un maggior sfruttamento dell’acqua, che penalizza gran parte della popolazione.

Alcuni impianti, che utilizzano una grande quantità di risorse idriche per produrre energia elettrica, sono soggetti a limitazioni e a volte sono costretti anche a sospendere le loro attività; e la crisi idrica diventa spesso preludio di quella energetica.

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Ma a preoccupare di più è il settore agricolo. Infatti, la maggior parte dell’acqua dei grandi bacini e dei fiumi del Paese viene sfruttata per l’irrigazione dei campi. Si parla di quasi dell’80%, più di quanto la stessa India se ne possa permettere. Questa situazione insostenibile ha portato al prosciugamento di molti corsi d’acqua e laghi, e la popolazione è costretta ad affrontare lunghi periodi di siccità, sperando nell’arrivo delle piogge a risolvere tale situazione. Anche gli agricoltori sono stati costretti ad adattarsi e a concentrarsi su poche colture indispensabili.

Anche l’inquinamento di alcuni fiumi da parte degli stabilimenti industriali ha contribuito a ridurre la disponibilità di acqua potabile. Ne è un esempio lampante il Gange, che non solo accoglie scarichi industriali, ma anche rifiuti organici che prima venivano smaltiti dagli avvoltoi. Una forte urbanizzazione ha portato alla scomparsa di queste specie e le persone sono state costrette a trovare altre soluzioni a una situazione divenuta ormai insostenibile.

Francesco Ambrosio

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