GAIA, LA MADRE TERRA

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Chi è Gaia? Una donna, un mito, un’entità?

È il nome proprio del nostro Pianeta, nome che gli fu assegnato dapprima dal geologo scozzese James Hutton e in seguito, su richiesta dello scienziato inglese James Lovelock, dal romanziere e premio nobel per la letteratura William Golding.

Il nome non è stato scelto a caso: Gaia deriva infatti dall’antica divinità greca della terra, GEA.

Gea è la Madre Terra, l’essere primordiale che si è autocreato e che dà origine, oltre che a se stesso, a tutti gli dèi.

Nelle culture di origine matriarcale, si parla di una divinità primordiale che emerge dal caos per dare inizio al processo di creazione.

Per gli antichi greci questa divinità è proprio Gaia, probabile discendente di “Tellus” - antica divinità femminile della terra - e, in ogni caso, precedente agli dei dell’Olimpo.

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GAIA, la Madre Terra

Una precisazione.

La parola “caos” non va intesa quale sinonimo di disordine e confusione. In realtà il termine greco significa «essere aperto, spalancato»: ci troviamo quindi di fronte ad un’energia primordiale, una sorta di - passatemi il termine - energia staminale da cui prendono origine e forma tutte le cose.

Così è nata Gaia e così è nata la Creazione.

Vediamo più da vicino chi è colei da cui la nostra Madre Terra assume il nome.

La dea Gaia - o Gea - dopo essersi autocreata per un puro movimento di amore, dà alla luce Urano, dio del Cielo, senza l’intervento di una figura maschile. Allo stesso modo - quindi con riproduzione verginale - dà alla luce il mondo così come oggi lo conosciamo, con i suoi mari, le sue montagne e gli esseri che lo abitano.

Quando Urano divenne suo sposo, generò con lui molti figli tra cui Cronos, il futuro padre di Zeus e dei primi Olimpi.

Purtroppo Urano si ingelosì dei suoi figli e, temendo di essere da loro soppiantato, costrinse Gaia a non partorirli. L’utero di lei divenne così grande e dolorante, che decise di estrarre dalle proprie viscere il ferro, con cui forgiò una falce: Gaia consegnò poi quest’arma divina a Cronos, nascosto nel suo ventre.

Quando Urano volle unirsi a Gaia, Cronos uscì dal suo nascondiglio e castrò il padre con la falce: il sangue riversatosi sul corpo di Gaia diede vita alle Erinni, ai giganti e alle ninfe Melie. I genitali, invece, caddero in mare, fecondandone le acque: fu questa l’origine di Afrodite, dea dell’amore.

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Gaia e Urano

Il culto della Madre Terra - la Pachamama, come viene chiamata dai popoli andini - risale alla notte dei tempi.

Quello della Grande Madre è un archetipo che parla di protezione, di benevolenza, di fecondità e di rinascita, di trasformazione e di occulto. È l’archetipo grazie al quale alimentiamo il nostro legame con il “tutto”, ovvero con il principio universale. Parliamo quindi di amore, di un amore creatore di se stesso e di tutto ciò che esiste, che si dona a tutti indistintamente e con generosità ma che chiede in cambio rispetto e cura.

Letteralmente il termine Pachamama significa “madre tempo-spazio” ad indicare il suo essere eterno, radicato nel ciclo vita/morte/vita.
La Madre Terra è infatti l’origine di tutta la vita e, da buona genitrice, nutre e sostiene tutte le sue creature.

È di fondamentale importanza stabilire con lei un legame fatto di rispetto e di profonda gratitudine, proprio come farebbe un figlio con la propria madre.

Chiunque può percepire quel senso di sacralità e di armoniosa bellezza osservando un paesaggio, contemplando il cielo stellato, ascoltando il fruscio del vento. Tutto ciò dovrebbe ispirarci non soltanto un senso di gratitudine ma bensì un senso di responsabilità nei confronti di tutti gli esseri - viventi o inanimati - che sono “membra” del corpo della Dea.

Noi non siamo semplici frutti caduti dall’albero e abbandonati a se stessi ma siamo membra di un unico corpo, come dice egregiamente San Paolo nella 1° lettera ai Corinzi: “Come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra (…) tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.” (1Cor 12,12.26)

La Terra, nella sua infinita saggezza, ha voluto che noi tutti fossimo parte di questo progetto di amore eterno e fecondo che è la VITA. L’evoluzione stessa fa capo a questa connessione profonda con tutti gli esseri viventi, animati e inanimati e con il pianeta che ci ospita. Ma non dobbiamo perdere di vista un punto fondamentale: la Terra continuerà la sua evoluzione a prescindere da noi, quindi è importante che diventiamo consapevoli del fatto che il nostro benessere dipende solo ed esclusivamente dal modo in cui trattiamo il nostro pianeta. Credere di avere il controllo della situazione, non impedirà alla Natura di avere l’ultima parola. Lo abbiamo visto nei mesi di lockdown: l’aria era più pulita, fiori e arbusti spuntavano ovunque, il buco nell’ozono si era richiuso, gli animali ripopolavano i parchi e, addirittura, si aggiravano nelle città. Il nostro pianeta ha una forza di rigenerazione tale da farci comprendere che chi è davvero in pericolo non è lui ma noi.

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Pandora: la profonda connessione tra la natura e i suoi abitanti

Chi ha riflettuto seriamente su quanto detto finora è stato il ricercatore ambientalista inglese JAMES LOVELOCK. Per chi non lo conoscesse, egli è uno degli scienziati più famosi e influenti del mondo: laureato in medicina, chimica e fisica, Lovelock ha lavorato per la NASA negli anni ’60 come consulente del programma spaziale “Viking”, sviluppando metodi per individuare forme di vita su Marte. Durante questi studi si rese conto che le condizioni che consentono alla vita di esistere sul nostro pianeta non possono essere frutto di un processo “naturale”. L’equilibrio di tale sistema è così perfettamente calibrato da far supporre che la vita stessa sia un organismo senziente capace di autoregolarsi.

Nasce così, nel 1979, quella che viene chiamata “l’ipotesi di Gaia”, nome che si rifà appunto all’antica dea greca della terra.

In pratica Lovelock sostiene che il Pianeta Terra sia un organismo vivente in grado di auto-regolare, al bisogno, la composizione dell’aria, la temperatura della superficie terrestre e tutto quanto è necessario alla formazione e alla conservazione della vita. In buona sostanza, il pianeta Terra è un essere vivente.

Un’intuizione, questa, che non mancò di suscitare scalpore negli ambienti scientifici ma che trovò anche grandi sostenitori, particolarmente nella branca della climatologia.

Ma c’è dell’altro.

Lovelock sostiene anche che gli esseri umani sono parte fondamentale di questo organismo. Quelli tra loro che si evoluti, aumentando la propria consapevolezza, sono diventati la “coscienza” di Gaia, che vive e si manifesta attraverso di loro. Gli altri, che abusano del pianeta mettendo a rischio l’organismo nel suo insieme, sono percepiti come parassiti contro i quali Gaia stessa si attiva per eliminarli.

In “The Revenge of Gaia” (La rivolta di Gaia), Lovelock scrive: “Proprio come il corpo umano si serve della febbre per combattere un’infezione, così Gaia sta alzando la sua temperatura per espellere un parassita nocivo – la razza umana. Se gli esseri umani non rinunceranno ai loro metodi distruttivi e non si ricongiungeranno alla variegata comunità degli esseri viventi nell’abbraccio amorevole di Gaia, Gaia stessa sarà costretta ad intervenire in difesa del suo regno supremo”.

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James Lovelock - nato nel 1919, ha oggi 102 anni

Lovelock ha promosso e continua a promuovere la sua “Ipotesi su Gaia”, rivoluzionando l’ecologia e gli studi sull’ambiente.

La terra è una materia vivente capace di rispondere a tutti i fattori avversi che ne turbano gli equilibri naturali. Essa non rimane inerte dinanzi a ciò che la minaccia ma mette in campo quanto è necessario per conservare la propria vita e quella delle sue creature. È quello che dovremmo fare anche noi con lei, nella consapevolezza che il benessere di Gaia è anche il nostro.

“L’Ipotesi di Gaia” - rinominata “Teoria di Gaia” - è oggi accettata dalla scienza ufficiale.

Questa Teoria ci rammenta che le risorse del pianeta sono un bene che va salvaguardato e protetto, non sfruttato in maniera indebita.

Del resto, già nel XIII secolo San Bonaventura scriveva: “La creazione si ribellerà e schiaffeggerà l’uomo che non la saprà amare come il Creatore”.

Il nostro legame con la Madre Terra è profondo e viscerale, tanto sul piano fisico che su quello spirituale. È veramente difficile non provare quel senso di appartenenza e di armonia quando entriamo in contatto con la natura, ovvero quando la ascoltiamo e ci ascoltiamo veramente.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento, la riduzione di biodiversità sono invece il frutto del non ascolto e dell’asservimento alla propria sfera egoistica e venale.

Ma chi ci rimette, alla fine, siamo sempre e solo noi.

Per salvaguardare la nostra salute e la nostra sopravvivenza dobbiamo modificare i nostri comportamenti sbagliati, oggi più che mai.

E, perché no, recitare questa preghiera: "La Terra non è materia morta. Essa è viva. Ora cominciate a parlare alla terra mentre camminate. Potete parlare ad alta voce oppure rivolgerle la parola mentalmente. Inviatele il vostro amore con le vostre aspirazioni. Sentite il vostro cuore a contatto con il cuore del pianeta. Ditele qualsiasi cosa vi venga in mente. Madre Terra, ti amo. Madre Terra, ti benedico. Che tu possa essere guarita. Che tutte le tue creature possano essere felici. Pace a te, Madre Terra. Per conto della razza umana, ti chiedo perdono per averti ferita. Perdonaci, Madre Terra.” (preghiera gospel sudafricana)

Simona HeArt

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