GB, ORDINATA L’ESTRADIZIONE DI ASSANGE NEGLI USA

“Un giorno buio per la libertà di stampa”, tuona l’ufficio stampa di WikiLeaks

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cms_26459/0.jpgJulian Assange, 51 anni, cofondatore australiano di WikiLeaks, dopo essere stato condannato dalla giustizia britannica per aver diffuso attraverso la sua piattaforma documenti riservati aventi ad oggetto i crimini commessi dall’esercito americano in Iraq e Afganistan, ha subito anche l’ordine di estradizione negli Stati Uniti. A dichiararlo è stata Priti Patel, ministra dell’Interno britannica.

Per l’attivista si prospetta una pesantissima condanna da scontare in una delle carceri di massima sicurezza degli Stati Uniti.

L’ufficio stampa di WikiLeaks ha commentato sostenendo che questa condanna rappresenta “un giorno buio per la libertà di stampa”.

Assange però non sarà subito consegnato alle autorità americane, in quanto ha ancora quattordici giorni di tempo per intentare appello al cospetto della giustizia britannica e altresì ha anche la possibilità di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

Ciò si evince dalla legge sull’estradizione del 2003 denominata “Extradition Act”, secondo la quale il ministro è tenuto a firmare l’ordine di estradizione solo dopo che la Corte si sia pronunciata per la condanna del soggetto.

Tuttavia l’attivista ha il diritto di fare appello entro il termine di quattordici giorni.

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Dal ministero degli Interni, l’Home Office ha dichiarato che “la Corte del Regno Unito non ha rilevato il rischio di trattamenti ingiusti contro Assange nell’ambito del processo di estradizione. Inoltre non ha riscontrato che negli Stati Uniti egli possa andare incontro a una procedura incompatibile con i suoi diritti umani, incluso il diritto a un processo giusto o alla sua libera espressione”.

L’opinione pubblica - tra cui occorre menzionare Amnesty International, media internazionali e diverse agenzie dell’Onu - però è dalla parte dell’attivista australiano, in quanto l’intera vicenda giudiziaria avrebbe i connotati di una vera e propria persecuzione mediatica, dai caratteri iniqui e persecutori, iniziata più di dieci anni fa dagli Stati Uniti.

Antonio Conversano

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