GAZA, IL MONDO CHIEDE: “FERMATEVI!”

Dalla società civile a governi e legislatori, una voce si solleva all’unisono, ma i protagonisti non ne vogliono sapere. Netanyahu: “Servirà tempo”

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Dopo pochi giorni di combattimenti aperti, le vite di palestinesi spezzate dall’offensiva israeliana hanno superato ampiamente quota 200, in una continua escalation di violenze, aggressioni e bombardamenti che non sono certo limitati alle basi militari, ma distruggono abitazioni, sedi dell’informazione stampata, luoghi di aggregazione. Di fronte a quella che è a tutti gli effetti una guerra aperta, dopo un iniziale periodo di “latenza” dovuta anche allo sgomento e all’incredulità per quanto sta accadendo, dal Mondo intero ha iniziato a levarsi una voce che sembra, quasi all’unisono, chiedere che si torni a tentare un dialogo per la risoluzione pacifica del conflitto. Si tratta di un coro in cui la prima voce è quella della società civile, con manifestazioni che stanno avendo luogo in tutto il Mondo. In particolare, migliaia di persone sono scese in strada negli Stati Uniti e in Canada per manifestare solidarietà al popolo palestinese, al grido di ’Palestina libera’, ’Libertà per Gaza’, ’Basta apartheid’. Tra i manifestanti, anche diversi membri della comunità ebraica, critici verso le decisioni del governo israeliano. Manifestazioni, quelle americane, che assumono un’importanza primaria, in quanto, stando alle dichiarazioni della Cina, sarebbe il veto posto dagli USA nel Consiglio di Sicurezza ONU ad impedire una dichiarazione comune da parte del massimo organo di diritto internazionale. Il responsabile della diplomazia di Pechino ha affermato che gli altri Paesi membri sarebbero stati infatti favorevoli ad approvare un testo preparato dalla stessa Cina, assieme a Norvegia e Tunisia.

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Una presa di posizione, questa degli States, che sembra quasi parte di un gioco al “poliziotto buono e cattivo” in cui i Paesi con diritto di veto si scambiano i ruoli in ogni conflitto, con l’obiettivo finale di non prendere mai iniziative né decisioni di alcun genere. Forse, però, anche per questo si tratta di un veto che ha destato particolare indignazione in America, espressa specialmente dall’ala sinistra del Partito Democratico, guidata dal veterano Bernie Sanders e dalla giovane pasionaria Alexandria Ocasio-Cortez. Il primo ha spiegato alle colonne del New York Times che “Washington deve smettere di difendere il governo di Benjamin Netanyahu. Che sia chiaro: nessuno pensa che Israele non abbia diritto di difendersi o di proteggere il suo popolo. Ma perché non ci si chiede mai quali siano i diritti del popolo palestinese?”. Sanders, in un tweet, ha anche richiesto un “cessate il fuoco immediato”. La deputata di origini portoricane, invece, seguendo la sua nota linea dialettica in cui non usa giri di parole, ha scelto, sul proprio profilo Twitter, parole molto più dure: “Gli Stati di Apartheid non sono democrazie”, è l’opinione di AOC. La quale, nell’Aula parlamentare, ha rincarato la dose, ponendo, con chiaro e giustificato intento polemico, un quesito che in realtà è nelle menti di moltissime persone: “Israele ha il diritto di difendersi. Ma i palestinesi hanno il diritto di sopravvivere?”. Se negli Stati Uniti, il cui governo agisce da Ponzio Pilato, a muoversi sono la società civile e gruppi sparuti di politici, in altri Paesi la presa di posizione contro il conflitto a Gaza è molto più netta, anche se non necessariamente disinteressata.

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Intanto, l’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Josep Borrell, ha convocato per oggi un vertice straordinario dei ministri degli Esteri dell’Ue sull’"escalation in corso tra Israele e Palestina e il numero inaccettabile di vittime civili". Si tratta del secondo rappresentante di una comunità internazionale a mobilitarsi, dopo il Segretario Generale ONU Antonio Guterres. Molto preoccupato dall’evoluzione delle violenze nella Striscia è anche il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha avuto un colloquio telefonico con Papa Francesco, nell’ambito del quale avrebbe chiesto al Pontefice un impegno comune di "musulmani, cristiani e dell’umanità intera" per fermare il "massacro" in atto contro i palestinesi. Appello, questo, che non è rimasto inascoltato. Il sovrano dello Stato Pontificio, infatti, ha usato, parlando in quel di Regina Coeli, parole tanto chiare quanto addolorate: "Mi chiedo: l’odio e la vendetta dove porteranno? Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro? In nome di Dio, faccio appello alla calma, e a chi ne ha la responsabilità di far cessare il frastuono delle armi, di percorrere l’avvio della pace, anche con l’aiuto della comunità internazionale".

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In particolare, Bergoglio ha rivolto il suo pensiero alle vittime più indifese del conflitto: "Numerose persone sono rimaste ferite, e tanti innocenti sono morti. Tra di loro ci sono anche i bambini, e questo è terribile, è inaccettabile: la loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro, ma lo si vuole distruggere". Mentre il proseguire dei conflitti rischia di causare, oltre alle ovvie e terribili conseguenze a Gaza, sempre più effetti collaterali, come ad esempio in Germania dove c’è stata, come riportato dal portavoce del governo Steffen Seibert, un’esplosione di casi di antisemitismo, e tutto il Mondo chiede di cessare il fuoco, però, il governo di Israele fa orecchie da mercante. Sprezzante verso qualunque appello, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che "l’operazione a Gaza richiederà ancora tempo" e "continueremo quanto necessario, ma ce la faremo". Secondo il leader della destra religiosa israeliana, lo Stato ebraico godrebbe del “serio sostegno” della comunità internazionale, “soprattutto” - spiega il premier israeliano - dagli “Stati Uniti”. Vedremo se questa situazione rimarrà invariata, o se le pressioni sul governo di Joe Biden porteranno ad una svolta decisiva.

Giulio Negri

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