GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

L’Italia all’ultimo posto tra i paesi europei

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Una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, che cade ogni anno l’8 marzo, è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando. La Giornata Internazionale della Donna nacque ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. A istituirla fu il Partito Socialista americano, che in quella data organizzò una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Il tema era già stato a lungo discusso negli anni precedenti sia negli Usa (celebri sono gli articoli della socialista Corinne Brown) sia dai delegati del VII Congresso dell’Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda nel 1907.

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La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla “rivoluzione russa di febbraio”. Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia.

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In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L’iniziativa prese forza nel 1945, quando l’Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia già liberate dal fascismo.

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Ma a che punto siamo con la parità di genere oggi in Italia? Dal Global Gender Gap 2014, il rapporto realizzato dal World Economic Forum di Ginevra, su 142 nazioni prese in esame per analizzare la parità di genere, l’Italia si colloca a metà classifica, cioè al 69esimo posto, alle spalle del Bangladesh e prima della Macedonia e risulta essere l’ultimo tra i paesi industrializzati, rimanendo lontanissimo da nazioni come la Germania (12esima posizione), la Francia (16esima) e la Spagna (29esima). In tale ottica, nel nostro caso, come una volta di più viene evidenziato dalla Global Gender Gap, c’è poco da stare sereni. Per quanto riguarda infatti la partecipazione economica e le opportunità occupazionali, il peggioramento è notevole e mette oggi l’Italia all’ultimo posto tra i paesi europei, mentre il confronto sull’uguaglianza salariale tra uomini e donne per lo stesso lavoro vede il nostro paese al 129esimo posto. Le donne italiane guadagnano solo il 48 per cento del salario di un uomo con le stesse mansioni, mentre in Danimarca si arriva al 71 per cento e in Canada al 72 per cento

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Ci può consolare il fatto che nella rappresentanza politica in chiave femminile l’Italia sia al 37esimo posto nel mondo: ciò grazie, in particolare, al fatto che le donne sono più rappresentate nei consigli di amministrazione. E con più potere politico, come risulta, per esempio, dal Governo Renzi, il quale vanta una compagine “paritaria” con un 50 per cento di ministri donne.

cms_1924/Valeria_Fedeli.jpgLa vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, intervenendo nei giorni scorsi ad un convegno, a Palazzo Giustiniani, sulla parità di genere a 20 anni dalla quarta conferenza mondiale dell’Onu sulla condizione femminile, ha chiesto alle parlamentari di maggioranza e opposizione di impegnarsi lungo il percorso delle riforme: "Nessun passo indietro sulla parità di genere nella riforma costituzionale e nella legge elettorale. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti contro la discriminazione di genere, anche nelle istituzioni. Dobbiamo e possiamo, però, fare di più per ridurre anche il differenziale tra uomini e donne. Tra le proposte che potrebbero dare un contributo - secondo Fedeli - ci sono quelle dell’istituzione di una commissione bicamerale chiamata a monitorare l’applicazione delle leggi per il superamento della discriminazione di genere, e la creazione di un osservatorio per conoscere l’impatto che ogni legge, ogni norma ha su uomini e donne, con l’obiettivo di favorire la parità di genere in ogni campo’’.

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L’Italia è dunque ancora lungi dal raggiungere risultati soddisfacenti, nonostante i progressi conseguiti sotto la pressione del movimento delle donne, della società civile e della legislazione europea perché manca un’adeguata infrastruttura di genere a livello centrale per promuovere, coordinare e monitorare le iniziative a favore dell’uguaglianza di genere. Se a questo poi si aggiunge l’inarrestabile spirale di violenza di cui le donne continuano ad essere vittime, il cammino del nostro paese, perché si realizzi una effettiva parità di genere, potrebbe essere ancora molto lento e molto lungo.

Mary Divella

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